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TOY CAMERA, non è un gioco

Articolo di Luigi Masin  

 

La semplicità disarmante con cui molti autori sono riusciti a creare vere e proprie opere fotografiche attraverso l’ utilizzo di fotocamere giocattolo, mi ha sempre attratto ed incuriosito.

Mi faccio sempre molte domande.

E cerco risposte!

 

Dove posso trovare tutte le risposte se non sperimentando con le stesse TOY CAMERA?

Ragionando sul fenomeno della Lomografia, termine che definisce un particolare approccio alla fotografia analogica e caratterizzato dall’impiego di una macchina fotografica a pellicola tradizionale 35 mm compatta, la LOMO, si potrebbe pensare che oramai non sia più soltanto un fenomeno di tendenza.

Avvolto dal romanticismo, mi sono procurato diverse Toy Camera e dando uno sguardo più da vicino a questi “oggetti plasticosi“, mi sono reso conto di non avere nulla in mano.
Inesistenti come struttura, due soli tempi di scatto 1/60 sec. e posa B, diaframma con sole o nuvole, lenti di plastica e messa a fuoco a stima.
Visti i risultati che si possono ottenere, raggiungo l’ importante traguardo mentale, che il mezzo fotografico non conta. O perlomeno non conta per un certo tipo di fotografia.

 

Parlando della Lomo devo dire che è una macchina fotografica completa, di produzione Russa degli anni Settanta poi ripresa da Lomography, ha diaframmi da F 2,8 a F 16 più la posizione automatica che si riferisce al tempo di scatto, messa a fuoco da 0,8 m all infinito, i tempi di scatto automatici in base ai diaframmi scelti.

Doppie o triple esposizioni, scelte di pellicole bianco nero o colore, scambi di sviluppo colore definiti CROSS PROCESSING per ottenere colorazioni particolari, poi ci sono le pellicole cinematografiche, le LOMO INSTANT.

Un mondo da scoprire in cui tuffarsi con curiosità e voglia di scoperta.

Ma chi l’ ha detto che è un gioco?

VENEZIA CON LA ZERO IMAGE CAMERA E PELLICOLA SUPER SCADUTA

 

 

e se vi piace l’ argomento potete cercare un buon libro

 

 

 

 

LIMES 120 camera, lens vs pinhole

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    camera builder: Daniele Sandri 

 

Piatto del giorno: fotocamera casalinga con intercambiabilità ottica/foro stenopeico (pinhole)

ingredienti: dorso hasselblad, obiettivo industar 110mm f/ 4.5, lattina di tè

costo totale attrezzatura/materiali: € 115,00

livello di difficoltà: medio

 


Costruirsi fotocamere, rende la fotografia ancora più piacevole e divertente.

Il limite di ciò che si può fare è solo quello dettato dalla fantasia.


Daniele Sandri, del gruppo di sperimentazione fotografica Branco Ottico, deve avere un demone nella sua testa, che a qualsiasi ora del giorno e della notte lo induce a creare oggetti fotografici bellissimi e perfettamente funzionanti.

E’ comunque un’ esperienza molto formativa che chiunque può fare, servono solo curiosità, fantasia ed un briciolo di conoscenza della camera oscura.

 

Dish of the day: home made camera with interchangeability of lens / pinhole


ingredients:
hasselblad film back, industar lens 110mm f / 4.5, tea can

total cost of materials: € 115,00

difficulty level: medium

 

 

Building cameras makes photography even more enjoyable and fun.
The limit of what can be done is only that dictated by the imagination.


Daniele Sandri, of the Branco Ottico photographic experiment crew, must have a demon in his head, which at any time of day or night causes him to create beautiful and fully functional photographic objects.

However, it is a very formative experience that anyone can do, only need curiosity, imagination and a bit of knowledge of the darkroom.

 

 

La “LIMES 120” è una vera fotocamera costruita partendo da un dorso medio formato HASSELBLAD, che ha ben due possibilità di utilizzo, se usata con l’ obiettivo industar 110mm permette il controllo dell’ esposizione grazie alla possibilità di gestire tempi e diaframmi situati sull’ obiettivo stesso, oppure può lasciare più spazio all’ avventura e alla poesia se usata invece con il foro stenopeico.

