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Chi trova una pellicola, trova un tesoro

Articolo di Marco Mancini  

 

La prima volta è successo per caso.

Curiosando tra le fotocamere d’ epoca, vendute a pochi euro ai mercatini, trovai una pellicola.

Ho pensato di prenderla per esercitarmi nella fase di sviluppo, inizialmente era solo un test di abilità.

Scoprii che l’ argento impressionato dalla luce sopravvive al tempo per raccontare storie di altre epoche, trovare rullini dispersi per svilupparli è diventata come la ricerca del tesoro nascosto.

L’ emozione che mi assale subito dopo l’ apertura della tank, è qualcosa di indescrivibile, lo spazio e il tempo si deformano e ciò che appare da quei fotogrammi fa palpitare il cuore.

Momenti di vita quotidiana, persone sconosciute ti guardano da un’ altra epoca, paesaggi e città non più riconoscibili e che sono mutate con il tempo.

Però non sempre l’ impresa riesce, cercare di individuare i giusti parametri per lo sviluppo è fondamentale, servono esperienza e intuito, conditi da un pizzico di fortuna.

Certo, se la pellicola è stata aperta ed ha preso luce, il gioco non funziona naturalmente.

Sono diversi gli episodi che oramai mi vanto di raccontare, il rullo più interessante e allo stesso tempo più complicato per l’ individuazione del giusto sviluppo, mi ha dato le più grandi soddisfazioni perché sono riuscito a ricostruire la sua provenienza.

 

 

L’ ho trovato dentro una fotocamera Kershaw Eight-20 Penguin, una macchina a soffietto verticale che porta il formato pellicola 120, fu prodotta dal 1946 dalla Kershaw-Solo, ben pochi i settaggi disponibili, due diaframmi, quattro tempi di posa e messa a fuoco fissa.

La pellicola in questione è una GRATISPOOL, marchio nato a Glasgow nel 1930, diventò molto popolare per la pubblicità che recitava:

mandaci i rulli da sviluppare e noi ti mandiamo gratis una stampa formato cartolina ed un rullo nuovo da utilizzare

Dopo aver chiesto consiglio ad un amico, ho sviluppato la pellicola in Rodinal 1+50 per 16 minuti a 20 °C, questo è bastato per attivare la macchina del tempo e farmi viaggiare all’ interno dei 4 fotogrammi ben visibili che mi hanno fatto prima sorprendere e poi emozionare.

 

 

Come un cocciuto detective ho cercato di ricostruire le informazioni utili ad individuare le origini delle fotografie attraverso ciò che vedevo nei fotogrammi, difficilissimo senza riferimenti.

Ma un punto di partenza in realtà c’ era!

Dall’ ingrandimento dei numeri di targa delle auto parcheggiate, sono risalito al codice che mi ha permesso di interpretare il significato e quindi la provenienza. Sono targhe britanniche anteriori al 1975, i codici indicano le città di Huddersfield, lancashire e Leeds.

Ho quindi interrogato Street View per trovare il posto esatto ed ho identificato anche la via da dove è stata presa la foto.

A quel punto ho chiuso il cerchio e ricostruito la storia di quel rullino. Purtroppo non conosco chi ha fatto quelle fotografie e mi chiedo che strada abbia fatto quella pellicola per arrivare al mercatino di Roma.

 

 

 

Spesso guardo quei fotogrammi e rimango colpito, la fotografia è l’ unico strumento in grado di indagare a fondo nel mistero del tempo.

Oggi scatterò alcune foto e non svilupperò la mia pellicola.

 

 

 

 

Open Day Fotomatica, quando la passione ti trascina in camera oscura

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
backstage di Daniele Sandri, Nicola Bevilacqua, Luigi Masin      
riprese video: Nicola Bevilacqua, Luigi Masin       
montaggio video: Davide “Canesciolto” Rossi

Open Day Fotomatica, in molti si sono lasciati piacevolmente trascinare in camera oscura, tra appassionati e curiosi l’ afflusso è stato superiore alle aspettative.

L’ occasione era ghiotta, Branco Ottico ha presentato il nuovo kit di inversione per carte e pellicole, chiamato ROBA APPOSTA, un momento perfetto per confrontarsi, sfogare la propria curiosità e divertirsi.

 

 

L’ ottima organizzazione ha permesso di gestire in modo ottimale tutte le sessioni di ritratto previste, su prenotazione i diversi gruppi sono stati suddivisi tra sala posa e camera oscura.

La giornata non ha consentito pause, alcuni dei fortunati si sono potuti portare a casa il proprio ritratto in grandissimo formato, che hanno visto nascere e diventare un positivo, alla regia fotografica, Lina Bessonova e Davide Rossi.

