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How to make paper negative

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    

 

Avete dei files che vorreste stampare in qualche modo particolare, ma i metodi commerciali vi vanno stretti perché sono sempre quelli e uguali per tutti?

Magari avete quello scatto fatto con lo smartphone, in cui avete fermato un istante bellissimo, magari volete fare un regalo, oppure siete semplicemente curiosi di provare qualcosa di nuovo e semplice sul processo di stampa?

In questo esperimento vi mostreremo come creare un negativo fatto di carta per fotocopie, stampata con la stampante inkjet che avete in casa.

Do you have any files that you would like to print in some particular way, but the commercial digital print does not satisfy you because it is trivial and the same for everyone?

Maybe you have that shot made with your smartphone in which you stopped a beautiful moment, maybe you want to make a gift or are you simply curious to try something new and simple on the printing process?

In this experiment we will show you how to create a negative made of photocopy paper, printed with the inkjet printer you have at home.

 

 

La facilità di procedura è un invito per tutti a provare, ma è solo un passo iniziale, perché poi il negativo servirà a creare stampe a contatto con tecniche come la cianotipia, la carta salata, la stampa bruna, metodi di stampa affascinati, che si usavano tra il 1840 e il 1870.

Ma vedremo nel video, come la tecnica spiegata sia anche utile per realizzare direttamente delle stampe finali caratterizzate da una scelta particolare di cartoncini colorati o pregiati.

Certamente il risultato ottenuto con questa tecnica non ha doti particolari di ricchezza di dettagli o risolvenza, anzi, diciamo che in questo caso il lato della precisione tecnica non ci interessa proprio.

 

The ease of procedure is an invitation for everyone to try, but it is only an initial step, because the negative will serve you to create prints with techniques such as cyanotype, salted paper, brown print, fascinating printing methods, which were used between 1840 and 1870.

But we will see in the video how the technique explained is also useful for directly making the final prints characterized by a particular choice of colored or precious Fine Art paper.

Certainly the result obtained with this technique does not have particular qualities of  of details or resolution, indeed, we say that in this case the technical precision part does not really interest us.

 

 

 

Sperimentare e giocare “senza porsi limiti di sorta o di casta” è indubbiamente tra le cose più coinvolgenti della fotografia, questo per chi ha la capacità di mettersi in gioco sempre.

Buona visione e buon esperimento da Michele Farinelly e Davide “Canesciolto” Rossi

 

Experimenting and playing without setting limits is undoubtedly among the most engaging things in photography, this for those who have the ability to always get involved.

We wish you a good photographic experimentation

Michele Farinelly and Davide “Canesciolto” Rossi

 

 

 

 

 

 

BERTHA, first one square meter photo shoot

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    
Focus technician: Silvio “Spillo” Gianesella 
Photography Backstage: Marco Crivellaro
Video Backstage: Marco Oppici

 

Questa carta fotografica è rimasta ad aspettarci per quasi quaranta’ anni, un rotolo di ben cinquanta metri marchiato ULTRA N314, pronto a prendere vita attraverso la luce.

L’ abbiamo sperimentata durante il primo test per lo scatto fotografico di oltre un metro quadrato, con la nostra gigantesca fotocamera Bertha.

This photographic paper has been waiting for us for almost forty years, a roll of fifty meters marked ULTRA N314, ready to come to life through light.

We experimented with it during first test for the photographic shot of over a square meter, with our gigantic camera Bertha.

 

 

Con questa avventura ci siamo resi conto di quanto sia difficile gestire anche solo la messa a fuoco durante le operazioni di scatto, una fotografia di queste dimensioni complica anche le fasi del processo chimico, per cui servono spazio, delicatezza e pazienza.

Il semplice caricamento del dorso porta pellicola, molto pesante perché la struttura deve garantirne la stabilità, rischia di far muovere il telaio della fotocamera con la conseguenza della perdita del punto di messa a fuoco, rischio molto elevato nonostante le dimensioni ed il peso di BERTHA, la quale ha un’ estensione del soffietto di quasi quattro metri.

