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Sperimentare con la fotografia, BrancoType 2018

Durante queste tre giornate del BrancoType Festival, immersi in un contesto paesaggistico e architettonico magico e accogliente, si sono incontrati bambini, adulti, inesperti e professionisti allo stesso livello, senza limiti di età o ambizioni di sorta, ma con una grandissima voglia di conoscersi, ascoltarsi, confrontarsi, mettere mano alla fotografia

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Test Sony ALPHA 7 II with 58mm ROKKOR 1:1.4 lens

Video and editing: Davide “canesciolto” Rossi       Written by: Davide “canesciolto” Rossi   

 

Vista la nostra vocazione rivolta ad unire tecnologie e strumenti di tutte le epoche, ci siamo messi a giocare facendo un test video con una fotocamera SONY ALPHA 7 II, sulla quale abbiamo montato un glorioso obiettivo ROKKOR 58mm 1:1.4.

La Sony ALPHA 7 II, per noi è uno strumento di lavoro e non facciamo molti sconti in fase operativa, l’ abbiamo usata completamente a mano libera sfruttando il suo particolare sensore full frame stabilizzato su 5 assi e la codifica video XAVCS a bit rate elevato per immagini Full HD a 50 Mbps.

Ma ecco la cosa che può fare la differenza per gli amanti della creatività.

La possibilità di usare ottiche di vario genere, di tutti i tipi e dedicate anche ad altri formati, grazie all’ innumerevole offerta di anelli adattatori disponibili in commercio.

 

Non trovate l’ adattatore che fa per voi? Nessuna timidezza per un creativo, mano al nastro americano e giro di tela per unire fotocamera e ottica!

 

Il nostro ROKKOR 58mm 1:1.4 ci ha soddisfatti fino in fondo, lo abbiamo usato a tutta apertura per arrivare ad uno sfocato godereccio e sorprendente.

L’ obiettivo si fa sentire nel peso e si capisce subito che non ci sono paragoni con le attuali ottiche in commercio, messa a fuoco manuale fluida e lunga, lente tagliente, ma molto piacevole con una profondità di campo talmente ridotta da lasciare quasi tutto all’ immaginazione.

 

Buona visione…

 

 

 

 

Aspettando il BRANCOTYPE Festival 2018

Articolo:  Aleks Falcone |  Fotografie:  Aleks Falcone, Marco Crivellaro

Happiness is a warm shot. I miei giorni al BrancoType

Colonna sonora: The Beatles, White Album.

 

Un festival di fotografia sperimentale è come un trentatré giri. Si porta le canzoni incise addosso.

Appoggi la puntina e gli eventi scorrono da sé. Basta ascoltare, guardare la copertina, leggere i testi.
Multimediale analogico.
Quando la musica finisce, il fruscio del solco centrale è il suono di ciò che del BrancoType Festival ti resta a girare dentro. Ma se non c’eri, tu che ne sai.

 

 

Track: Blackbird – Era la sera di un giorno duro, giovedì. La cordicella del vip pass s’arricciava.
C’era cibo rapido e vino frizzante.
C’erano artisti colorati, immagini in bianconero, creazioni.
Le foto esposte si lasciavano guardare. Hai visto quelle grandi, dipinte con la luce?

Poi è arrivata l’ora dell’esperimento.

You were only waiting for this moment to arise. Nell’abbassarsi delle luci, l’eccitazione delle cose imminenti.
Prima resta in luce solo il volto. Poi spegnete tutto, anche gli schermi in tasca.
C’è l’artista e una penna luminosa.

Avevi mai visto disegnare nel buio?

Il soggetto resta immobile, agli spettatori è concesso masticare. Apri e chiudi.

 

 

Track: Revolution 9 – Lo scatto è solo l’inizio del gioco. Il mattino di venerdì arriva come un’Alba bionda.
Sara ci racconta il suo modo di piegare le idee con le mani. Colla, oggetti, pennarelli, pensieri, pezzi di plastica e dubbi possono entrare dentro una immagine, basta trovare la porta. Nel mixer metti parole, burro e zucchero, poi immagini biscotti e sforni emozioni dalla stampante.

Tu comincia a fare.

Se serve, usa del cartone. Aggiungi un pezzetto alla volta. Se serve, usa la luce della finestra. Fai il ritratto al risultato e poi vai avanti.

Il talento è non sedersi, l’ispirazione non prende l’ascensore. Sara dice “prova!” e sorride. They are standing still. Tu stampane un’altra e ricominciamo. Io sbroglio la cordicella e vi raggiungo.

 

Track: Glass Onion – Il Banco Ottico (ricordi? Adams, volume uno), conoscerlo di persona è un’altra cosa.
Davide lo presenta a tutti, lui s’inchina e ciascuno avrà modo di sbirciare sotto il panno nero. La prima cosa è la luce. Metti a fuoco un bel volto smerigliato.
La foto segue come un testimone.
To see how the other half live.
Il cortile illuminato, consente varie riflessioni. Il pass è sulla schiena, maledetta cordicella.
Il passo successivo è la camera oscura.

 

 

Track: Savoy Truffle – È il luogo a luci rosse dove impressioni negative si fanno stampe.
Esser positivi, esser sensibili: assegni alle parole altri significati.
The sweat is gonna fill your head.

C’è della magia: dal telefono alla carta fotografica senza cavi e senza gettoni.

Al buio, conta fino a sedici in russo ad alta voce.
Più o meno il tempo che impiega la cordicella per attorcigliarsi, senza mani.
Abracadabra non è la parola giusta, ma è la prima che viene in mente. Fatto lo sviluppo, siamo fotografi adulti.