 

 

Come al solito stile del Branco Ottico, le sessioni di ritratto sono state gestite come una sorta di teatro improvvisato, infatti i partecipanti si sono ritrovati a prendere parte attivamente alle fasi di scatto e sviluppo, il tutto non senza colpi di scena.

 

 

 

 

ROBA APPOSTA black and white reversal kit OFFICIAL PAGE

 

 

Aspettando il BRANCOTYPE Festival 2018

Articolo:  Aleks Falcone |  Fotografie:  Aleks Falcone, Marco Crivellaro

Happiness is a warm shot. I miei giorni al BrancoType

Colonna sonora: The Beatles, White Album.

 

Un festival di fotografia sperimentale è come un trentatré giri. Si porta le canzoni incise addosso.

Appoggi la puntina e gli eventi scorrono da sé. Basta ascoltare, guardare la copertina, leggere i testi.
Multimediale analogico.
Quando la musica finisce, il fruscio del solco centrale è il suono di ciò che del BrancoType Festival ti resta a girare dentro. Ma se non c’eri, tu che ne sai.

 

 

Track: Blackbird – Era la sera di un giorno duro, giovedì. La cordicella del vip pass s’arricciava.
C’era cibo rapido e vino frizzante.
C’erano artisti colorati, immagini in bianconero, creazioni.
Le foto esposte si lasciavano guardare. Hai visto quelle grandi, dipinte con la luce?

Poi è arrivata l’ora dell’esperimento.

You were only waiting for this moment to arise. Nell’abbassarsi delle luci, l’eccitazione delle cose imminenti.
Prima resta in luce solo il volto. Poi spegnete tutto, anche gli schermi in tasca.
C’è l’artista e una penna luminosa.

Avevi mai visto disegnare nel buio?

Il soggetto resta immobile, agli spettatori è concesso masticare. Apri e chiudi.

 

 

Track: Revolution 9 – Lo scatto è solo l’inizio del gioco. Il mattino di venerdì arriva come un’Alba bionda.
Sara ci racconta il suo modo di piegare le idee con le mani. Colla, oggetti, pennarelli, pensieri, pezzi di plastica e dubbi possono entrare dentro una immagine, basta trovare la porta. Nel mixer metti parole, burro e zucchero, poi immagini biscotti e sforni emozioni dalla stampante.

Tu comincia a fare.

Se serve, usa del cartone. Aggiungi un pezzetto alla volta. Se serve, usa la luce della finestra. Fai il ritratto al risultato e poi vai avanti.

Il talento è non sedersi, l’ispirazione non prende l’ascensore. Sara dice “prova!” e sorride. They are standing still. Tu stampane un’altra e ricominciamo. Io sbroglio la cordicella e vi raggiungo.

 

Track: Glass Onion – Il Banco Ottico (ricordi? Adams, volume uno), conoscerlo di persona è un’altra cosa.
Davide lo presenta a tutti, lui s’inchina e ciascuno avrà modo di sbirciare sotto il panno nero. La prima cosa è la luce. Metti a fuoco un bel volto smerigliato.
La foto segue come un testimone.
To see how the other half live.
Il cortile illuminato, consente varie riflessioni. Il pass è sulla schiena, maledetta cordicella.
Il passo successivo è la camera oscura.

 

 

Track: Savoy Truffle – È il luogo a luci rosse dove impressioni negative si fanno stampe.
Esser positivi, esser sensibili: assegni alle parole altri significati.
The sweat is gonna fill your head.

C’è della magia: dal telefono alla carta fotografica senza cavi e senza gettoni.

Al buio, conta fino a sedici in russo ad alta voce.
Più o meno il tempo che impiega la cordicella per attorcigliarsi, senza mani.
Abracadabra non è la parola giusta, ma è la prima che viene in mente. Fatto lo sviluppo, siamo fotografi adulti.

 

Track: Honey Pie – Passano torme di crepitanti dueruote odorose e vocianti.
Dentro, moduliamo Frequenze Visive, fotografia e pittura, impressioni su libri, vite, arte e altre sciocchezzuole importantissime.
Di tutte le parole, qualcuna ti colpisce, accende una idea, mostra qualcosa che credevi di sapere. Intanto lo stormo va via. Fossero state vespe, avrebbero nidificato.
Come and show me the magic.
Uno dei pionieri del cinema era un illusionista. Tu chiamala, se vuoi, lanterna magica. C’è stato un tempo in cui la Luna di Méliès era famosa.
You became a legend of the silver screen.

Noi ci guardiamo negli occhi, ridiamo.