Prima di tutto è stato necessario preparare il soggetto e scattare la fotografia in open flash, questo perché il nostro obiettivo 1000mm f 6.3 non ha otturatore e la carta fotografica richiede molta luce per la sua bassissima sensibilità.

 

With this adventure we realized how difficult it is to manage the focus during shooting, a photograph of this size also complicates the phases of the chemical process, space, delicacy and patience are needed.

The simple loading of the film holder back, very heavy because the structure must guarantee its stability, risks making the camera move with the consequence of the shifting of the focusing point, a very high risk despite the size and weight of BERTHA, which it has a bellows extension of almost four meters.

First of all it was necessary to prepare the subject and take the photograph in open flash, this is because our 1000mm f 6.3 lens has no shutter and the photographic paper requires a lot of light due to its very low sensitivity.

 

 

 

Abbiamo testato la carta fotografica diretta per controllare la sensibilità ed eseguito lo scatto con due generatori flash con una potenza totale di 4000 w/s, l’ inversione diretta con il nostro kit Roba Apposta ci ha lasciati senza parole.

Con questo progetto intendiamo realizzare ritratti in formato gigantesco, creando eventi dal vivo e mostre istantanee grazie alla possibilità di sviluppare subito le fotografie, condividendo l’ esperienza con le persone che parteciperanno.

 

We tested the direct photographic paper to check the sensitivity and shot with two flash generators with a total power of 4000 w / s, the direct inversion with our Roba Apposta kit left us speechless.

With this project we will take photographs of portraits in gigantic format, creating live events and instant exhibitions for the possibility of immediately developing the photographs, in this way we will be able to share the experience with the people who will participate.

 

 

 

 

 

 

Its name is BERTHA and it will be the protagonist of the largest slide ever made

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    
Backstage & Video: Davide “canesciolto” Rossi   

 

 

Si chiama Bertha, è una gigantesca fotocamera costruita per il desiderio di scoprire cosa la fotografia può rivelare oltre certi limiti.

Dal primo momento in cui ho iniziato a sperimentare ho intuito che ci sono ancora molte strade da percorrere, passato e presente si possono fondere, così come vecchie e nuove tecnologie, le conoscenze storiche possono trovare nuove interpretazioni contemporanee.

Questa fotocamera, che ha un’ area sensibile di metri 1,10×1,10, un tiraggio del soffietto di circa 4 metri e un obiettivo da 1000mm f6.3, è in grado di realizzare delle fotografie di ritratto in modalità macro.

It’s called Bertha, it’s a gigantic camera built out of a desire to find out what photography can reveal beyond certain limits.

From the first moment I started experimenting I sensed that there are still many ways to go, past and present can merge, just as old and new technologies, historical knowledge can find new contemporary interpretations.

This camera, which has a sensitive area of 1.10×1.10 meters, a bellows draft of about 4 meters and a 1000mm f6.3 lens, is capable of taking portrait photographs in macro mode.

 

 

Infatti alla massima estensione del soffietto, il rapporto di ingrandimento raggiunge il 3:1, cioè i soggetti possono essere fotografati con una dimensione finale fino a tre volte maggiore di quella reale, ho studiato questa misura per ottenere un primo piano che potesse riempire bene un’ area sensibile di oltre un metro quadrato.

I primi test si sono rivelati una sorpresa, ho scoperto che al massimo tiraggio del soffietto, la profondità di campo a diaframma completamente chiuso è di circa 4cm, una vera sfida riuscire a gestire uno scatto fotografico di questo tipo.

Bertha è stata progettata e costruita quasi completamente dal Branco Ottico, fatta eccezione della parte relativa al vetro smerigliato e portapellicola, per i quali ci siamo affidati ad un professionista dei serramenti in alluminio.