 

Track: Honey Pie – Passano torme di crepitanti dueruote odorose e vocianti.
Dentro, moduliamo Frequenze Visive, fotografia e pittura, impressioni su libri, vite, arte e altre sciocchezzuole importantissime.
Di tutte le parole, qualcuna ti colpisce, accende una idea, mostra qualcosa che credevi di sapere. Intanto lo stormo va via. Fossero state vespe, avrebbero nidificato.
Come and show me the magic.
Uno dei pionieri del cinema era un illusionista. Tu chiamala, se vuoi, lanterna magica. C’è stato un tempo in cui la Luna di Méliès era famosa.
You became a legend of the silver screen.

Noi ci guardiamo negli occhi, ridiamo.

 

 

Track: Dear Prudence – In fondo al giorno, intenso, ci dedichiamo a fotografie che fermano, per miracolo, identità temporanee, casuali, impreviste, imposte dalla malattia. Memorie di un tempo senza memoria.
Like a little child.
È il tentativo di raccontare un vuoto, la perdita di tutti i tuoi racconti, ricordi, cose, persone, affetti.
Let me see you smile again.
Ecco le foto, il video, le parole.
La serata – intensa, davvero – è breve.
Con gli occhi sullo schermo, sciolgo la cordicella. Una chitarra sottolinea il momento.

 

Track: While My Guitar Gently Weeps – È ora, mi spiace, andiamo, t’accompagno. E invece la fontana, il bambino con l’acqua, le auto che si fermano, guardano e vanno via, un sacco di parole sparse sulla panchina e no che non ti lamenti, continua a parlare.
I don’t know why nobody told you.
Finché il venerdì smette di scorrere e si ferma un attimo, prima di finire.

C’è quel silenzio del giorno prima che non c’è più.

Forse è il momento di salutare. Ciao, ci scriviamo.

 

Track: Don’t Pass Me By – È un sabato che sembra la dépendance di venerdì.

Tra noi c’era della chimica.

Ferrocianuro di potassio, se lo dici col tono giusto, fa paura.
Don’t make me cry, don’t make me blue.
E la cordicella s’arriccia come carta umida.
Se sai usare i pennelli, è ora di mostrarlo. Se sai usare il phon, anche. Il rullo è la felicità d’un fanciullino.
Stampo Roberta in negativo per fare impressione.
Abbronzarsi non è il vero scopo, ma è il primo che viene in mente.
Esponi cinque minuti, poi i tuffi.
I hear the clock a’ticking.
Sciacqua, risciacqua, ossida e poi il posto al sole.

 

 

Track: Cry Baby Cry – La pausa arriva fino al tramonto. L’ora che sboccia il teatro. In queste Stanze, al buio delle candele, silenzio, per favore, fate passare.
Alessandra cerca una uscita.
Perché solo visti da fuori siamo quel che siamo e non chi crediamo di essere.
Make your mother sigh: she’s old enough to know better.

Il fantasma era lei, la bambina lo sarà, nello specchio siamo tutti.

Ora accendi la luce, abbracciala e inchinati. Altrimenti non va via nessuno.

 

 

Track: Everybody’s Got Something to Hide Except for Me and My Monkey – Il sabato finisce in pizzeria. Discorsi leggeri, argomenti profondi.
The higher you fly, the deeper you go.
Ci vuole dell’alcol. La felicità è una pizza calda, quando hai fame.

 

Track: Why Don’t We Do It in the Road? – Metti una domenica mattina a parlare di composizione con ‘sta cordicella arravogliata al collo.
Why Don’t We Do It in the Road?
Poi qualcuno propone escursioni.
Why Don’t We Do It in the Road?
Ma è ora di pranzo. Aspettiamo il gran finale.

 

Track: Helter Skelter – Chiedi cos’è steampunk, ed ecco le macchine, i teschi, i dettagli rivelatori. Ci sono regine, armi grandiose, scene curiose. Il professore fuma la pipa.
I’m coming down fast but I’m miles above you.
È il futuro di un passato alternativo. Passiamo anche noi, prendiamo immagini e torniamo.
Dimentica tutto, allunga la focale e scatta. La ragazza beve del the, una lady alata è lì che non vola.
She’s coming down fast, yes, she is.
Seguili fuori. Orologio non è la parola giusta ma è la prima che viene in mente. Ora spostati, fa un passo indietro, look out, ‘cause here she comes, lasciala passare, cogli l’attimo della foto ricordo. Come se tutto ciò si potesse scordare.

 

 

Track: Happiness is a Warm Gun – Non ci pensi, ma tutto ha una fine. Finisce che nella foto ricordo ci sono pure io. La cordicella finalmente tranquilla.
The man in the crowd with the multicolored mirrors on his hobnail boots.
Non ci pensi subito, perché il fruscio ti resta a girare dentro. Aspetti finché smette. Ed è in quel preciso momento che comincia a mancarti.

Ma se non c’eri, tu che ne sai.

Bonus track: I’m So Tired.

 

 

 

Between rock music and darkroom: Lina Bessonova

Written by: Davide “canesciolto” Rossi   

 

 

Ho conosciuto Lina Bessonova al BrancoType, il Festival della Fotografia Sperimentale che organizziamo come Branco Ottico, un parco giochi della fotografia con mostre, workshops, esperimenti liberi.

L’ ho invitata per esporre una sua mostra perché mi aveva colpito molto quanto lei rappresentasse a pieno il significato del termine “contrasto”.

Nella personalità, nello stile di vita e nella passione.

