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ROBA APPOSTA tour in Sicilia

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
fotografie di Nicola Bevilacqua

 

Roba Apposta tour, un passo importante perché abbiamo voluto portare il nostro modo di interpretare la fotografia a contatto diretto con la gente della Sicilia, in un programma particolarmente carico.

 

 

Questa terra ti coglie di sorpresa, con i suoi profumi, i sapori, i contrasti, ho imparato a mio rischio e pericolo che a Catania si chiama Arancino e invece a Palermo Arancina, mi ero proposto di controllarmi con il cibo, per fortuna che poi non è andata così…

giovedì 9 maggio arancino, diavola e gelato al pistacchio

arrivo a Catania, accolti dalla splendida ospitalità di Sebastiano & Co, ci dirigiamo subito alla festa di Sant’ Alfio a Lentini, un momento di straordinaria   partecipazione popolare, ci attende una bellissima serata di ritratti e conosciamo il gruppo di sperimentazione fotografica IKOS PHOTO durante una mostra sulla cianotipia.

venerdì 10 maggio granita alla mandorla e brioches

abbiamo appuntamento con i ragazzi dell’ Accademia di Belle Arti di Catania, un incontro esaltante, sono molto colpito dalla loro curiosità e voglia di imparare, la nostra passione li coinvolge e ci seguono oltre l’ orario di scuola

venerdì 10 maggio in serata, arancini e birre in quantità

presentiamo nello studio dell’ associazione SPOT22, la nostra chimica di inversione per carte e pellicole ROBA APPOSTA, realizziamo ritratti su carta fotografica e su pellicole X Ray

 

sabato 11 maggio arancine al ragù

è la volta di prendere il treno per Palermo, ci aspetta un workshop unico organizzato con gli amici di Palermofoto, si tratta di scattare fotografie su carta fotografica diretta e invertirle in positivo con il kit Roba Apposta, tutto con fotocamere grande formato messe gentilmente a disposizione da MCR Cameras di Mimmo Cangemi.

La cosa veramente interessante è che ci sposteremo per la città sfidando le nostre forze e il traffico cittadino

 

 

domenica 12 maggio, da Gigi panino con porchetta e vino locale

si parte con dei test per stabilire la corretta sensibilità della carta fotografica Ilford Multigrade RC da usare con luce naturale, siamo a 3 iso.

Si scende nel traffico cittadino tra divertimento e adrenalina, poi si corre in camera oscura per vedere i risultati dei pezzi unici, alcune immagini sono davvero notevoli.

C’ è tempo per un altro giro di foto, in conclusione si sfoggia la camera 11×14″ per qualche ritratto nello studio di palermofoto

 

 

lunedì 13 maggio, panino con la milza da Rocky

a spasso per la città come i turisti, poche foto, tanti passi, circa 22.000, è il momento di un gelato epico, pistacchio, zuppa inglese, cassata

martedì 14 maggio, tagliata di tonno alla griglia e spiedini siciliani (da sudorazione fredda)

è il giorno in cui fotografiamo per noi, si srotolano pellicole, meno di quante vorremmo

mercoledì 15 penne con pesce spada

siamo nel luogo dove ho mangiato il gelato più buono di tutta la mia vita, “Sferracavaddu”, la partenza è prossima, neanche il tempo delle lacrime, che vediamo la Sicilia dall’ alto.

 

 

 

Il Teatro urbano e la fotografia lenta

workshop con la Roba Apposta a cura di Palermofoto e Branco Ottico

video a cura di Alessandra Bagnasco

 

 

Venice, a sexy, surreal day

Photographs and story: Davide Rossi   Hair & Make Up: Salone Emanuela

 

Faccio un sogno surreale!

Mi trovo in una città sospesa tra acqua e cielo, un luogo incantato e romantico nel quale anche il clima, imprevedibile e unico, rafforza l’impressione di vivere un miraggio.

La riconosco, è Venezia!

I make a surreal dream!

I am in a city in suspension between water and sky, a romantic and enchanted place at the same time, where even the climate, unpredictable and unique, reinforces the impression of living a mirage.