Perchè?

Perché avendo due possibilità aumenta il divertimento.

 

 

The “LIMES 120” is a real camera built starting from a HASSELBLAD medium format back, which has two possibilities of use, if used with the 110mm industar lens allows the control of the exposure thanks to the possibility to manage times and diaphragms located on the objective itself, or it can leave more room for adventure and poetry if used instead with the pinhole.

Why?

Because having two possibilities increases the fun.

 

 

” Questa volta oltre ad usare un obiettivo per medio formato, volevo poterlo smontare rapidamente per inserire un foro stenopeico, insomma il dorso con la relativa camera incollata avrebbe dovuto poter ospitare due sistemi diversi.

Utilizzare il barattolo di tè per montarci l’obiettivo Industar alla giusta distanza in modo da poter mettere a fuoco correttamente non è stato facile, bastano 2 o 3 millimetri per sbagliare il fuoco!
Dopo un paio di rullini ho trovato le giuste misure, anche se non rispettano quelle indicate sull’obbiettivo sovietico, ritengo l’ esperimento riuscito.”

L’ estetica è importante e le rifiniture arricchite di accessori come un vecchio esposimetro Zeiss e un mirino preso da una Polaroid, rendono la fotocamera di un irresistibile stile steampunk/pop

 

 

LIMES 120 with lens

 

 

” This time in addition to using a medium format lens, I wanted to be able to quickly remove it to insert a pinhole, in short, the back with its glued camera should have been able to accommodate two different systems.

Using the can of tea to mount the Industar lens at the right distance so you can focus properly was not easy, it takes 2 or 3 millimeters to make a mistake!
After a couple of rolls I found the right measures, even if they do not respect those indicated on the Soviet lens, I think the experiment was successful.”

The aesthetics are important and the finishes enriched with accessories like an old Zeiss exposure meter and a viewfinder taken from a Polaroid, make the camera an irresistible steampunk / pop style.

 

 

Limes 120 pinhole

 

ARTICOLO PUBBLICATO SU

 

 

Sperimentare con la fotografia, BrancoType 2018

Durante queste tre giornate del BrancoType Festival, immersi in un contesto paesaggistico e architettonico magico e accogliente, si sono incontrati bambini, adulti, inesperti e professionisti allo stesso livello, senza limiti di età o ambizioni di sorta, ma con una grandissima voglia di conoscersi, ascoltarsi, confrontarsi, mettere mano alla fotografia

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Aspettando il BRANCOTYPE Festival 2018

Articolo:  Aleks Falcone |  Fotografie:  Aleks Falcone, Marco Crivellaro

Happiness is a warm shot. I miei giorni al BrancoType

Colonna sonora: The Beatles, White Album.

 

Un festival di fotografia sperimentale è come un trentatré giri. Si porta le canzoni incise addosso.

Appoggi la puntina e gli eventi scorrono da sé. Basta ascoltare, guardare la copertina, leggere i testi.
Multimediale analogico.
Quando la musica finisce, il fruscio del solco centrale è il suono di ciò che del BrancoType Festival ti resta a girare dentro. Ma se non c’eri, tu che ne sai.

 

 

Track: Blackbird – Era la sera di un giorno duro, giovedì. La cordicella del vip pass s’arricciava.
C’era cibo rapido e vino frizzante.
C’erano artisti colorati, immagini in bianconero, creazioni.
Le foto esposte si lasciavano guardare. Hai visto quelle grandi, dipinte con la luce?

Poi è arrivata l’ora dell’esperimento.

You were only waiting for this moment to arise. Nell’abbassarsi delle luci, l’eccitazione delle cose imminenti.
Prima resta in luce solo il volto. Poi spegnete tutto, anche gli schermi in tasca.
C’è l’artista e una penna luminosa.

Avevi mai visto disegnare nel buio?

Il soggetto resta immobile, agli spettatori è concesso masticare. Apri e chiudi.

 

 

Track: Revolution 9 – Lo scatto è solo l’inizio del gioco. Il mattino di venerdì arriva come un’Alba bionda.
Sara ci racconta il suo modo di piegare le idee con le mani. Colla, oggetti, pennarelli, pensieri, pezzi di plastica e dubbi possono entrare dentro una immagine, basta trovare la porta. Nel mixer metti parole, burro e zucchero, poi immagini biscotti e sforni emozioni dalla stampante.