Passione per una fotografia fatta di fotocamere analogiche fino al grande formato, per la camera oscura e la tradizione, per le antiche conoscenze e le nuove idee.

I met Lina Bessonova at BrancoType, the Festival of Experimental Photography organized by Branco Ottico, a darkroom playground with exhibitions, workshops and free experiments.

I invited Lina to exhibit her work because it struck me how much she represented the meaning of the word “contrast” in personality, lifestyle and passion.

Passion for images made with analog cameras up to large format, for the darkroom and tradition, for the old knowledge and new ideas.

 

Tra le sue attrezzature ha due rari ingranditori per la stampa che arrivano al formato negativo 30x40cm, dei quali non riesce nemmeno a muovere il portanegativi.

La sua fotografia mi ha colpito per i contenuti essenziali espressi in concetti chiari e diretti, le stampe da lei realizzate sono un notevole valore aggiunto.

La prima volta che l’ ho vista si è presentata con un cagnolino dentro la borsa, Isabella.

Una giramondo con diverse lauree, tra cui un master in FINE ARTS Photography ottenuto nel 2017.

Lina Bessonova si racconta nella nostra intervista, sei minuti che trascorrono velocemente scanditi da un gran bel ritmo 🙂

 

Among her equipment are two rare enlargers able to project negatives up to 30x40cm, with almost immovably heavy film holders.

Lina’s photography impressed me with the essential contents expressed in clear and direct concepts; her darkroom prints are a remarkable added value.

The first time I saw her, she appeared with a little dog in a bag, named Isabella.

Lina is a globetrotter with several degrees, including a Masters in Fine Arts in Photography earned in 2017.

Lina Bessonova tells everything in our interview that lasts six minutes, quickly going by with an uplifting beat 🙂

 

 

 

 

 

 

Home made Fuji Instax large format camera

Experiment by: Daniele Sandri |  Written by: Davide “Canesciolto” Rossi

La fantasia è alla base del mio modo di interpretare la fotografia attraverso la creazione di fotocamere.

Al Festival della Fotografia Sperimentale chiamato BRANCOTYPE e organizzato dal gruppo di sperimentazione BRANCO OTTICO, mi sono imbattuto in molti esperimenti che mi hanno ispirato e trascinato attraverso nuove strade da percorrere.

Fantasy is the basis of my way of interpreting photography through the creation of various kinds of cameras.

At the Experimental Photography Festival called BRANCOTYPE and organized by the group of experimentation BRANCO OTTICO, I came across many experiments that have me inspired and dragged through new paths to follow.

BRANCOTYPE Festival 2017

Le fotocamere grande formato erano rimaste a me sconosciute fino a quel momento e non resistevo dalla voglia di metterci mano e progettare qualcosa di nuovo.

Ho quindi trascorso ore in rete a cercare materiale informativo per poter iniziare la costruzione di una piccola fotocamera grande formato, partendo da chassis di una Rolleiflex, acquistati insieme a un dorso originale Rolleicord degli anni ’50.

Il progetto nella mente si è velocemente trasformato in prototipo con ottica “Industar” 23  f/4.5 110mm recuperato su EBAY per 30 euro, il resto dei materiali l’ ho reperito facendo un giro nella ferramenta più vicina a casa.


A fotocamera ultimata ho eseguito dei test per constatarne il corretto funzionamento, per verificare la tenuta di luce ho usato della carta fotografica diretta negativa, materiale che utilizzo normalmente per gli esperimenti nelle mie pinhole cameras.

La fase costruttiva più delicata, è riuscire ad avere una perfetta corrispondenza di messa a fuoco tra vetro smerigliato e materiale sensibile, ovvero, ciò che si vede quando si fa l’ inquadratura deve apparire uguale al risultato dello scatto fotografico.

The large format cameras had remained unknown to me until then and not I resisted the desire to get by and design something new.

 

Then I spent hours on the net looking for information material to start construction of a small large format camera, starting from a Rolle flex chassis, purchased along with an original Rolle cord back from the 50s.

The project in mind quickly turned into a prototype with “Industar” 23  f / 4.5 optics 110mm recovered on EBAY for 30 euros, the rest of the materials I found by walking around closer to home.

When the camera was finished I ran tests to see if it worked properly, I check the tightness of light I used direct photographic negative paper, the material I use normally for experiments in my pinhole cameras.

The most delicate construction phase is to be able to have a perfect correspondence of setting up fire between frosted glass and sensitive material, that is, what you see when you do the framing must appear equal to the result of the photo shoot.

Ho deciso poi di creare un sistema compatibile con le pellicole istantanee Fuji Instax Mini, giusto per rendere la cosa ancora più divertente.

Per permettere la fase di sviluppo delle istantanee Fuji, è necessario farle scorrere attraverso la pressione di particolari rulli, che io ho recuperato da una vecchia Polaroid, i quali attivano le chimiche rilasciate da piccoli serbatoi.

Sono quasi le quattro del pomeriggio, la curiosità mi travolge, non posso resistere ed esco a scattare una foto banalissima alla prima cosa che mi trovo davanti, la mia auto parcheggiata.
Calcolo i tempi di esposizione con una app sul cellulare,

Therefore, I decided to create a system compatible with the Fuji Instax Mini instant films, just to make it even more fun.

To allow the development phase of Fuji snapshots, it is necessary to run them through the pressure of particular rollers, which I have recovered from an old Polaroid, which activate the chemicals released from small tanks.

It is almost four o’clock in the afternoon, curiosity overwhelms me, I cannot resist and I go out to take a very trivial photo of the first thing in front of me, my car parked.
Calculate exposure times with an app on your phone,

800 iso, 1/50, f/16

CLICK!