 

In fact, at the maximum extension of the bellows, the magnification ratio reaches 3: 1, that is the subjects can be photographed with a final size up to three times greater than the real one, I studied this measure to obtain a close-up that could fill a well sensitive area of over one square meter.

The first tests turned out to be a surprise, I discovered that at the maximum draft of the bellows, the depth of field with a fully closed diaphragm is about 4 cm, a real challenge to manage a photo shoot of this type.

Bertha was designed and built almost entirely by the BRANCO OTTICO crew, with the exception of the part relating to the ground glass and film holder, for which we relied on a professional in aluminum frames.

 

 

 

Tutto il telaio che sostiene la grande fotocamera è modulabile e completamente di metallo pesante per sostenere i movimenti senza perdere stabilità, è stato progettato da Donato Rizzo, esperto in lavorazioni meccaniche del Branco Ottico.

L’ idea principale è di utilizzare la gigantesca fotocamera per realizzare opere uniche con il processo chimico da noi messo a punto, il kit di inversione ROBA APPOSTA, che è in grado di invertire in positivo tutte le carte fotografiche e pellicole bianco e nero.

Per gli scatti utilizzeremo sia carta fotografica che pellicola in rotoli di larghezza 1m, siamo attrezzati di una camera oscura mobile che usiamo anche per ritratti in esterno, performance live e manifestazioni fotografiche.

 

The whole frame supporting the large camera is modular and completely made of heavy metal to support movements without losing stability, was designed by Donato Rizzo, expert in mechanical processing of the Branco Ottico crew.

The main idea is to use the gigantic camera to create unique works with the chemical process we have developed, the ROBA APPOSTA inversion kit, which is able to positively reverse all photographic papers and black and white films.

For the shots we will use both photographic paper and film in rolls of 1m width, we are equipped with a mobile darkroom that we also use for outdoor portraits, live performances and photographic events.

 

 

I primi test sono previsti nei prossimi giorni e li eseguiremo con un dorso riduzione di 50x60cm.

Programmeremo lo scatto fotografico in diapositiva da oltre un metro quadrato per i primi mesi del 2020, poi faremo un tour per ritrarre soggetti “on the road” su carta fotografica diretta e camera oscura mobile.

 

The first tests are scheduled for the next few days and we will perform them with a 50x60cm back reduction.

We will program the photographic shot on a slide of over one square meter for the first months of 2020, then we will take a tour to portray subjects “on the road” on direct photographic paper and mobile darkroom.

 

 

 

 

 

 

 

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ROBA APPOSTA tour in Sicilia

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
fotografie di Nicola Bevilacqua

 

Roba Apposta tour, un passo importante perché abbiamo voluto portare il nostro modo di interpretare la fotografia a contatto diretto con la gente della Sicilia, in un programma particolarmente carico.

 

 

Questa terra ti coglie di sorpresa, con i suoi profumi, i sapori, i contrasti, ho imparato a mio rischio e pericolo che a Catania si chiama Arancino e invece a Palermo Arancina, mi ero proposto di controllarmi con il cibo, per fortuna che poi non è andata così…

giovedì 9 maggio arancino, diavola e gelato al pistacchio

arrivo a Catania, accolti dalla splendida ospitalità di Sebastiano & Co, ci dirigiamo subito alla festa di Sant’ Alfio a Lentini, un momento di straordinaria   partecipazione popolare, ci attende una bellissima serata di ritratti e conosciamo il gruppo di sperimentazione fotografica IKOS PHOTO durante una mostra sulla cianotipia.

venerdì 10 maggio granita alla mandorla e brioches

abbiamo appuntamento con i ragazzi dell’ Accademia di Belle Arti di Catania, un incontro esaltante, sono molto colpito dalla loro curiosità e voglia di imparare, la nostra passione li coinvolge e ci seguono oltre l’ orario di scuola

venerdì 10 maggio in serata, arancini e birre in quantità

presentiamo nello studio dell’ associazione SPOT22, la nostra chimica di inversione per carte e pellicole ROBA APPOSTA, realizziamo ritratti su carta fotografica e su pellicole X Ray

 

sabato 11 maggio arancine al ragù

è la volta di prendere il treno per Palermo, ci aspetta un workshop unico organizzato con gli amici di Palermofoto, si tratta di scattare fotografie su carta fotografica diretta e invertirle in positivo con il kit Roba Apposta, tutto con fotocamere grande formato messe gentilmente a disposizione da MCR Cameras di Mimmo Cangemi.

