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Ursula and her Ultra Large Format photography

Video: Davide “Canesciolto” Rossi |  Written by: Annick Emdin

Mia madre è movimento puro, argento vivo, mercurio.

Sta dall’altra parte dell’immagine, quella dell’obiettivo. Danza intorno alla realtà per catturarla in una fotografia, in effetti, scrittura della luce.

Verso la luce, mi dice.

E io mi giro, osservo intorno a me un mondo sfuocato. Ora non muoverti. Non respirare.

My mother is pure movement, bright silver, mercury.

It is on the other side of the image, that of the lens. Dance around reality to capture it in a photograph, in fact, writing light.

To the light and talking to me.

I turn around, I observe a blurred world around me. Now do not move. Do not breath.

 

Con queste macchine antiche a soffietto bisogna stare fermissimi, perché percepiscono ogni variazione.

Bisogna stare attenti a non battere le palpebre, a non muovere neanche gli occhi, lasciare che l’apparecchio catturi qualcosa che non è visibile a occhio nudo, in questa realtà che si muove.

Lei, che mi ha messo al mondo, mette al mondo adesso la mia immagine, mi sembra di essere diversa in ogni fotografia, rinata, come se fosse stata messa al mondo un’altra me, o fatta prigioniera una frazionaria, infinitesimale versione di me, che era in quel momento e mai più sarà.

Mia madre fa apparire dal nulla in salotto un intero studio fotografico, e le strumentazioni sono così imponenti che non rimane spazio per spostarle.

Ho visto farle apparire lo stesso studio fotografico sull’argine di un fiume e in campagna e in giardino.

Gli artisti differiscono in questo dai comuni mortali, quello che immaginano, lo fanno, lo rendono reale e poi oltre che reale, visibile.

Il tempo rende omaggio all’artista: quella che oggi è solo una tra le mille fotografie di una persona, forse domani sarà l’unica testimonianza dell’esistenza d’una persona tra altre mille, persone andate in polvere senza che nemmeno la loro ombra, la loro luce rimanga.

Così mi sembra che lei mi perpetui, che dopo avermi reso carne, mi fotografi, scriva le mie luci e le mie ombre, per consegnarle in eterno al mondo.

E io poso, mi consegno senza un battito di palpebre, un respiro, mi consegno, come una statua all’eternità.

With these antique bellows machines you have to stay very still, because they perceive every variation.

We must be careful not to blink, not even move the eyes, let the device capture something that is not visible to the naked eye, in this reality that moves.

You, who put me in the world, now brings my image to the world, I seem to be different in every photograph, reborn, as if another me were born, or taken prisoner a fractional, infinitesimal version of me , which was at that time and never will be again.

My mother makes an entire photographic studio appear out of nowhere in the living room, and the instruments are so impressive that there is no room to move them.

 

I saw the same photo studio appear on the embankment of a river and in the countryside and in the garden.

Artists differ in this from ordinary mortals, what they imagine, they do, make it real and then beyond real, visible.

Time pays tribute to the artist: what today is only one of a thousand photographs of a person, maybe tomorrow will be the only evidence of the existence of a person among thousands of others, people gone to dust without even their shadow , their light remains.

So it seems to me that you perpetuate me, that after making me flesh, photograph me, write my lights and my shadows, to deliver eternally to the world.

And I can, I deliver without a blink of an eyelid, a breath, I deliver, like a statue to eternity.

 

Mia madre ha iniziato disegnando, poi ha infuso il movimento nell’immagine fissa, con l’animazione, infine è approdata alla fotografia, rendere fisso un istante nel tempo, eterna un’immagine effimera.

La realtà è un abisso dondolante, vorticoso, la fotografia uno dei modi in cui cerchiamo di fermarla, per comprenderla o per ammirarla.

Così una lastra o una foto restituiscono momenti perduti, sguardi che non sapevamo di avere, seduzioni antiche di persone adesso diverse, o fatte cenere, amicizie rotte, amori disgregati, guerre ormai perse o vinte.

Cosa ne rimane se non le immagini?

Quando ci arrabbiamo con qualcuno, spesso, ne distruggiamo le fotografie, per distruggerne la memoria e quando siamo nostalgici, guardiamo le fotografie perché l’immagine non mente, rimane a memento di ciò che è stato, di ciò che è andato perduto.

 

My mother started drawing, then infused the movement in the fixed image, with the animation, finally she came to photography, making a moment in time fixed, an ephemeral image eternal.

Reality is a whirling, whirling abyss, photography is one of the ways we try to stop it, to understand it or to admire it.

So a plate or a photo return lost moments, looks that we did not know we had, ancient seductions of people now different, or made ashes, broken friendships, disrupted love, wars now lost or vanquished.

What remains if not the images?

When we get angry with someone, we often destroy the photographs, to destroy their memory and when we are nostalgic, we look at the photographs because the image does not lie, it remains at the point of what has been, of what has been lost.

E l’analogico, ancor più del digitale, ha questa funzione, dalla carta ci guardano le immagini del passato, fosse anche l’istante prima della stampa.

Se le distruggiamo, le distruggiamo fisicamente, le spezzettiamo in coriandoli, le bruciamo, diventano cenere.

L’analogico non corregge automaticamente, ecco, ha catturato il respiro, il battito di palpebre, un leggero movimento involontario. Forse è questa la sua bellezza. Non è perfetto. Ci restituisce tutta la caoticità della realtà, l’errore, il fluire, ciò che ci rende umani.

 

And the analog, even more so than digital, has this function, from the paper we look at the images of the past, even if it were the instant before the print.

If we destroy them, we physically destroy them, we break them into confetti, we burn them, they become ashes.

The analog does not automatically correct, here, it has caught the breath, the blink of the eyelids, a slight involuntary movement. Perhaps this is her beauty. It’s not perfect. It gives us back all the chaos of reality, the error, the flow, what makes us human.

 

 

 

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