Metto subito il porta pellicole Fuji al buio dentro una changing bag per fare scorrere la pellicola tra i rulli, sviluppandola.

Apro la changing bag e con grande emozione vedo l’ immagine formarsi davanti ai miei occhi.

Preso dallo slancio, continuo a scattare foto in modo casuale felice di aver raggiunto il mio scopo, un altro esperimento ha visto la luce.

 

Immediately I put the Fuji film holder in the dark inside a changing bag to slide the film
Between the rollers, and I developing it.

I open the changing bag and with great emotion I see the image forming before my eyes.

Taken by the momentum, I continue to take pictures randomly happy to have reached mine purpose; another experiment has seen the light.

 

Ursula and her Ultra Large Format photography

Video: Davide “Canesciolto” Rossi |  Written by: Annick Emdin

Mia madre è movimento puro, argento vivo, mercurio.

Sta dall’altra parte dell’immagine, quella dell’obiettivo. Danza intorno alla realtà per catturarla in una fotografia, in effetti, scrittura della luce.

Verso la luce, mi dice.

E io mi giro, osservo intorno a me un mondo sfuocato. Ora non muoverti. Non respirare.

My mother is pure movement, bright silver, mercury.

It is on the other side of the image, that of the lens. Dance around reality to capture it in a photograph, in fact, writing light.

To the light and talking to me.

I turn around, I observe a blurred world around me. Now do not move. Do not breath.

 

Con queste macchine antiche a soffietto bisogna stare fermissimi, perché percepiscono ogni variazione.

Bisogna stare attenti a non battere le palpebre, a non muovere neanche gli occhi, lasciare che l’apparecchio catturi qualcosa che non è visibile a occhio nudo, in questa realtà che si muove.

Lei, che mi ha messo al mondo, mette al mondo adesso la mia immagine, mi sembra di essere diversa in ogni fotografia, rinata, come se fosse stata messa al mondo un’altra me, o fatta prigioniera una frazionaria, infinitesimale versione di me, che era in quel momento e mai più sarà.

Mia madre fa apparire dal nulla in salotto un intero studio fotografico, e le strumentazioni sono così imponenti che non rimane spazio per spostarle.

Ho visto farle apparire lo stesso studio fotografico sull’argine di un fiume e in campagna e in giardino.

Gli artisti differiscono in questo dai comuni mortali, quello che immaginano, lo fanno, lo rendono reale e poi oltre che reale, visibile.

Il tempo rende omaggio all’artista: quella che oggi è solo una tra le mille fotografie di una persona, forse domani sarà l’unica testimonianza dell’esistenza d’una persona tra altre mille, persone andate in polvere senza che nemmeno la loro ombra, la loro luce rimanga.

Così mi sembra che lei mi perpetui, che dopo avermi reso carne, mi fotografi, scriva le mie luci e le mie ombre, per consegnarle in eterno al mondo.

E io poso, mi consegno senza un battito di palpebre, un respiro, mi consegno, come una statua all’eternità.

With these antique bellows machines you have to stay very still, because they perceive every variation.

We must be careful not to blink, not even move the eyes, let the device capture something that is not visible to the naked eye, in this reality that moves.

You, who put me in the world, now brings my image to the world, I seem to be different in every photograph, reborn, as if another me were born, or taken prisoner a fractional, infinitesimal version of me , which was at that time and never will be again.

My mother makes an entire photographic studio appear out of nowhere in the living room, and the instruments are so impressive that there is no room to move them.

 

I saw the same photo studio appear on the embankment of a river and in the countryside and in the garden.

Artists differ in this from ordinary mortals, what they imagine, they do, make it real and then beyond real, visible.

Time pays tribute to the artist: what today is only one of a thousand photographs of a person, maybe tomorrow will be the only evidence of the existence of a person among thousands of others, people gone to dust without even their shadow , their light remains.

So it seems to me that you perpetuate me, that after making me flesh, photograph me, write my lights and my shadows, to deliver eternally to the world.

And I can, I deliver without a blink of an eyelid, a breath, I deliver, like a statue to eternity.

 

Mia madre ha iniziato disegnando, poi ha infuso il movimento nell’immagine fissa, con l’animazione, infine è approdata alla fotografia, rendere fisso un istante nel tempo, eterna un’immagine effimera.

La realtà è un abisso dondolante, vorticoso, la fotografia uno dei modi in cui cerchiamo di fermarla, per comprenderla o per ammirarla.

Così una lastra o una foto restituiscono momenti perduti, sguardi che non sapevamo di avere, seduzioni antiche di persone adesso diverse, o fatte cenere, amicizie rotte, amori disgregati, guerre ormai perse o vinte.

Cosa ne rimane se non le immagini?

Quando ci arrabbiamo con qualcuno, spesso, ne distruggiamo le fotografie, per distruggerne la memoria e quando siamo nostalgici, guardiamo le fotografie perché l’immagine non mente, rimane a memento di ciò che è stato, di ciò che è andato perduto.

 

My mother started drawing, then infused the movement in the fixed image, with the animation, finally she came to photography, making a moment in time fixed, an ephemeral image eternal.

Reality is a whirling, whirling abyss, photography is one of the ways we try to stop it, to understand it or to admire it.

So a plate or a photo return lost moments, looks that we did not know we had, ancient seductions of people now different, or made ashes, broken friendships, disrupted love, wars now lost or vanquished.

What remains if not the images?