La cosa veramente interessante è che ci sposteremo per la città sfidando le nostre forze e il traffico cittadino

 

 

domenica 12 maggio, da Gigi panino con porchetta e vino locale

si parte con dei test per stabilire la corretta sensibilità della carta fotografica Ilford Multigrade RC da usare con luce naturale, siamo a 3 iso.

Si scende nel traffico cittadino tra divertimento e adrenalina, poi si corre in camera oscura per vedere i risultati dei pezzi unici, alcune immagini sono davvero notevoli.

C’ è tempo per un altro giro di foto, in conclusione si sfoggia la camera 11×14″ per qualche ritratto nello studio di palermofoto

 

 

lunedì 13 maggio, panino con la milza da Rocky

a spasso per la città come i turisti, poche foto, tanti passi, circa 22.000, è il momento di un gelato epico, pistacchio, zuppa inglese, cassata

martedì 14 maggio, tagliata di tonno alla griglia e spiedini siciliani (da sudorazione fredda)

è il giorno in cui fotografiamo per noi, si srotolano pellicole, meno di quante vorremmo

mercoledì 15 penne con pesce spada

siamo nel luogo dove ho mangiato il gelato più buono di tutta la mia vita, “Sferracavaddu”, la partenza è prossima, neanche il tempo delle lacrime, che vediamo la Sicilia dall’ alto.

 

 

 

Il Teatro urbano e la fotografia lenta

workshop con la Roba Apposta a cura di Palermofoto e Branco Ottico

video a cura di Alessandra Bagnasco

 

 

Chi trova una pellicola, trova un tesoro

Articolo di Marco Mancini  

 

La prima volta è successo per caso.

Curiosando tra le fotocamere d’ epoca, vendute a pochi euro ai mercatini, trovai una pellicola.

Ho pensato di prenderla per esercitarmi nella fase di sviluppo, inizialmente era solo un test di abilità.

Scoprii che l’ argento impressionato dalla luce sopravvive al tempo per raccontare storie di altre epoche, trovare rullini dispersi per svilupparli è diventata come la ricerca del tesoro nascosto.

L’ emozione che mi assale subito dopo l’ apertura della tank, è qualcosa di indescrivibile, lo spazio e il tempo si deformano e ciò che appare da quei fotogrammi fa palpitare il cuore.

Momenti di vita quotidiana, persone sconosciute ti guardano da un’ altra epoca, paesaggi e città non più riconoscibili e che sono mutate con il tempo.

Però non sempre l’ impresa riesce, cercare di individuare i giusti parametri per lo sviluppo è fondamentale, servono esperienza e intuito, conditi da un pizzico di fortuna.

Certo, se la pellicola è stata aperta ed ha preso luce, il gioco non funziona naturalmente.

Sono diversi gli episodi che oramai mi vanto di raccontare, il rullo più interessante e allo stesso tempo più complicato per l’ individuazione del giusto sviluppo, mi ha dato le più grandi soddisfazioni perché sono riuscito a ricostruire la sua provenienza.

 

 

L’ ho trovato dentro una fotocamera Kershaw Eight-20 Penguin, una macchina a soffietto verticale che porta il formato pellicola 120, fu prodotta dal 1946 dalla Kershaw-Solo, ben pochi i settaggi disponibili, due diaframmi, quattro tempi di posa e messa a fuoco fissa.