 

 

Track: Dear Prudence – In fondo al giorno, intenso, ci dedichiamo a fotografie che fermano, per miracolo, identità temporanee, casuali, impreviste, imposte dalla malattia. Memorie di un tempo senza memoria.
Like a little child.
È il tentativo di raccontare un vuoto, la perdita di tutti i tuoi racconti, ricordi, cose, persone, affetti.
Let me see you smile again.
Ecco le foto, il video, le parole.
La serata – intensa, davvero – è breve.
Con gli occhi sullo schermo, sciolgo la cordicella. Una chitarra sottolinea il momento.

 

Track: While My Guitar Gently Weeps – È ora, mi spiace, andiamo, t’accompagno. E invece la fontana, il bambino con l’acqua, le auto che si fermano, guardano e vanno via, un sacco di parole sparse sulla panchina e no che non ti lamenti, continua a parlare.
I don’t know why nobody told you.
Finché il venerdì smette di scorrere e si ferma un attimo, prima di finire.

C’è quel silenzio del giorno prima che non c’è più.

Forse è il momento di salutare. Ciao, ci scriviamo.

 

Track: Don’t Pass Me By – È un sabato che sembra la dépendance di venerdì.

Tra noi c’era della chimica.

Ferrocianuro di potassio, se lo dici col tono giusto, fa paura.
Don’t make me cry, don’t make me blue.
E la cordicella s’arriccia come carta umida.
Se sai usare i pennelli, è ora di mostrarlo. Se sai usare il phon, anche. Il rullo è la felicità d’un fanciullino.
Stampo Roberta in negativo per fare impressione.
Abbronzarsi non è il vero scopo, ma è il primo che viene in mente.
Esponi cinque minuti, poi i tuffi.
I hear the clock a’ticking.
Sciacqua, risciacqua, ossida e poi il posto al sole.

 

 

Track: Cry Baby Cry – La pausa arriva fino al tramonto. L’ora che sboccia il teatro. In queste Stanze, al buio delle candele, silenzio, per favore, fate passare.
Alessandra cerca una uscita.
Perché solo visti da fuori siamo quel che siamo e non chi crediamo di essere.
Make your mother sigh: she’s old enough to know better.

Il fantasma era lei, la bambina lo sarà, nello specchio siamo tutti.

Ora accendi la luce, abbracciala e inchinati. Altrimenti non va via nessuno.

 

 

Track: Everybody’s Got Something to Hide Except for Me and My Monkey – Il sabato finisce in pizzeria. Discorsi leggeri, argomenti profondi.
The higher you fly, the deeper you go.
Ci vuole dell’alcol. La felicità è una pizza calda, quando hai fame.

 

Track: Why Don’t We Do It in the Road? – Metti una domenica mattina a parlare di composizione con ‘sta cordicella arravogliata al collo.
Why Don’t We Do It in the Road?
Poi qualcuno propone escursioni.
Why Don’t We Do It in the Road?
Ma è ora di pranzo. Aspettiamo il gran finale.

 

Track: Helter Skelter – Chiedi cos’è steampunk, ed ecco le macchine, i teschi, i dettagli rivelatori. Ci sono regine, armi grandiose, scene curiose. Il professore fuma la pipa.
I’m coming down fast but I’m miles above you.
È il futuro di un passato alternativo. Passiamo anche noi, prendiamo immagini e torniamo.
Dimentica tutto, allunga la focale e scatta. La ragazza beve del the, una lady alata è lì che non vola.
She’s coming down fast, yes, she is.
Seguili fuori. Orologio non è la parola giusta ma è la prima che viene in mente. Ora spostati, fa un passo indietro, look out, ‘cause here she comes, lasciala passare, cogli l’attimo della foto ricordo. Come se tutto ciò si potesse scordare.

 

 

Track: Happiness is a Warm Gun – Non ci pensi, ma tutto ha una fine. Finisce che nella foto ricordo ci sono pure io. La cordicella finalmente tranquilla.
The man in the crowd with the multicolored mirrors on his hobnail boots.
Non ci pensi subito, perché il fruscio ti resta a girare dentro. Aspetti finché smette. Ed è in quel preciso momento che comincia a mancarti.

Ma se non c’eri, tu che ne sai.

Bonus track: I’m So Tired.

 

 

 

Messico a 100 iso

Articolo e fotografie di Silvio Spillo Gianesella

 

Ho preso il biglietto di sola andata, mi sono voltato per salire sull’aereo e non ho più guardato indietro.

Questa è la vita, si decide e si va.


Adesso vivo e lavoro in Messico come fotografo freelance in una spiaggia caraibica tra le più belle del Mondo e non è poco.

Il turismo e i matrimoni, molto frequenti, sono il mio pane quotidiano, ma oggi ho deciso di fotografare solo per me.