When we get angry with someone, we often destroy the photographs, to destroy their memory and when we are nostalgic, we look at the photographs because the image does not lie, it remains at the point of what has been, of what has been lost.

E l’analogico, ancor più del digitale, ha questa funzione, dalla carta ci guardano le immagini del passato, fosse anche l’istante prima della stampa.

Se le distruggiamo, le distruggiamo fisicamente, le spezzettiamo in coriandoli, le bruciamo, diventano cenere.

L’analogico non corregge automaticamente, ecco, ha catturato il respiro, il battito di palpebre, un leggero movimento involontario. Forse è questa la sua bellezza. Non è perfetto. Ci restituisce tutta la caoticità della realtà, l’errore, il fluire, ciò che ci rende umani.

 

And the analog, even more so than digital, has this function, from the paper we look at the images of the past, even if it were the instant before the print.

If we destroy them, we physically destroy them, we break them into confetti, we burn them, they become ashes.

The analog does not automatically correct, here, it has caught the breath, the blink of the eyelids, a slight involuntary movement. Perhaps this is her beauty. It’s not perfect. It gives us back all the chaos of reality, the error, the flow, what makes us human.

 

 

 

Reportage a São Tomé, uno scatto atteso

Fotografie: Angelo De Poli  |  Articolo: Annick Emdin

Che lente mi porto?

L’aereo parte alle 4 del mattino, tutto è pronto, ma la domanda resta.

L’ombra di Salgado mi sfiora la spalla, la pellicola, sussurra, dovresti portare la pellicola.

Ripenso al Tibet e al Nepal, 20 giorni di marcia, ripenso all’Iran, dove come un pazzo battevo alle porte dei venditori persiani, scusate non è che per caso avete dei rullini in bianco e nero? Sì, cinesi, marca Lucky.

Ripenso all’Islanda, alle Azzore, là già sapevo che mi aspettava la natura incontaminata.

Ma domani vado nell’Africa Nera.
Salgado mi fa l’occhiolino.
Metto le pellicole nello zaino.
Si parte!

 

São Tomé e Principe sono due isole all’equatore in mezzo all’Atlantico.

Cammino in mezzo a paesaggi spettacolari, attraverso villaggi e paesi dove ogni volto sembra chiamare l’obiettivo. C’è polvere, fango o pioggia ovunque. Una lente piccola e un teleobiettivo, decido, il vecchio 180mm f2.8, anche per la digitale, compatto, un bello sfocato. Ma 28, 35 o 50mm?

Penso al peso…. mi dovrò portare tutto addosso. Ma poi ho una visione. È un uomo in posa, stagliato nel sole. E decido. Il 50mm, perché farò un ritratto.

 

 

La pellicola è diversa dal digitale. L’alchimia della stampa, toccare la carta, bagnarsi le mani, l’odore, la scrittura della luce. Ogni scatto è unico, un’opera d’arte.

Certo ha i suoi contro. Lo scatto va scelto, le foto a colori sono un casino, niente autofocus, rullini che insieme pesano come piombo e che al minimo errore si bruciano, e non puoi mostrare lo scatto a chi ha posato. Con il digitale invece posso scattare all’infinito, ma niente è unico, niente è un miracolo.

Così me le porto entrambe, la digitale al fianco della FM2.

La FM2 è piccola, il rumore del click con specchio e tendine in movimento è entusiasmante, ti invoglia a farti sotto perché lo scatto “buono” te lo devi guadagnare, sogni in anticipo quello che potrà essere il risultato e il sogno dura parecchi giorni, in pratica è un generatore di serotonina e hai sempre il sorriso quando la usi.

 

A São Tomé scatto 3000 digitali e 6 rullini 35 mm.

Il giorno stesso in cui torno, corro da Davide. Me ne frego delle digitali, perché so dov’è la foto. Sì, ho sbagliato qualche esposizione, bruciato qualche posa. Ma lui c’è. Quando sviluppiamo, siamo così eccitati che usiamo il phon per fare prima ad asciugare la carta.

Ed eccola.  

La foto che mi si era presentata alla mente prima ancora di scattarla.
Un uomo africano, magnifico, a torso nudo, che tiene in braccio la sua bambina.

 


 

Angelo De Poli vive a Rovigo e si interessa principalmente alla fotografia di reportage e di ritratto. Negli ultimi anni ha partecipato all’edizione di alcuni libri naturalistici sul Delta del Po come fotografo e curatore, è stato pubblicato in riviste culturali, ha realizzato numerosi cataloghi di moda, book fotografici per musicisti ed artisti in genere e ha curato diverse mostre personali e collettive. Collabora con associazioni che si occupano di tematiche sociali, con cui recentemente ha realizzato e curato progetti in cui la fotografia è principale elemento di comunicazione. Da qualche anno ha ripreso in mano la pellicola, seguendo la filosofia secondo la quale una fotografia non è tale finché non è stampata ed è opera d’arte solo se è unica e irripetibile.

 

 

 

 

 

Standard process for black & white film reversal

Experiment: Davide Rossi  Written by: Davide Rossi    With the support of the Fine Art photographic laboratory: Fine Art Labo

 

Diapositiva: trasparenza, vedere attraverso, attraversata dalla luce

materiali occorrenti: pellicole bianco e nero di vari formati e tipologie, chimiche, tank, funky music.

Tempo necessario per l’ esperimento: oltre 4 giorni.

 

COSA

Credo che in fotografia la sperimentazione alimenti il fuoco della passione.

Ci sono infinite vie per approfondire la propria conoscenza fotografica, la sorpresa che può provocare in noi stessi il risultato di un evento sperimentale, è elettrizzante!