I recognize it, it’s Venice!

 

Ecco che nella confusione di una località gremita di turisti, incontro due bellissime ragazze nordiche, dai tratti angelici e dall’incredibile rassomiglianza, ho con me un’Hasselblad e una Tachihara 4×5”, tantissime pellicole bianco nero e colore tra cui delle meravigliose Kodak Ektachrome.

Eline e Florence mi sorridono in modo perpetuo ed apprezzano la mia disponibilità a fare loro da guida verso l’ hotel, si trova a pochi passi dalla meravigliosa piazza S Marco.

Here is that in the confusion of a town full of tourists, I meet two gorgeous nordic girls, with angelic features and incredibly resembling, I have with me one Hasselblad and one Tachihara 4×5 ” cameras, lots of black and white and color films including the wonderful Kodak Ektachrome.

Eline and Florence smile at me continuously and they appreciate my willingness being their guide to the hotel, it’s just a few steps from the wonderful Piazza S. Marco.

 

Giunti a destinazione assistiamo subito ad una commedia teatrale tipica del posto, colorata di strane vicende quotidiane e da espressioni in dialetto veneziano traducibili anche per uno straniero. Protagonista della scena è l’addetta alla reception, io non le sono simpatico.

Ancora meno quando le mie amiche mi invitano nella loro stanza!

L’ambiente è molto accogliente e piacevole, appoggio lo zaino pesante ed il cavalletto sul letto, srotolo pellicole in modo compulsivo, le due ragazze si spogliano e si cambiano davanti ai miei occhi!

Il sole splende!

Once delivered we immediately assist to a typical local stage play, made of strange daily events and dialect Venetian expressions translatable even for a foreigner. The protagonist of the scene is the receptionist, she doesn’t ike me.

Even less when the girls invite me to their room!

 

The environment is very comfortable and pleasant, I support the heavy backpack and tripod on the bed, I unroll the films compulsively, the two girls undress themselves in front of my eyes!

The sun shines!

La fantasia inizia a farmi vivere sensazioni reali, la mia visione inconscia dai contorni dapprima leggermente sfuocati, adesso acquista nitidezza anche nei dettagli.

La giornata si fa interessante e naturalmente mi lascio trasportare dagli eventi come una vittima colpevole di apologia di reato.

Scendiamo per fare delle foto nell’incredibile paesaggio di una Venezia in continuo cambiamento a causa della variazione del livello del mare, la temperatura è calda, sembra una giornata di fine estate, un clima anomalo per ottobre inoltrato.

Fantasy begins to make me live real feelings, my unconscious vision slightly blurry contours first, now becomes clear in details.

The day gets interesting and of course, I get carried away by the events as a guilty victim of an apology of crime.

We go down to take pictures in the stunning, constantly changing landscape of Venice, due to the change in sea level, the temperature is hot, it looks like a late summer day, an unusual climate for October.

Eline e Florence posano per me, la loro presenza si fa notare in modo eclatante e piazza S Marco si blocca davanti ai miei occhi, cerco scorci a filo d’acqua in una luce meravigliosa vista attraverso il vetro smerigliato della mia Tachihara grande formato, non posso più aspettare, è il momento delle Kodak Ektachrome.

Eline and Florence pose for me, their presence is noted blatantly and Piazza S Marco stops completely in front of my eyes, I try to flush water views in a wonderful light seen through the frosted glass of my Tachihara large format camera, I can not wait any longer, it is time to Kodak Ektachrome.

 

In questo istante Venezia è il centro dell’ universo, si può vedere il mondo intero riflesso all’interno dello specchio d’acqua che lambisce la città, mi voglio abbandonare totalmente al sogno e cancellare ogni legame con la ragione, chiedo alle ragazze di entrare in acqua, di correre e saltare, loro accettano di buon grado ogni mia proposta.

 

 

At this moment, Venice is the center of the universe, you can see the entire world reflected inside of the water lapping against the city, I want to totally abandon the dream and delete any connection with the reason, I ask the girls to enter in water, run and jump, they gladly accept all my suggestions.