 

 

Sto scrivendo sulle note di una playlist rigorosamente metal, la distanza dagli amici di una vita si fa sentire, ogni medaglia ha il suo rovescio.

Mi mancano tutti, in particolare gli amici del Branco Ottico, che stanno aspettando questo articolo da molto tempo e magari credono che mandi loro delle immagini di fottute cartoline a colori, con versi poetici ispirati da un sottofondo in riva al mare.

Invece sono qui in casa accanto al mio splendido ingranditore Omega 4×5″ acquistato dopo infinite ricerche, dove vivo si impiegano mesi solo per reperire delle chimiche fotografiche e quel che è peggio è che non si trova in alcun modo un Rodinal (lo storico sviluppo pellicola BN).

Queste fotografie sono state una conquista, dallo scatto alla stampa, passando per lo sviluppo della pellicola.

 

 

Come vedo io il Messico?

In bianco e nero e attraverso il Sistema Zonale di Ansel Adams, qui ti esce sempre la stessa esposizione, 1/125 a f16, iso 100.
Non è tutto spiagge e sole come si potrebbe pensare, ci sono paesaggi difficili da fotografare, spesso piatti e ripetitivi, senza colpi di scena, palazzi bassi che non si correggono facilmente con una decentrata del banco ottico.

Le persone non si lasciano fotografare, questo è un territorio di guerra per un fotografo, ma nel Branco Ottico le difficoltà diventano stimoli.

Ecco le mie foto, niente colori, tanto carattere.

 

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Incontrarsi dopo 50 anni

In modo del tutto casuale ho ritrovato una vecchia macchina fotografica un tempo appartenuta al nonno paterno, una fotocamera che non rappresenta certo un capitale se si esclude il valore affettivo, si tratta di una piccola Falcon Deluxe americana degli anni quaranta, con una custodia semidistrutta in finta pelle. La scoperta eclatante è che al suo interno era ancora presente una vecchissima pellicola Kodak Verichrome Pan 127, il rullo risultava esposto...

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The Mystery Box

Intro: Davide Rossi | Written by: Melania Volpato 

 

Branco Ottico is a team of restless people.

The kind invitation to exhibit at the Photography Festival “Polesine Fotografia”, has turned into a proposal to organize a performance in the style that characterizes the group. So we chose to invent a “surprise photo event”, no one would know what we wanted to organize and what could be inside our Mystery Box, probably even us …

We got the good idea to build a huge passport camera with an inside darkroom, all made in cardboard, a lot of tape and other recycled materials. The photographic results surprised us, as well as surprised all the participants who have seen coming out of a hole in the box, a passport photo 30x40cm, an unique awesome portrait on gelatin silver photographic paper.

But here is the story of the day directly from the words of friend of us, Melania.

Il Branco Ottico è un gruppo di persone irrequiete. Il gentile invito ad esporre al Festival della Fotografia “Polesine Fotografia”, si è tramutato in un proposta per organizzare una performance, nello stile che contraddistingue il gruppo. Così abbiamo scelto di inventarci un “evento fotografico a sorpresa”, fino alla data prevista infatti, nessuno avrebbe saputo cosa ci potesse essere dentro la nostra Mystery Box, probabilmente neanche noi… Ci è venuta la brillante idea di costruire una gigantesca macchina fotografica per fototessere con camera oscura integrata, tutta fatta in cartone, moltissimo nastro adesivo e altri materiali di recupero. Il risultato fotografico ci ha sorpresi, così come ha sorpreso tutti i partecipanti che hanno visto uscire da un buco dello scatolone, una fototessera di misura 30x40cm con un ritratto dalle caratteristiche uniche su carta fotografica fotosensibile.
Ma ecco il racconto della giornata direttamente dalle parole della nostra amica Melania.

 

The invitation received by Branco Ottico was very mysterious, even though I tried to steal some information, Davide “the madman” Rossi was playfully airtight and helpful not at all.

Polesine Fotografia, photography festival’s third edition, on this particular occasion has hosted Branco Ottico’s performance.

Then at 10:00, in Fratta Polesine at Badoer Villa’s, my curiosity has been satisfied. The villa was designed in 1554 by architect Andrea Palladio, I found it delicious and focused, very well kept.

For priority reasons I have not visited the archaeological museum that is hosted in the Villa, although caught my attention.