Tra gli esperimenti in programma avevo in lista quello di approfondire i miei rudimentali tentativi di invertire in positivo ogni tipologia e formato di pellicola bianco e nero in commercio e fuori produzione o destinata ad altri usi come i film per arti grafiche.

Per intraprendere questi percorsi è necessaria una buona esperienza della camera oscura in maniera tale da potersi muovere con le giuste cautele e per evitare di buttare molti materiali senza ottenere risultati.

 

Slide: transparency, see through, crossed by light 

Materials needed: black and white films of various sizes and types, chemicals, tank, funky music.

Time needed for the experiment: over 4 days.

WHAT

I think in photography the experiment set fire to the passion.

There are endless ways to deepen the photographic knowledge, the surprise that can result on an experimental event, is electrifying!

In my experiment program I had on the list to deepen my rudimentary attempts to reverse every type and format of black and white film in and out of production for other uses such as graphic arts films.

To undertake these pathways, it is necessary to have a good knowledge of the darkroom so that you can move with the right care and to avoid throwing many materials without getting results.

 

PERCHE’

Ma perché invertire una pellicola bianco e nero per ottenerne un positivo?

Perché è la via per creare un originale diretto dalla ricchezza di dettaglio straordinaria, perché è unico e reso vivo dalla luce, perché si può retroilluminare facendone un oggetto fotografico di design.

E’ realmente una fotografia dettagliatissima, con sfumature coinvolgenti e densità profonde che rapiscono gli occhi destando meraviglia.

8×10″ Camera, old orthochromatic film 12iso, 360mm lens

Ciò che si vede non è da tutti i giorni, non è un monitor con un file!

Parliamo di altro, di qualcosa di raro, una creazione argentica magicamente trasformata per essere gustata come un pezzo unico e non ripetibile, nel quale la luce è ingabbiata al suo interno.

Questo è quello che vedo quando sgrano gli occhi di fronte ad una diapositiva creata da una fotocamera grandissimo formato 20x25cm, volti che vivono una propria luce, con una tale dettagliata ruvidità della pelle da far sorridere perché non si vede neanche ad occhio nudo.

WHY

Why reverse a black and white film to get a positive one?

Because it is the way to create a direct positve original by the extraordinary richness of detail, because it is unique and made alive by light, because you can make a backlight reveal the shape of an object.

It’s really a very detailed photograph, with fascinating nuances and deep densities, they take your eyes wondering marvelous.

 

8×10″ Camera, old orthochromatic film 25iso, 210mm lens

What you see is not something that happens every day, it is not a monitor with a file on it!

I’m talking about something else, something rare, photosensitive silver transformed magically to be tasted like a unique and unrepeatable piece, in which light is bundled inside it.

This is what I see when I shed my eyes in front of a slide created by a big 20x25cm camera, faces that live their own light with such a detailed skin roughness to make you smile because it does not even look alive with the your own eyes.

COME

Ci sono due modi per arrivare al risultato descritto, uno è quello di acquistare un kit chimico per l’ inversione delle pellicole bianco e nero già pronto e presente sul mercato, l’ altro è quello di consultare il bestseller della camera oscura, l’ immancabile “Fotoricettario Ghedina”.

In entrambi i casi, comprendere i passaggi, migliorarli per arrivare ad ottenere un risultato valutabile come buono, è estremamente impegnativo e richiede molto tempo ed esperienza.

Mi ci sono voluti oltre quattro giorni di totale isolamento e di immersione mentale nelle dinamiche della materia specifica, intuizioni, tentativi arrivati quasi al limite della pazienza e diverse consultazioni con il mio amico Mario, chimico e fotografo della lontana Sicilia.

La sorpresa arriva alla fine, dove si scopre che una volta trovata la via è tutto più facile.

HOW

There are two ways to get the result described, one is to buy a chemical reversal kit for black and white films ready to be found on the web, the other is to consult the bestseller of the darkroom, the mythical “FOTORICETTARIO GHEDINA”.

In both cases, understanding the steps, improving them to get a result that can be evaluated as good, is extremely challenging and make use of a lot of time and experience.

It took me more than four days of total isolation and immersion in the dynamics of this specific matter, intuitions, exhaustive attempts at the limit of patience and various consultations with my friend Mario, chemist and photographer from far Sicily.

The surprise ends when I realize it’s the way it is, it’s all easier.

 

Una delle difficoltà più insormontabili, è che ogni pellicola ha un diverso comportamento durante l’ inversione, anche la sensibilità reale può cambiare notevolmente. Una volta raggiunto il giusto equilibrio, la ricetta è pronta e può essere messa in pratica per il conseguimento del risultato previsto.Durante l’ esperimento sono state utilizzate pellicole 35mm, grande formato 4×5″, grandissimo formato 8×10″, di svariati marchi diversi, Ilford HP5, Ilford FP4, Ilford PAN F Plus, vecchie AGFAPAN 100 18×24 dei primi anni ’80, KODAK TRI-X, FOMAPAN 100, pellicole ortocromatiche non più in produzione e pellicole per arti grafiche.

KODAK PLATES P300, panchromatic plates of the sixties

Nel test sono state usate anche delle rarissime KODAK PLATES P300, lastre pancromatiche degli anni sessanta, di rara bellezza.

Dopo una adeguata ricerca della giusta sensibilità, tutti i film hanno dato ottimi risultati anche se molto diversi tra loro, dal contrasto alla separazione tonale, il margine di errore è veramente minimo.