La luce si sposta e ci confondiamo tra la gente, Eline e Florence si rifanno il trucco in un’ aura di sensualità tale da fermare Venezia una volta ancora, in questo momento anche il tempo si ferma.

Grazie alla mia Hasselblad riesco a scattare foto velocemente, il brusio della gente è scandito dal ritmo sostenuto dell’otturatore meccanico e dal battito causato dal movimento dello specchio:

” ancora una, un’altra, così è okay!”

 

The light moves and we get confused among people, Eline and Florence wear makeup in an aura of sensuality that stops Venice again, even the time stops.

Thanks to my Hasselblad I can quickly take pictures, the buzz of the people is marked by the mechanical shutter rhythm and by the beating caused by the movement of the mirror:

“one more, another one, so it’s okay!”

 

Sfuma la luce piena in una dissolvenza dai toni molto caldi che si rinfrangono nelle piccole piazze veneziane, non poteva mancare un gelato in un sogno che si rispetti, lo zaino trabocca di pellicole pronte a rivelare un’ essenza intima della realtà.

Sguardi e sorrisi incrociano il tramonto all’orizzonte, mentre ci si stringe in un abbraccio con la promessa di rivedersi. 

Queste fotografie appartengono ad un sogno surreale, in esse la fantasia scorre libera senza mura o confini, se non fosse un viaggio così lontano potrei pensare di averlo vissuto veramente.

The full light blurs in a fade with very warm tones that refract in small Venetian squares, it could not miss an ice cream in a dream worthy of respect, the backpack is full of films waiting to reveal an inner essence of reality.

Looks and smiles crossed the sunset on the horizon, while we are in an embrace with the promise to meet again.

These photographs belong to a surreal dream, in them the imagination runs free without walls or boundaries, if it were not a journey so far away, I could believe I had truly lived it.

 



 

Fotografia e terza dimensione

Articolo e fotografie: Davide Rossi

Ho un’ idea molto precisa di cosa intendo con il termine “qualità” ogni volta che mi trovo davanti ad una fotografia.

Già la parola fotografia ci costringe ad una selezione di carattere storico-culturale alla quale non possiamo sottrarci, ognuno di noi già da questo punto, è pregato di fare esame di coscienza attraverso una pillola per la stimolazione dell’onestà intellettuale, sono sullo scaffale tra le medicine invendute.

L’ esperimento che segue è rivolto a tutti quelli che NON scambiano l’accezione del termine “qualità” con l’ingrandimento al 100% sul monitor del PC, di una foto scattata a 35mp.

E qui ho già scremato l’85% dei foto-praticanti.

Quelli che restano sul pezzo, devono avere il coraggio di guardare avanti con gli occhi e indietro con la mente.

Adesso proviamo a raccogliere dei dati oggettivi per poterci orientare anche timidamente nel rispondere a certi quesiti che contengono termini alternativi a brightness, effects, megapixel, noise, resize, resolution, sharpen, saturation… altri termini disponibili sullo scaffale dei più venduti.

Che cosa sto cercando veramente con il gesto del fotografare?

Risposte esempio:

  • di accontentare i fan della mia pagina
  • di accontentare gli amici del club
  • di fare quello che mi hanno detto
  • di ripetere quello che ho visto sul web
  • di postare la foto e dimenticarla
  • di giocare con le attrezzature

Personalmente ritengo che la forma espressiva fotografica necessiti, piuttosto che di una rappresentazione documentativa modificata della realtà, di interpretazione oltre la forma estetica, in un processo che sviluppa contenuti mentali e contenuti visivi.

Se è vero che la figurazione estetica costruisce il reale, ovvero con la tecnica e l’inquadratura noi rappresentiamo forme, norme, regole, criteri e valori, con l’interpretazione come riflessione dell’esperienza possibile dovremmo invece rispondere alla domanda fatta sopra, cosa sto cercando nella fotografia?

Riusciamo a rispondere a questa domanda, oppure l’attuale sistematica metodologia di acquisizione delle immagini impedisce al pensiero di andare oltre ad una mera organizzazione di forma?

E attenzione!

Perché con quanto detto non intendo assolutamente riferire accuse unicamente alla tecnologia digitale, è più che altro una cultura contemporanea che sfrutta persone e mezzi per l’ottenimento del consenso nella massima velocità e nel massimo risultato di ascolti sui social, un modus operandi che ha oltrepassato la linea su cui si rimaneva imprigionati con il mezzo.

La scadenza propositiva mentale facilita chi fa uso di tecniche particolari per affermarsi comunque pur non avendo nulla da dire, la fotografia della tecnica senza la sostanza, altroché HDR, qua si va dal collodio alle antiche tecniche di stampa.

Nel mio piccolo test tra sistemi ho cercato di rappresentare il mito della profondità, della prospettiva e quindi della terza dimensione, un tema trattato con rarità.
Da molti anni studio il fenomeno e sono giunto ad alcune conclusioni di buon senso, ma prima di rivelarle è doveroso ribadire alcuni passaggi storici in un succo concentrato.

L’idea geometrica della prospettiva si affermò in pittura già nel Rinascimento italiano, possiamo dare ad essa la seguente definizione:
” La prospettiva designa un metodo di organizzazione della superficie piana dove tutti gli elementi rappresentati, cielo, oggetti, figure, sono considerati da un unico punto di vista e le dimensioni delle parti sono calcolate matematicamente in base alle distanze tra oggetti e soggetti 

Leon Battista Alberti Architetto e umanista ( 1404-1472), fu il primo a codificare le regole prospettiche attraverso la cosiddetta “piramide visiva“,

piramide visiva

sebbene l’arte della prospettiva non sia un’invenzione Rinascimentale emersa dal nulla, la macchina del tempo ci spinge ben più in là su una teoria di origine araba, un mix tra raggi visivi e geometria della luce, la figura ci mostra comunque, che vi è una complicità tra immagine e sguardo.

E’ importante essere coscienti del fatto che lo “sguardo” o il “punto di vista” sulla prospettiva, non è slegato da una determinata cultura, le sue basi sono connesse con tutto un insieme di valori cresciuti attraverso un processo di conoscenza collettiva, consuetudini sociali, politiche, economiche.

Si, il concetto di profondità è tutto questo, ma anche molto di più.

Il mondo reale è privo di immagini bidimensionali, una rappresentazione di due sole dimensioni che non abbia una collocazione spaziale, non è concepibile dalla mente umana.

L’applicazione delle regole prospettiche torna prepotentemente nella street art con la tecnica definita disegno 3D.

La prospettiva applicata è quella accelerata, la quale estremizza la visione con l’inganno ottico, la percezione di questi effetti sorprendenti è possibile soltanto da un punto di vista. Se infatti dovessimo girare attorno all’immagine essa tornerebbe nella sua bidimensionalità. La tecnica di realizzazione è molto complessa e necessita dell’uso di corde, convergenti in un punto per la creazione della struttura di base, poi segue la colorazione che completa la sensazione di tridimensionalità.

Nell’arte della pittura, la resa della tridimensionalità in un’opera di fatto bidimensionale, è chiamata Plasticità, cioè la capacità di articolarsi nello spazio in modo più o meno accentuato.

Il Ritratto di giovane donna è un dipinto olio su tavola di Rogier Van Der Weyden, databile al 1460 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington
Il Ritratto di giovane donna è un dipinto olio su tavola di Rogier Van Der Weyden, databile al 1460 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington

La si ottiene con vari stratagemmi, con il chiaroscuro, con la variazione degli spessori e dei volumi delle figure.
Già dal quinto secolo a.C. la questione fu affrontata dai pittori greci, in Italia si studiò il problema di come la luce possa illuminare realisticamente un soggetto, evidenziandone un maggiore realismo e quindi senso di rilievo, alla fine del XIII secolo.

Molte scoperte vennero sviluppate da Giotto e Masaccio, fino alla piena espressione dei volumi di Michelangelo e Raffaello.

In fotografia è possibile sviluppare il concetto di plasticità attraverso l’impiego di determinate attrezzature e con l’ausilio della tecnica.

Il punto di messa a fuoco, con la gestione della profondità di campo, sono sicuramente gli elementi principali di studio necessari ad ottenere i primi risultati, i quali possono variare in funzione di ottica impiegata, apertura del diaframma, e distanza del soggetto.

La profondità di campo viene definita estesa quando nell’immagine è tutto perfettamente nitido, oppure ridotta quando invece è percepibile lo sfuocato ed il punto di fuoco si riduce al minimo.
Attraverso lo studio della composizione e della luce, si può ottenere una variabile sensazione di tridimensionalità, sia che scegliamo di realizzare la foto tutta nitida, sia che scegliamo di farla nitida in un sol punto e di sfuocare il resto nella maniera maggiore possibile.

La variabile ulteriore, che può determinare una differenza in questo tipo di ricerca oltre a ottica, diaframma e distanza del soggetto, è la scelta del formato fotografico impiegato.

Le fotocamere grande formato hanno la peculiarità di poter aumentare molto la sensazione di tridimensionalità grazie ai corpi mobili, i quali permettono esaurienti correzioni prospettiche con i movimenti di decentramento, ma anche soluzioni creative insolite nella scelta dei piani di fuoco attraverso il basculaggio.

 

 

Le mie conclusioni finali in ambito di tridimensionalità mi hanno condotto ad una drastica soluzione in materia di attrezzature e tecnica adottata, ma soprattutto posso testimoniare e provare abbondantemente, che la materia assoluta capace di raggiungere la tridimensionalità, è la pellicola.
Se si cercano la profondità o la plasticità, quella è la via!

E’ inutile perdere tempo in chiacchiere su sistemi o tecnologie, dopo molti anni di sperimentazione nel mio laboratorio, il Fine Art Labo, posso liberamente affermare e dimostrare, che la pellicola rende la sua massima tridimensionalità attraverso le lenti di un ingranditore.
Ho stampe in cui oggetti e soggetti sembrano posati sopra la carta fotografica, negli ingrandimenti spinti, ovvero in stampe fino a 1,70 metri di lunghezza, si ha la sensazione di cadere dentro l’immagine, in pratica una versione fotografica della prospettiva accelerata proposta da Julian Beever nelle sue opere di street art.

Il punto di messa a fuoco in un ritratto realizzato in grandissimo formato, è talmente selettivo da ridurre la profondità di campo a pochi millimetri, le straordinarie possibilità di basculaggio permettono di seguire anche la rotazione ed inclinazione che può avere il soggetto.

In questi casi è necessario l’uso di una speciale stampella che mantiene immobile il soggetto, la sfocatura è talmente ampia da mettere a rischio il lavoro spostando il punto di fuoco dagli occhi alla punta delle ciglia.

Il respiro è anch’esso un rischio.

Meglio evitarlo nel momento dello scatto.

 

 

L’esperimento finale mostra i risultati di un confronto tra sistemi, il 35mm, il grande formato 10x12cm (4×5″) ed il grandissimo formato 20x25cm (8×10″), nel quale la parte sensibile è formata da ben 4 pellicole piane 10×12 unite insieme con del nastro adesivo trasparente nello chassis portapellicola.

La differenza dello sfuocato e della profondità di campo tra i diversi formati sono notevoli, fatta opportuna considerazione del divario visivo tra pellicole nella realtà e viste dal monitor, si potrebbe testimoniare che nel formato 20x25cm assumono un aspetto di livello mistico, l’uso della pellicola nella sua specifica peculiarità di rotondità, colore, spessore materico, sfumature infinite, portano l’occhio a raggiungere un livello di soddisfazione visiva tale da placare la mia sete di tridimensionalità.

Ecco finalmente tradotto il mio personale significato della parola qualità, voi raccontate il vostro.