L’invito ricevuto dal Branco Ottico era molto misterioso, nonostante avessi cercato di carpire qualche informazione, Davide “il pazzo” Rossi è stato giocosamente ermetico e per nulla d’aiuto.
Polesine Fotografia, la manifestazione polesana giunta alla terza edizione, in questa particolare occasione ha ospitato la performance del Branco Ottico.
Quindi, alle ore 10:00 a Fratta Polesine davanti alla Villa Badoer, io e la mia curiosità eravamo ancora da soddisfare. La Villa, progettata nel 1554 dall’architetto Andrea Palladio, l’ho trovata deliziosa e concentrata, tenuta molto bene.
Per motivi di priorità non ho visitato il museo archeologico che la Villa ospita, anche se ha attirato la mia attenzione.

 

In the large garden, resting on the ground, there were so many beautiful things that made me puzzled and amused me at the same time.

Under the bright sun, who would ever have thought to experiment with developing baths, fixing, photo papers?
Who else but them, Branco Ottico!

The surprise photography event called Mystery Box, kept his secret until last minute when it finally became a reality.

Nel grande giardino interno, appoggiate per terra, vi erano tante belle cose note che mi rendevano perplessa e allo stesso tempo divertita.

Sotto a quel bel sole, chi avrebbe mai potuto pensare di cimentarsi con vasche di sviluppo, fissaggio, carte fotografiche?
Chi se non loro, il Branco Ottico!

L’ evento fotografico a sorpresa denominato Mystery Box, tenuto segreto fino all’ultimo, si stava finalmente trasformando in realtà.

The crazy idea was to recreate a great passport photos camera completely in cardboard, tape and other recycled materials.

This mega construction was divided in two parts, one reserved for all laboratory work and darkroom operations, practically a mini apartment including photographer and one portraits area, one small photographic studio with flash lights inside shoeboxes and covered with baking paper.

After the hardworking shooting step, the portrayed subject had the task of closing the cover that served as a shutter.

The incredible thing?

The shouts made by Davide Rossi, sealed for hours in the cardboard laboratory, every time he saw the photograph appear completed.

 

 

L’idea era quella di ricreare una grande fotocamera per fototessere completamente in cartone, nastro adesivo ed altri materiali di recupero.

Questa mega costruzione era divisa in due, una parte riservata a tutto il lavoro di laboratorio e camera oscura, praticamente un mini appartamento con fotografo incluso e la parte riservata al soggetto, una minuscola sala posa con flash all’interno di scatole da scarpe ricoperte di carta da forno.

Dopo la laboriosa fase dello scatto, il soggetto doveva chiudere lo sportello che fungeva da otturatore.

La cosa fenomenale?

Le grida di soddisfazione di Davide, sigillato per ore nel laboratorio di cartone, nel veder apparire il negativo che poi avrebbe passato in positivo.

And then understandable amazement of participants and visitors of the Villa.

In short, a decidedly alternative April 25. These are things that served with passion and enthusiasm, also create interest of those who know nothing of the darkroom.

I’d love it me too, if I had not already.

E poi lo stupore comprensibile dei partecipanti e dei visitatori della Villa. Insomma un 25 aprile decisamente alternativo. Sono cose queste che condite con passione ed entusiasmo, creano interesse anche su chi non sa nulla di camera oscura. Me ne sarei innamorata pure io, se non lo fossi già.

 

 

The Mystery Box

video by Andrea Casanova

 

 

 

pictures made with Mystery Box

 

Per un quintale e mezzo di carta fotografica

Articolo e intervista: Davide Rossi

 

Il ritorno all’argento

Sveglia alle 4:40

Direzione Milano, destinazione Punto Foto Group, evento “carta al kilo”!

Si parla di carta fotografica fotosensibile, gelatina d’argento che alla luce rossa della camera oscura, si trasforma magicamente in immagini. Un materiale molto prezioso, che normalmente ha un costo elevato, ma che per l’occasione è stato venduto un tanto al chilo.
Non è stato difficile alzarsi ed essere puntuali…

L’idea geniale di Felix Bielser, titolare del PFG ed accumulatore seriale di carta fotografica, ha colto in pieno un cambiamento storico, l’iniziativa è stata il sensore che ha registrato un interesse verso la fotografia argentica ben oltre le aspettative.

Il mercato silenzioso degli appassionati è venuto allo scoperto e non si tratta certo di una nicchia di nostalgici, dal mattino abbiamo visto ragazze e ragazzi giovani e pimpanti caricarsi gli zaini pieni sulle spalle per salire nella metro.

Una sensazione bellissima, almeno per me.

Ma attorno a questa idea c’è un progetto molto importante che riguarda una riorganizzazione di professionalità e competenze del team di Felix.

Noi del Branco lo abbiamo intervistato in un momento di assedio, la nostra fame di carta era molta e veniva alimentata continuamente da quanto usciva dal misterioso magazzino.

Carta fotografica molto vecchia e di ogni misura, in alcuni casi magari velata, carte particolari a basi colorate, supporti ed emulsioni speciali, loghi storici scomparsi da anni e brand neanche mai visti.

Un vero parco dei divertimenti per tutti quelli che sanno a cosa mi riferisco.

Il quintale e mezzo di peso registrato dalla bilancia al momento di caricare l’auto, non ha certo placato la nostra fame, presto quel materiale magico si trasformerà in idee e progetti fotosensibili, ogni immagine che prenderà vita sarà un pezzo unico.

Ma l’intervista audio fatta ad un FELIX BIELSER emozionato ed ancora appassionato del proprio lavoro, svela molto di più e va seguita attentamente perché tocca punti fondamentali sulla tendenza fotografica contemporanea…

“… non c’è nulla che si ripete, noi oggi stiamo vivendo un approccio alla fotografia completamente diverso rispetto al passato, dobbiamo re-inventarci come professionisti per stimolare la curiosità e dare tutti i mezzi …”

 

“… paradossalmente per un giovane che è cresciuto nell’era del digitale, l’analogico è una novità, infatti l’età media del nuovo mercato della fotografia argentica è molto bassa, è oramai una richiesta che non riguarda una moda, ma un fenomeno che va aumentando…”

Buon ascolto e buon argento a tutti…

 

 

 

 

Foto di copertina: si ringrazia la storica macelleria Mischiatti Giuseppe di Villanova Del Ghebbo, Rovigo, per la disponibilità dimostrata, la simpatia e gli assaggi intercorsi durante i preparativi

 

 

 

 

Un giorno da FOTOMATICA

In occasione del trentesimo anniversario di attività, siamo stati ad intervistare Fabio Vellandi titolare di Fotomatica, lo storico negozio di materiali fotosensibili, prodotti chimici per fotografia classica, materiali per archiviazione, attrezzature per la camera oscura e molto altro.

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La scuola del futuro è adesso

Articolo: Davide Rossi

 

Sono stato in una scuola.

Tutto si muoveva attorno alla scoperta di attività creative e sullo scambio interattivo diretto tra insegnanti ed alunni, i laboratori al suo interno si svolgevano tra curiosità e piccoli sguardi timidi, che pian piano diventavano sorrisi.

Gli orari delle lezioni accoglievano le necessità di tutti, ognuno aveva la possibilità di approfondire le scoperte da cui era più attratto, come ad esempio la fotografia.

Una materia nota, ma molto diversa da quello che si potrebbe immaginare.

Un viaggio alla scoperta dei fondamenti costruito intorno alla fotografia primordiale, sorprendenti e misteriose magie come in una sorta di viaggio nel tempo e nell’arte, una stregoneria contemporanea.

Sono stato in una scuola in cui gli occhi dei ragazzi e degli insegnanti brillavano della stessa luce, il fiume di curiosità aumentava sempre di più coinvolgendo anime e cuori.

 

Ne sono sicuro, tutto questo non è stato un sogno perché scorrendo le fotografie ritrovo quelle emozioni e quei momenti vissuti a massima velocità, non era possibile fermarsi per realizzare quanto stava accadendo, io lo posso fare soltanto adesso, attraverso gli attimi colti e le forti passioni ancora pulsanti.

Quella scuola può esistere e può cambiare la vita di tutti. Chiamiamolo esperimento. Pensiamolo come futuro possibile, un futuro che può essere adesso.

E’ proprio attraverso la forte volontà e gli sforzi di alcuni che le cose si possono cambiare, il progetto SLOW SCHOOL dell’Istituto Comprensivo di Montegrotto Terme ne è l’esempio lampante.

Tre giorni di attività grazie alle quali i ragazzi della scuola media hanno potuto vivere esperienze che potrebbero cambiare la vita, dando loro degli strumenti formidabili per affrontare il futuro con più decisione, il fine più alto che può avere un percorso educativo.

Costruire una fotocamera con cartone e nastro adesivo per poi farla funzionare veramente, non è impresa facile neanche per gli esperti del BRANCO OTTICO e FREQUENZE VISIVE, eppure lo abbiamo fatto tutti assieme, tra decorazioni personalizzate e lunghezze focali inimmaginabili prodotte dalle lenti di ingrandimento biconvesse comprate all’emporio cinese.

Realizzare cianotipie dopo essersi ritratti e giocare stampando su palla, ceramica, foglie, vetro, stoffe, lenzuola, ci ha riportati tutti alla stessa dimensione fanciullesca, uno spazio mentale che non teme l’espressività personale, così come un bambino non si fa riguardi nell’inventarsi nuovi giochi, noi tutti abbiamo liberato l’enfant prodige latente da dentro di noi.

Una corsa contro il tempo scandita da urla di soddisfazione per ogni opera uscita dalla camera oscura, per far fronte agli imprevisti e concludere i laboratori è servita tutta l’esperienza necessaria, compresa quella utile a realizzare che il materiale fotosensibile non tollera buchi nella fotocamera, oppure rifrazioni di luce causate da scatole bianche al proprio interno.

Magari potremmo anche parlare del termine “corretta esposizione” da mettere in pratica con una lente di ingrandimento sconosciuta e con una mano come otturatore.

Sto pensando adesso che ho imparato molto. E questo avviene a scuola.

Cambiare si può, dipende da noi.

Loro, i ragazzi, sono il futuro.

Non esiste un investimento più grande, non esiste “giocata” migliore.

Io punto tutto quello che ho, con il BRANCO OTTICO e i progetti con le scuole il cambiamento è già iniziato.

 

 

Il test pellicola ed altri misteri della fotografia analogica

 

Scattare fotografie senza poterne vedere subito il risultato è un vero incubo per molti possessori di giocattoli digitali del nostro tempo, un dramma per chi è stato “salvato” dal digitale negli anni duemila.

Eppure per oltre un secolo è stato così, con la sperimentazione e la perseveranza si ottenevano risultati ripetibili, una fotografia era frutto della pratica assidua nel misterioso mestiere del fotografo.

Oggi gli utilizzatori della fotografia analogica sono una parte non grande, ma ben presente ed in leggera crescita nel mercato globale, tra questi abbiamo professionisti, esperti sperimentatori e chi è alle prime armi ed ha un sacco di cose da imparare.

E’ curioso come nella fotografia tradizionale si celino misteri che ancora non sono stati rivelati, la materia è talmente vasta e per certi versi sconosciuta, che vi è ancora spazio per fare scoperte, inventare qualcosa di nuovo, trovare strade mai percorse prima.

Una delle motivazioni fondamentali per cui personalmente ancora la prediligo.

 

 

Tra i punti fermi che garantiscono risultati costanti nella fotografia tradizionale, vi è la perfetta conoscenza dei materiali fotosensibili e delle attrezzature che si usano.
Così come il pittore e lo scultore hanno necessità di comprendere fino in fondo la costituzione della materia utilizzata e gli utensili del proprio lavoro, anche il fotografo deve conoscere ogni caratteristica dei “ferri del mestiere”.

La fotocamera e la pellicola non devono avere segreti, ogni minimo dettaglio operativo deve essere perfettamente sotto controllo, altrimenti il risultato è lasciato al caso, abbandonato a se stesso, non replicabile.

Inoltre senza testare una pellicola per conoscerne pregi, difetti, sensibilità reale ed altre caratteristiche importanti, non potremmo mai sfruttarla al massimo delle sue qualità e le nostre immagini soffriranno della tecnica della metodologia probabilistica, che ha come motto l’espressione idiomatica “nel mucchio qualcosa esce“.
In questi casi è la fotocamera a portare a spasso il fotografo.

In relazione alle prove pellicola, la rete internet brulica di contenuti analogici scientifici traducibili nella formula matematica “a me è uscita così“, metodo operativo adottato da molti esperti della prima ed ultima ora.

Molto contraddittori anche dati su tempi e diluizioni di sviluppo forniti da siti specifici e case produttrici di chimiche e pellicole.

 

vai al programma

 

 

Esiste un solo metodo che garantisce un accurato test pellicola per definirne le caratteristiche di sensibilità reale e corretto tempo di sviluppo.

Il risultato del test pellicola dipende in parte anche dalla chimica usata nella fase di sviluppo, che può creare delle leggere variazioni in base alla composizione e quindi in relazione alla marca di rivelatore usato.

Le basi per un test pellicola accurato arrivano dalle intuizioni di Ansel Adams alla fine degli anni trenta del 1900, il suo Sistema Zonale rappresenta la massima applicazione scientifica nella traduzione della luce in fotografia, un capitale inestimabile, testamento donato all’ umanità.

 

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Ansel Adams durante le sue escursioni fotografiche

 

Ma cosa dice il Sistema Zonale?

E’ una tecnica utilizzata in fotografia per determinare l’esposizione ed il procedimento di sviluppo ottimali, in modo da ottenere un risultato matematicamente controllato di tutti i contrasti e tonalità di una determinata scena.
Dal punto di vista concettuale, è la traduzione materiale di una visione nella mente, che ha tutte le caratteristiche della realtà, ma vive dell’atmosfera desiderata dal fotografo.

Tutta la struttura del Sistema viene decisa dal fotografo prima di eseguire lo scatto, con l’esposizione, tipo di sviluppo, tempi, diluizione e tutti gli accorgimenti necessari al raggiungimento della propria visione, egli determina le caratteristiche della fotografia ancor prima di fare clic.