La pellicola in questione è una GRATISPOOL, marchio nato a Glasgow nel 1930, diventò molto popolare per la pubblicità che recitava:

mandaci i rulli da sviluppare e noi ti mandiamo gratis una stampa formato cartolina ed un rullo nuovo da utilizzare

Dopo aver chiesto consiglio ad un amico, ho sviluppato la pellicola in Rodinal 1+50 per 16 minuti a 20 °C, questo è bastato per attivare la macchina del tempo e farmi viaggiare all’ interno dei 4 fotogrammi ben visibili che mi hanno fatto prima sorprendere e poi emozionare.

 

 

Come un cocciuto detective ho cercato di ricostruire le informazioni utili ad individuare le origini delle fotografie attraverso ciò che vedevo nei fotogrammi, difficilissimo senza riferimenti.

Ma un punto di partenza in realtà c’ era!

Dall’ ingrandimento dei numeri di targa delle auto parcheggiate, sono risalito al codice che mi ha permesso di interpretare il significato e quindi la provenienza. Sono targhe britanniche anteriori al 1975, i codici indicano le città di Huddersfield, lancashire e Leeds.

Ho quindi interrogato Street View per trovare il posto esatto ed ho identificato anche la via da dove è stata presa la foto.

A quel punto ho chiuso il cerchio e ricostruito la storia di quel rullino. Purtroppo non conosco chi ha fatto quelle fotografie e mi chiedo che strada abbia fatto quella pellicola per arrivare al mercatino di Roma.

 

 

 

Spesso guardo quei fotogrammi e rimango colpito, la fotografia è l’ unico strumento in grado di indagare a fondo nel mistero del tempo.

Oggi scatterò alcune foto e non svilupperò la mia pellicola.

 

 

 

 

Open Day Fotomatica, quando la passione ti trascina in camera oscura

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
backstage di Daniele Sandri, Nicola Bevilacqua, Luigi Masin      
riprese video: Nicola Bevilacqua, Luigi Masin       
montaggio video: Davide “Canesciolto” Rossi

Open Day Fotomatica, in molti si sono lasciati piacevolmente trascinare in camera oscura, tra appassionati e curiosi l’ afflusso è stato superiore alle aspettative.

L’ occasione era ghiotta, Branco Ottico ha presentato il nuovo kit di inversione per carte e pellicole, chiamato ROBA APPOSTA, un momento perfetto per confrontarsi, sfogare la propria curiosità e divertirsi.

 

 

L’ ottima organizzazione ha permesso di gestire in modo ottimale tutte le sessioni di ritratto previste, su prenotazione i diversi gruppi sono stati suddivisi tra sala posa e camera oscura.

La giornata non ha consentito pause, alcuni dei fortunati si sono potuti portare a casa il proprio ritratto in grandissimo formato, che hanno visto nascere e diventare un positivo, alla regia fotografica, Lina Bessonova e Davide Rossi.

 

 

Come al solito stile del Branco Ottico, le sessioni di ritratto sono state gestite come una sorta di teatro improvvisato, infatti i partecipanti si sono ritrovati a prendere parte attivamente alle fasi di scatto e sviluppo, il tutto non senza colpi di scena.

 

 

 

 

ROBA APPOSTA black and white reversal kit OFFICIAL PAGE

 

 

Reportage a São Tomé, uno scatto atteso

Fotografie: Angelo De Poli  |  Articolo: Annick Emdin

Che lente mi porto?

L’aereo parte alle 4 del mattino, tutto è pronto, ma la domanda resta.

L’ombra di Salgado mi sfiora la spalla, la pellicola, sussurra, dovresti portare la pellicola.

Ripenso al Tibet e al Nepal, 20 giorni di marcia, ripenso all’Iran, dove come un pazzo battevo alle porte dei venditori persiani, scusate non è che per caso avete dei rullini in bianco e nero? Sì, cinesi, marca Lucky.