Tu comincia a fare.

Se serve, usa del cartone. Aggiungi un pezzetto alla volta. Se serve, usa la luce della finestra. Fai il ritratto al risultato e poi vai avanti.

Il talento è non sedersi, l’ispirazione non prende l’ascensore. Sara dice “prova!” e sorride. They are standing still. Tu stampane un’altra e ricominciamo. Io sbroglio la cordicella e vi raggiungo.

 

Track: Glass Onion – Il Banco Ottico (ricordi? Adams, volume uno), conoscerlo di persona è un’altra cosa.
Davide lo presenta a tutti, lui s’inchina e ciascuno avrà modo di sbirciare sotto il panno nero. La prima cosa è la luce. Metti a fuoco un bel volto smerigliato.
La foto segue come un testimone.
To see how the other half live.
Il cortile illuminato, consente varie riflessioni. Il pass è sulla schiena, maledetta cordicella.
Il passo successivo è la camera oscura.

 

 

Track: Savoy Truffle – È il luogo a luci rosse dove impressioni negative si fanno stampe.
Esser positivi, esser sensibili: assegni alle parole altri significati.
The sweat is gonna fill your head.

C’è della magia: dal telefono alla carta fotografica senza cavi e senza gettoni.

Al buio, conta fino a sedici in russo ad alta voce.
Più o meno il tempo che impiega la cordicella per attorcigliarsi, senza mani.
Abracadabra non è la parola giusta, ma è la prima che viene in mente. Fatto lo sviluppo, siamo fotografi adulti.

 

Track: Honey Pie – Passano torme di crepitanti dueruote odorose e vocianti.
Dentro, moduliamo Frequenze Visive, fotografia e pittura, impressioni su libri, vite, arte e altre sciocchezzuole importantissime.
Di tutte le parole, qualcuna ti colpisce, accende una idea, mostra qualcosa che credevi di sapere. Intanto lo stormo va via. Fossero state vespe, avrebbero nidificato.
Come and show me the magic.
Uno dei pionieri del cinema era un illusionista. Tu chiamala, se vuoi, lanterna magica. C’è stato un tempo in cui la Luna di Méliès era famosa.
You became a legend of the silver screen.

Noi ci guardiamo negli occhi, ridiamo.

 

 

Track: Dear Prudence – In fondo al giorno, intenso, ci dedichiamo a fotografie che fermano, per miracolo, identità temporanee, casuali, impreviste, imposte dalla malattia. Memorie di un tempo senza memoria.
Like a little child.
È il tentativo di raccontare un vuoto, la perdita di tutti i tuoi racconti, ricordi, cose, persone, affetti.
Let me see you smile again.
Ecco le foto, il video, le parole.
La serata – intensa, davvero – è breve.
Con gli occhi sullo schermo, sciolgo la cordicella. Una chitarra sottolinea il momento.

 

Track: While My Guitar Gently Weeps – È ora, mi spiace, andiamo, t’accompagno. E invece la fontana, il bambino con l’acqua, le auto che si fermano, guardano e vanno via, un sacco di parole sparse sulla panchina e no che non ti lamenti, continua a parlare.
I don’t know why nobody told you.
Finché il venerdì smette di scorrere e si ferma un attimo, prima di finire.

C’è quel silenzio del giorno prima che non c’è più.

Forse è il momento di salutare. Ciao, ci scriviamo.

 

Track: Don’t Pass Me By – È un sabato che sembra la dépendance di venerdì.

Tra noi c’era della chimica.

Ferrocianuro di potassio, se lo dici col tono giusto, fa paura.
Don’t make me cry, don’t make me blue.
E la cordicella s’arriccia come carta umida.
Se sai usare i pennelli, è ora di mostrarlo. Se sai usare il phon, anche. Il rullo è la felicità d’un fanciullino.
Stampo Roberta in negativo per fare impressione.
Abbronzarsi non è il vero scopo, ma è il primo che viene in mente.
Esponi cinque minuti, poi i tuffi.
I hear the clock a’ticking.
Sciacqua, risciacqua, ossida e poi il posto al sole.

 

 

Track: Cry Baby Cry – La pausa arriva fino al tramonto. L’ora che sboccia il teatro. In queste Stanze, al buio delle candele, silenzio, per favore, fate passare.
Alessandra cerca una uscita.
Perché solo visti da fuori siamo quel che siamo e non chi crediamo di essere.
Make your mother sigh: she’s old enough to know better.

Il fantasma era lei, la bambina lo sarà, nello specchio siamo tutti.

Ora accendi la luce, abbracciala e inchinati. Altrimenti non va via nessuno.

 

 

Track: Everybody’s Got Something to Hide Except for Me and My Monkey – Il sabato finisce in pizzeria. Discorsi leggeri, argomenti profondi.
The higher you fly, the deeper you go.
Ci vuole dell’alcol. La felicità è una pizza calda, quando hai fame.

 

Track: Why Don’t We Do It in the Road? – Metti una domenica mattina a parlare di composizione con ‘sta cordicella arravogliata al collo.
Why Don’t We Do It in the Road?
Poi qualcuno propone escursioni.
Why Don’t We Do It in the Road?
Ma è ora di pranzo. Aspettiamo il gran finale.

 

Track: Helter Skelter – Chiedi cos’è steampunk, ed ecco le macchine, i teschi, i dettagli rivelatori. Ci sono regine, armi grandiose, scene curiose. Il professore fuma la pipa.
I’m coming down fast but I’m miles above you.
È il futuro di un passato alternativo. Passiamo anche noi, prendiamo immagini e torniamo.
Dimentica tutto, allunga la focale e scatta. La ragazza beve del the, una lady alata è lì che non vola.
She’s coming down fast, yes, she is.
Seguili fuori. Orologio non è la parola giusta ma è la prima che viene in mente. Ora spostati, fa un passo indietro, look out, ‘cause here she comes, lasciala passare, cogli l’attimo della foto ricordo. Come se tutto ciò si potesse scordare.

 

 

Track: Happiness is a Warm Gun – Non ci pensi, ma tutto ha una fine. Finisce che nella foto ricordo ci sono pure io. La cordicella finalmente tranquilla.
The man in the crowd with the multicolored mirrors on his hobnail boots.
Non ci pensi subito, perché il fruscio ti resta a girare dentro. Aspetti finché smette. Ed è in quel preciso momento che comincia a mancarti.

Ma se non c’eri, tu che ne sai.

Bonus track: I’m So Tired.

 

 

 

Come costruirsi la propria Macchina Fotografica

articolo di DAVIDE ROSSI
" Ciao! Devo costruire delle fotocamere di cartone con scatole da scarpe, mi serve una cosa semplice e che funzioni bene perchè devo insegnare fotografia ai bambini in Albania e là non ci sono tante possibilità...

Inoltre servirebbe un modo per sviluppare istantaneamente le foto, ci dobbiamo arrangiare, non ci sono mica laboratori o cose simili, si può fare??
 Ah, una cosa importante, devo poter contare su tempi di posa abbastanza veloci, mica posso imbalsamare i bambini per fare una foto..."

"Ok, nessun problema!"

Questa espressione è un po’ il mantra del mio studio-laboratorio Fine Art Labo, risposi così anche a quelle strane domande fatemi da Corrado, che ho conosciuto in un social network.
Corrado, fotografo di mestiere, presta volontariato fin dall’infanzia, durante gli anni di attività in Italia, Africa e Albania, ha compreso a fondo l’importanza di aiutare persone più svantaggiate, cogliendo i valori di un reciproco arricchimento morale.

” Non mi sento rappresentato da questa società, sempre maggiormente basata sull’ipocrisia e sul cattivo esempio, promette ma non mantiene, mi sento cittadino del mondo e non prigioniero di un Paese… tanto meno di 4 mura.”

In Albania terrà dei laboratori didattici sulla fotografia, insieme ai bambini creerà delle macchine fotografiche partendo da una scatola da scarpe, aveva bisogno della mia collaborazione per raggiungere il suo scopo e si presentò nel mio studio con una scatola, nastro adesivo, forbici, taglierino e puntatrice.

” sono mesi che studio la situazione a Scutari, Albania, la mia intenzione è svolgere in loco il lavoro di fotografo una volta finito il periodo di volontariato. Vorrei poter fare un vero e proprio reportage assistito dalla mia compagna Federica.”

Corrado aveva già costruito un prototipo che si basava sul principio del foro stenopeico.

Esso fonda il proprio funzionamento sull’ esempio dell’occhio umano, stiamo parlando di intuizioni ed accostamenti alla camera oscura, fatti da Leonardo Da Vinci intorno al 1500.

costruirsi la propria macchina fotografica - occhio

Il foro stenopeico, ovvero un semplice forellino di qualche decimo di millimetro sulla superficie di un oggetto, lascia passare una parte dei raggi luminosi i quali vengono proiettati all’interno dell’oggetto stesso formando un’immagine che ha due caratteristiche, quella di essere reale, quindi proiettata su uno schermo e quella di essere capovolta.

costruirsi la propria macchina fotografica - Camera ObscuraQuesto genere di fotografia ha caratteristiche molto particolari, estesa profondità di campo, nitidezza limitata ed ha bisogno di molta luce per compensare le dimensioni infinitesimali del forellino, che spesso costringe a tempi di posa molto lunghi.

Corrado definisce il suo prototipo “scatola fotografica professionale” poiché è costruita con una lente di ingrandimento biconvessa al posto del forellino, la quale fornisce una lunghezza focale di 90mm e permette una apertura fissa di f2, garantendo una luminosità eccellente e di conseguenza un tempo di posa breve, che calcolai in 1/60 all’ombra.
Il risultato fotografico si discostava dal classico foro stenopeico.
Il progetto necessitava però di diverse modifiche per poter funzionare bene e dare un risultato fotografico di impatto, costante. La volontà e era quella di creare un oggetto da poter riprodurre in serie facilmente, costituito di materiali reperibili nel cassetto della credenza.

 

 

Decisi di usare della carta fotografica diretta come materiale sensibile da porre dentro la “scatola fotografica”, è l’unica via per poter sviluppare delle foto in luce di sicurezza di una camera oscura improvvisata, magari trasportabile. Un bel vantaggio per chi può contare solo sulle proprie risorse e si trova in giro per il mondo, l’ unico problema da superare è la bassissima sensibilità delle carte che si aggira intorno a ISO 3 e che in genere costringe a tempi di posa molto lunghi.

La scatola prototipo era stata arricchita da un sistema di messa a fuoco mobile costituito da una scatola più piccola che scorre all’interno di quella più grande e con un bellissimo vetro smerigliato fatto con il nylon di una sportina. Visione progettuale affascinante, ma poco funzionale, la scatola tirava dentro parecchia luce……
Ovviai al problema con un piccolo pezzo di stoffa nera posto sulla sezione della scatola dedicata alla messa a fuoco.
Adesso mancava un otturatore, la lente usata è talmente luminosa da non poter permettere il classico uso di un tappo per eseguire la posa, tutti i risultati davano una forte sovraesposizione.

Serviva una cosa facile da usare e costruire, che permettesse di ottenere un tempo di otturazione di 1/60 di secondo circa. Mi inventai una tendina a tenuta di luce fatta di cartoncino e pass-partout, per azionarla è sufficiente tirarla con la mano, si presenta brutta da vedere, ingombrante, ma funziona.
Ultimate le modifiche ed aggiustato il prototipo, iniziammo una sperimentazione estenuante, fatta di fondamenti di fotografia e tentativi di esposizione. La lunga giornata di lavoro condusse a dei buoni risultati, la messa a fuoco variabile si confermò efficace per le foto di ritratto.

 

” In Africa vado in Togo tramite l’associazione Oltre i Confini Onlus (alla quale è possibile destinare il 5×1000). Là il compito dei volontari è quello di costruire una scuola. Abbiamo scelto questa destinazione perché ci da la possibilità di vivere assieme alle persone del posto, in quel villaggio manca anche l’indispensabile come l’acqua e la corrente elettrica.

La soddisfazione più grande? Ricevere un grazie o un sorriso sincero ma soprattutto vedere che unendo le conoscenze e le forze si possono ottenere risultati inimmaginabili”