 

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Il Sistema Zonale

 

Dal punto di vista visivo, la scala tonale è composta di più parti separate dette “zone“, che vanno dal bianco puro al nero assoluto, ciascuna di queste zone rappresenta un determinato tono di grigio.

Questa suddivisione è meramente teorica, perché la pellicola registra la luce in scala tonale continua. La suddivisione in dieci zone più il nero, serve a rendere riconoscibili le differenze di contrasto nette, tra le quali vi è uno STOP di differenza.

Questo significa che tra una zona “V” e una zona “IV” vi è uno STOP di differenza, la zona IV è più scura della V di uno stop, la zona VI è più chiara della ZONA V di uno stop e così via per tutte le altre zone della scala.

Il punto fermo del Sistema Zonale è la Zona V, la quale è la risultante assoluta della misurazione esposimetrica diretta, infatti qualsiasi lettura con l’esposimetro dà come risultato la ZONA V nel punto preciso dove avviene la lettura, in quanto tutti gli esposimetri esistenti al mondo sono tarati secondo il grigio medio Kodak con riflettanza del 18%.
Dal punto di vista operativo si potrebbe aggiungere che è un concetto non teorizzabile, ma va acquisito in camera oscura con il libro e la tank tra le mani, per questo è in assoluto uno degli argomenti trattati più erroneamente nella storia della fotografia, da fotografi a blogger, riviste, collane fotografiche, testi stampati, amici che sviluppano in casa, fotoamatori con la tessera gold, circoli fotografici iscritti al programma spaziale della NASA…

Come si può testare una pellicola per avere un’ idea di cosa stiamo facendo??

Innanzitutto è necessario stabilire la sensibilità reale, che non è quella scritta sulla confezione e probabilmente neanche quella trovata navigando in internet.

Ma che cos’è la sensibilità?
E’ la capacità di una pellicola di registrare dettagli nelle ombre, ovvero le parti più scure in una stampa, niente di più e niente di meno.

La sensibilità viene stabilita dal test attraverso una serie di scatti ad una superficie completamente omogenea e senza dettagli, ad esempio un muro, variando la sensibilità impostata sulla fotocamera e aiutandoci con il sistema zonale.

Il test ha come obbiettivo la ricerca della densità minima registrabile, la quale è definita ZONA I nel sistema zonale e corrisponde in stampa alla parte più scura con dettaglio stampabile.

In questa operazione va segnato ogni appunto in relazione al numero fotogramma e alle diverse sensibilità impostate, in modo tale che si possa risalire con certezza alla sensibilità reale del film.

Fatto il test, avremo un negativo molto simile a questo:

 

Per avere una mappa completa delle caratteristiche della pellicola, adesso serve un test che determini il giusto tempo di sviluppo dal quale dipendono le densità delle luci, cioè le parti più chiare leggibili nella stampa, nel sistema zonale viene chiamata ZONA VIII.

Impostata la fotocamera nella sensibilità pellicola appena stabilita, si fanno vari test sviluppo per ricavare l’esatta ZONA VIII, così da avere il controllo del film su tutta la scala, dalle ombre alle luci.

Si ripeterà l’operazione affinché la stampa di quel fotogramma denominato ZONA VIII, corrisponderà realmente ad un grigio ZONA VIII verificabile con un provino relativo, che viene conservato con cura da ogni fotografo insieme al resto della scala zonale…

 

 

Finito il test avremo la perfetta traduzione delle caratteristiche di una determinata pellicola e riusciremo ad ottenere il massimo del risultato ogni qualvolta ci accingiamo ad usarla.
Va sottolineato che il test va ripetuto in caso di variazione dell’ agente di sviluppo e naturalmente su ogni nuova pellicola.

Digerire il mattone del Sistema Zonale ed il test sullo sviluppo pellicola non è certo cosa facile, lo studio di questo genere di fotografia richiede anni di sperimentazione e pratica, una conoscenza che crea le fondamenta del fotografo, ma che attualmente sembra essere sostituita dai LIKE, dal concorso Leica e da PhotoVogue.

Non vi è nulla di più bello e coinvolgente della sperimentazione in fotografia, in qualsiasi direzione e senza preconcetti, la memoria storica non si può seppellire perché rappresenta le fondamenta del sapere in tutti i settori, tuttavia è necessario stare al passo per continuare la lettura del tempo attraverso la contemporaneità.

 

COVER

Articolo e fotografie: Davide Rossi

Immagine di copertina:

fotografia di Davide Rossi, modella Alice Daniele
scattata con fotocamera 35mm, pellicola Kodak Tri-X 320 sovraesposta di 2 STOP e sottosviluppata N-1