Ripenso all’Islanda, alle Azzore, là già sapevo che mi aspettava la natura incontaminata.

Ma domani vado nell’Africa Nera.
Salgado mi fa l’occhiolino.
Metto le pellicole nello zaino.
Si parte!

 

São Tomé e Principe sono due isole all’equatore in mezzo all’Atlantico.

Cammino in mezzo a paesaggi spettacolari, attraverso villaggi e paesi dove ogni volto sembra chiamare l’obiettivo. C’è polvere, fango o pioggia ovunque. Una lente piccola e un teleobiettivo, decido, il vecchio 180mm f2.8, anche per la digitale, compatto, un bello sfocato. Ma 28, 35 o 50mm?

Penso al peso…. mi dovrò portare tutto addosso. Ma poi ho una visione. È un uomo in posa, stagliato nel sole. E decido. Il 50mm, perché farò un ritratto.

 

 

La pellicola è diversa dal digitale. L’alchimia della stampa, toccare la carta, bagnarsi le mani, l’odore, la scrittura della luce. Ogni scatto è unico, un’opera d’arte.

Certo ha i suoi contro. Lo scatto va scelto, le foto a colori sono un casino, niente autofocus, rullini che insieme pesano come piombo e che al minimo errore si bruciano, e non puoi mostrare lo scatto a chi ha posato. Con il digitale invece posso scattare all’infinito, ma niente è unico, niente è un miracolo.

Così me le porto entrambe, la digitale al fianco della FM2.

La FM2 è piccola, il rumore del click con specchio e tendine in movimento è entusiasmante, ti invoglia a farti sotto perché lo scatto “buono” te lo devi guadagnare, sogni in anticipo quello che potrà essere il risultato e il sogno dura parecchi giorni, in pratica è un generatore di serotonina e hai sempre il sorriso quando la usi.

 

A São Tomé scatto 3000 digitali e 6 rullini 35 mm.

Il giorno stesso in cui torno, corro da Davide. Me ne frego delle digitali, perché so dov’è la foto. Sì, ho sbagliato qualche esposizione, bruciato qualche posa. Ma lui c’è. Quando sviluppiamo, siamo così eccitati che usiamo il phon per fare prima ad asciugare la carta.

Ed eccola.  

La foto che mi si era presentata alla mente prima ancora di scattarla.
Un uomo africano, magnifico, a torso nudo, che tiene in braccio la sua bambina.

 


 

Angelo De Poli vive a Rovigo e si interessa principalmente alla fotografia di reportage e di ritratto. Negli ultimi anni ha partecipato all’edizione di alcuni libri naturalistici sul Delta del Po come fotografo e curatore, è stato pubblicato in riviste culturali, ha realizzato numerosi cataloghi di moda, book fotografici per musicisti ed artisti in genere e ha curato diverse mostre personali e collettive. Collabora con associazioni che si occupano di tematiche sociali, con cui recentemente ha realizzato e curato progetti in cui la fotografia è principale elemento di comunicazione. Da qualche anno ha ripreso in mano la pellicola, seguendo la filosofia secondo la quale una fotografia non è tale finché non è stampata ed è opera d’arte solo se è unica e irripetibile.

 

 

 

 

 

Telegramma di vetro dal passato

Articolo e stampa: Davide Rossi |  Fine Art Labo

A volte per viaggiare nel tempo basta andare ad un mercatino di paese

Mauro ha trovato la macchina del tempo tra le cianfrusaglie di una bancarella sotto il sole.

Non delle semplici fotografie, ma delle vere e proprie matrici, negativi in lastra di vetro provenienti da un altro tempo sono rimasti in attesa di essere raccolti in modo da poter raccontare una storia, le loro origini sono indicativamente dei primi decenni del ‘900.