One of the most insurmountable difficulties is that each film has a different behaviour during inversion, even the actual sensitivity can change considerably. Once the right balance is reached, the recipe is ready and can be put into practice to get the expected result.During the experiment were used 35mm film, large format 4×5 “, large format 8×10”, several different brands, Ilford HP5, Ilford FP4, Ilford PAN F Plus, old AGFAPAN 100 18×24 of the early 1980s, KODAK TRI-X, FOMAPAN 100, Orthochromatic films no longer in production and graphic arts films.

KODAK PLATES P300, enlarged detail

In the test was also used the rare KODAK PLATES P300 and panchromatic plates from the ’60s, with a rare beauty.

After a proper search for the right sensitivity, all the films have had very good results among them, from contrast to tonal separation, the margin to making mistakes is really minimal.

UN PROGETTO

Ho in programma un progetto che prevede positivi diretti di formato gigantesco e dovevo poter contare sulla possibilità di invertire pellicole di vario genere con discreta facilità.

La mia ricerca era volta alla semplificazione, cercare di riassumere il procedimento in pochi e semplici passaggi in modo da abbreviarne i tempi.

Il metodo che sono riuscito a mettere insieme, prevede l’ inversione di tutte le pellicole bianco e nero con tre soli e semplici passaggi in due bagni chimici.

Presto la renderò nota per tutti coloro che sono incuriositi ed attratti dalla fotografia sperimentale.

Il risultato mi soddisfa molto, la procedura mi apre le porte verso una nuova strada nel campo della sperimentazione, non poteva andare meglio!

A PROJECT

I plan on a project that provides direct positive effects of a giant format and I had to be able to count on the possibility of inverting various kinds of films with discreet simplicity.

My research was aimed at simplifying, trying to summarize the process in a few simple steps to shorten the time.

The recipe I have been able to carry out implicate the reversal of all black and white films with three easy and simple steps in two chemical baths.

Soon I will make it known to all those who are curious and attracted to experimental photography.

The result satisfy me a lot, the procedure opens the door to a new road in the field of experimentation, could not be better!

 

 

 

NEWS

And here I finally concluded the study on this process and I created a universal recipe that can reverse any fil and black and white photographic paper.

The product will be on the market in the coming months, it is now being prepared for sale !!! It will be available exclusively from Fotomatica ITALY: https://fotomatica.it/shop/

 

 

 

 

Pubblications

 

Venice, a sexy, surreal day

Photographs and story: Davide Rossi   Hair & Make Up: Salone Emanuela

 

Faccio un sogno surreale!

Mi trovo in una città sospesa tra acqua e cielo, un luogo incantato e romantico nel quale anche il clima, imprevedibile e unico, rafforza l’impressione di vivere un miraggio.

La riconosco, è Venezia!

I make a surreal dream!

I am in a city in suspension between water and sky, a romantic and enchanted place at the same time, where even the climate, unpredictable and unique, reinforces the impression of living a mirage.

I recognize it, it’s Venice!

 

Ecco che nella confusione di una località gremita di turisti, incontro due bellissime ragazze nordiche, dai tratti angelici e dall’incredibile rassomiglianza, ho con me un’Hasselblad e una Tachihara 4×5”, tantissime pellicole bianco nero e colore tra cui delle meravigliose Kodak Ektachrome.

Eline e Florence mi sorridono in modo perpetuo ed apprezzano la mia disponibilità a fare loro da guida verso l’ hotel, si trova a pochi passi dalla meravigliosa piazza S Marco.

Here is that in the confusion of a town full of tourists, I meet two gorgeous nordic girls, with angelic features and incredibly resembling, I have with me one Hasselblad and one Tachihara 4×5 ” cameras, lots of black and white and color films including the wonderful Kodak Ektachrome.

Eline and Florence smile at me continuously and they appreciate my willingness being their guide to the hotel, it’s just a few steps from the wonderful Piazza S. Marco.

 

Giunti a destinazione assistiamo subito ad una commedia teatrale tipica del posto, colorata di strane vicende quotidiane e da espressioni in dialetto veneziano traducibili anche per uno straniero. Protagonista della scena è l’addetta alla reception, io non le sono simpatico.

Ancora meno quando le mie amiche mi invitano nella loro stanza!

L’ambiente è molto accogliente e piacevole, appoggio lo zaino pesante ed il cavalletto sul letto, srotolo pellicole in modo compulsivo, le due ragazze si spogliano e si cambiano davanti ai miei occhi!

Il sole splende!

Once delivered we immediately assist to a typical local stage play, made of strange daily events and dialect Venetian expressions translatable even for a foreigner. The protagonist of the scene is the receptionist, she doesn’t ike me.

Even less when the girls invite me to their room!

 

The environment is very comfortable and pleasant, I support the heavy backpack and tripod on the bed, I unroll the films compulsively, the two girls undress themselves in front of my eyes!

The sun shines!

La fantasia inizia a farmi vivere sensazioni reali, la mia visione inconscia dai contorni dapprima leggermente sfuocati, adesso acquista nitidezza anche nei dettagli.

La giornata si fa interessante e naturalmente mi lascio trasportare dagli eventi come una vittima colpevole di apologia di reato.

Scendiamo per fare delle foto nell’incredibile paesaggio di una Venezia in continuo cambiamento a causa della variazione del livello del mare, la temperatura è calda, sembra una giornata di fine estate, un clima anomalo per ottobre inoltrato.

Fantasy begins to make me live real feelings, my unconscious vision slightly blurry contours first, now becomes clear in details.

The day gets interesting and of course, I get carried away by the events as a guilty victim of an apology of crime.

We go down to take pictures in the stunning, constantly changing landscape of Venice, due to the change in sea level, the temperature is hot, it looks like a late summer day, an unusual climate for October.

Eline e Florence posano per me, la loro presenza si fa notare in modo eclatante e piazza S Marco si blocca davanti ai miei occhi, cerco scorci a filo d’acqua in una luce meravigliosa vista attraverso il vetro smerigliato della mia Tachihara grande formato, non posso più aspettare, è il momento delle Kodak Ektachrome.

Eline and Florence pose for me, their presence is noted blatantly and Piazza S Marco stops completely in front of my eyes, I try to flush water views in a wonderful light seen through the frosted glass of my Tachihara large format camera, I can not wait any longer, it is time to Kodak Ektachrome.

 

In questo istante Venezia è il centro dell’ universo, si può vedere il mondo intero riflesso all’interno dello specchio d’acqua che lambisce la città, mi voglio abbandonare totalmente al sogno e cancellare ogni legame con la ragione, chiedo alle ragazze di entrare in acqua, di correre e saltare, loro accettano di buon grado ogni mia proposta.

 

 

At this moment, Venice is the center of the universe, you can see the entire world reflected inside of the water lapping against the city, I want to totally abandon the dream and delete any connection with the reason, I ask the girls to enter in water, run and jump, they gladly accept all my suggestions.

La luce si sposta e ci confondiamo tra la gente, Eline e Florence si rifanno il trucco in un’ aura di sensualità tale da fermare Venezia una volta ancora, in questo momento anche il tempo si ferma.

Grazie alla mia Hasselblad riesco a scattare foto velocemente, il brusio della gente è scandito dal ritmo sostenuto dell’otturatore meccanico e dal battito causato dal movimento dello specchio:

” ancora una, un’altra, così è okay!”

 

The light moves and we get confused among people, Eline and Florence wear makeup in an aura of sensuality that stops Venice again, even the time stops.

Thanks to my Hasselblad I can quickly take pictures, the buzz of the people is marked by the mechanical shutter rhythm and by the beating caused by the movement of the mirror:

“one more, another one, so it’s okay!”

 

Sfuma la luce piena in una dissolvenza dai toni molto caldi che si rinfrangono nelle piccole piazze veneziane, non poteva mancare un gelato in un sogno che si rispetti, lo zaino trabocca di pellicole pronte a rivelare un’ essenza intima della realtà.

Sguardi e sorrisi incrociano il tramonto all’orizzonte, mentre ci si stringe in un abbraccio con la promessa di rivedersi. 

Queste fotografie appartengono ad un sogno surreale, in esse la fantasia scorre libera senza mura o confini, se non fosse un viaggio così lontano potrei pensare di averlo vissuto veramente.

The full light blurs in a fade with very warm tones that refract in small Venetian squares, it could not miss an ice cream in a dream worthy of respect, the backpack is full of films waiting to reveal an inner essence of reality.

Looks and smiles crossed the sunset on the horizon, while we are in an embrace with the promise to meet again.

These photographs belong to a surreal dream, in them the imagination runs free without walls or boundaries, if it were not a journey so far away, I could believe I had truly lived it.

 



 

Telegramma di vetro dal passato

Articolo e stampa: Davide Rossi |  Fine Art Labo

A volte per viaggiare nel tempo basta andare ad un mercatino di paese

Mauro ha trovato la macchina del tempo tra le cianfrusaglie di una bancarella sotto il sole.

Non delle semplici fotografie, ma delle vere e proprie matrici, negativi in lastra di vetro provenienti da un altro tempo sono rimasti in attesa di essere raccolti in modo da poter raccontare una storia, le loro origini sono indicativamente dei primi decenni del ‘900.

 

 

Le lastre hanno aspettato per anni, hanno subito umidità, sono state trasportate in cassette senza alcuna precauzione, sbattute con altri oggetti, eppure il loro destino era quello di incontrare ancora una volta la luce dell’ ingranditore fotografico, di essere lette e proiettate nella tenue atmosfera della camera oscura.

Sorridendo Mauro mi ha detto di guardare se c’ era qualcosa da stampare, mi sono preso un poco di tempo per dedicare loro la giusta attenzione, quando è arrivato il momento ho guardato attentamente le lastre e mi sono emozionato.

Durante le fasi di stampa in camera oscura, ho viaggiato tra le storie di quelle persone ritratte che mi guardavano, è sorprendente come il tempo in alcuni casi si possa annullare, quelle scene di vita quotidiana, i ritratti, si ha la sensazione che tutto stia fermo da quasi cento anni.

 

 

Per l’ occasione ho sfoggiato l’ abito della festa, non potevo certo apparire inadeguato, ho preso un pacco di carta fotografica fotosensibile baritata, anche lei in attesa di incontrare il giusto destino, ho seguito il rito magico della stampa argentica con tutta l’ attenzione e la cura necessarie. Ecco che la bellezza era lì davanti ai miei occhi, è proprio così che sarebbero state stampate queste fotografie, in un’ altra epoca.

Ho deciso di fare un viraggio seppia per dare un tono ancora più caldo alla carta, quello che si percepisce guardando attentamente queste immagini, è una notevole ricchezza di dettaglio data dalla misura della lastre 9x12cm e una tridimensionalità straordinaria che mette quasi soggezione.

E’ il tempo il nostro bene più prezioso, queste stampe ne sono prova inconfutabile, in qualche modo sono anche la conferma che la fotografia si può prendere gioco del tempo, il quale a volte simpaticamente le sorride facendosi da parte.

 

 

Le stampe delle lastre ritrovate