 

 

Le lastre hanno aspettato per anni, hanno subito umidità, sono state trasportate in cassette senza alcuna precauzione, sbattute con altri oggetti, eppure il loro destino era quello di incontrare ancora una volta la luce dell’ ingranditore fotografico, di essere lette e proiettate nella tenue atmosfera della camera oscura.

Sorridendo Mauro mi ha detto di guardare se c’ era qualcosa da stampare, mi sono preso un poco di tempo per dedicare loro la giusta attenzione, quando è arrivato il momento ho guardato attentamente le lastre e mi sono emozionato.

Durante le fasi di stampa in camera oscura, ho viaggiato tra le storie di quelle persone ritratte che mi guardavano, è sorprendente come il tempo in alcuni casi si possa annullare, quelle scene di vita quotidiana, i ritratti, si ha la sensazione che tutto stia fermo da quasi cento anni.

 

 

Per l’ occasione ho sfoggiato l’ abito della festa, non potevo certo apparire inadeguato, ho preso un pacco di carta fotografica fotosensibile baritata, anche lei in attesa di incontrare il giusto destino, ho seguito il rito magico della stampa argentica con tutta l’ attenzione e la cura necessarie. Ecco che la bellezza era lì davanti ai miei occhi, è proprio così che sarebbero state stampate queste fotografie, in un’ altra epoca.

Ho deciso di fare un viraggio seppia per dare un tono ancora più caldo alla carta, quello che si percepisce guardando attentamente queste immagini, è una notevole ricchezza di dettaglio data dalla misura della lastre 9x12cm e una tridimensionalità straordinaria che mette quasi soggezione.

E’ il tempo il nostro bene più prezioso, queste stampe ne sono prova inconfutabile, in qualche modo sono anche la conferma che la fotografia si può prendere gioco del tempo, il quale a volte simpaticamente le sorride facendosi da parte.

 

 

Le stampe delle lastre ritrovate

 

Quando i fotografi erano ricchi

Introduzione e intervista: Davide Rossi 

 

Qualsiasi lavoro si faceva col sorriso e le idee venivano fuori sorridendo

Sergio Maraboli, classe 1945, ci racconta svariati episodi estratti da oltre quarant’ anni di carriera professionale nel mondo della fotografia pubblicitaria.

Professionista dal 1974, oggi lavora ancora come collaboratore nello studio delle sue ex assistenti.

Di cose da dire e insegnare ne ha veramente tante il buon Sergio, le sue storie sono intrise di emozioni di un’epoca in cui il mestiere del fotografo, era circondato da un’ alone di rispetto per la propria figura professionale.
Le idee creative facevano la differenza ed il valore economico delle prestazioni non aveva prezzo.

Negli anni ottanta sei foto potevano costare sei milioni di lire, un servizio fotografico di un lavoro creativo con la vendita dei diritti sulle immagini, poteva valere una Range Rover nuova di zecca.

Il lavoro era tale da poter scegliere quello che si preferiva, si poteva viaggiare giorni all’estero per qualche scatto soltanto, ci si compravano attrezzature mostruose con i soldi nelle tasche…

Certo che nulla era regalato, solo che creatività e capacità venivano ampiamente riconosciute, anche perché potevano far decollare brand e prodotti in breve tempo.

I fotografi erano pochi e preparatissimi.

 

Alcune fotografie di Sergio Maraboli

Come è stata fatta?

 

Ma niente nostalgie, le cose sono cambiate e si va avanti inseguendo i mutamenti in tutte le professioni, una cosa non è più la stessa ci dice Sergio, il modo leggero e divertente con cui si affrontava il lavoro, lo scambio diretto e piacevole tra soggetti e professionisti, la spinta emotiva nel creare sempre nuove idee da proporre al cliente, non c’erano budget, si faceva quello che c’era da fare.

Ecco una buona storia raccontata direttamente dalla voce del protagonista, il quale ci spiega anche come si facevano le elaborazioni delle immagini prima dell’arrivo di photoshop.

 

Ascolta l’intervista: