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ROBA APPOSTA tour in Sicilia

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
fotografie di Nicola Bevilacqua

 

Roba Apposta tour, un passo importante perché abbiamo voluto portare il nostro modo di interpretare la fotografia a contatto diretto con la gente della Sicilia, in un programma particolarmente carico.

 

 

Questa terra ti coglie di sorpresa, con i suoi profumi, i sapori, i contrasti, ho imparato a mio rischio e pericolo che a Catania si chiama Arancino e invece a Palermo Arancina, mi ero proposto di controllarmi con il cibo, per fortuna che poi non è andata così…

giovedì 9 maggio arancino, diavola e gelato al pistacchio

arrivo a Catania, accolti dalla splendida ospitalità di Sebastiano & Co, ci dirigiamo subito alla festa di Sant’ Alfio a Lentini, un momento di straordinaria   partecipazione popolare, ci attende una bellissima serata di ritratti e conosciamo il gruppo di sperimentazione fotografica IKOS PHOTO durante una mostra sulla cianotipia.

venerdì 10 maggio granita alla mandorla e brioches

abbiamo appuntamento con i ragazzi dell’ Accademia di Belle Arti di Catania, un incontro esaltante, sono molto colpito dalla loro curiosità e voglia di imparare, la nostra passione li coinvolge e ci seguono oltre l’ orario di scuola

venerdì 10 maggio in serata, arancini e birre in quantità

presentiamo nello studio dell’ associazione SPOT22, la nostra chimica di inversione per carte e pellicole ROBA APPOSTA, realizziamo ritratti su carta fotografica e su pellicole X Ray

 

sabato 11 maggio arancine al ragù

è la volta di prendere il treno per Palermo, ci aspetta un workshop unico organizzato con gli amici di Palermofoto, si tratta di scattare fotografie su carta fotografica diretta e invertirle in positivo con il kit Roba Apposta, tutto con fotocamere grande formato messe gentilmente a disposizione da MCR Cameras di Mimmo Cangemi.

La cosa veramente interessante è che ci sposteremo per la città sfidando le nostre forze e il traffico cittadino

 

 

domenica 12 maggio, da Gigi panino con porchetta e vino locale

si parte con dei test per stabilire la corretta sensibilità della carta fotografica Ilford Multigrade RC da usare con luce naturale, siamo a 3 iso.

Si scende nel traffico cittadino tra divertimento e adrenalina, poi si corre in camera oscura per vedere i risultati dei pezzi unici, alcune immagini sono davvero notevoli.

C’ è tempo per un altro giro di foto, in conclusione si sfoggia la camera 11×14″ per qualche ritratto nello studio di palermofoto

 

 

lunedì 13 maggio, panino con la milza da Rocky

a spasso per la città come i turisti, poche foto, tanti passi, circa 22.000, è il momento di un gelato epico, pistacchio, zuppa inglese, cassata

martedì 14 maggio, tagliata di tonno alla griglia e spiedini siciliani (da sudorazione fredda)

è il giorno in cui fotografiamo per noi, si srotolano pellicole, meno di quante vorremmo

mercoledì 15 penne con pesce spada

siamo nel luogo dove ho mangiato il gelato più buono di tutta la mia vita, “Sferracavaddu”, la partenza è prossima, neanche il tempo delle lacrime, che vediamo la Sicilia dall’ alto.

 

 

 

Il Teatro urbano e la fotografia lenta

workshop con la Roba Apposta a cura di Palermofoto e Branco Ottico

video a cura di Alessandra Bagnasco

 

 

Open Day Fotomatica, quando la passione ti trascina in camera oscura

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
backstage di Daniele Sandri, Nicola Bevilacqua, Luigi Masin      
riprese video: Nicola Bevilacqua, Luigi Masin       
montaggio video: Davide “Canesciolto” Rossi

Open Day Fotomatica, in molti si sono lasciati piacevolmente trascinare in camera oscura, tra appassionati e curiosi l’ afflusso è stato superiore alle aspettative.

L’ occasione era ghiotta, Branco Ottico ha presentato il nuovo kit di inversione per carte e pellicole, chiamato ROBA APPOSTA, un momento perfetto per confrontarsi, sfogare la propria curiosità e divertirsi.

 

 

L’ ottima organizzazione ha permesso di gestire in modo ottimale tutte le sessioni di ritratto previste, su prenotazione i diversi gruppi sono stati suddivisi tra sala posa e camera oscura.

La giornata non ha consentito pause, alcuni dei fortunati si sono potuti portare a casa il proprio ritratto in grandissimo formato, che hanno visto nascere e diventare un positivo, alla regia fotografica, Lina Bessonova e Davide Rossi.

 

 

Come al solito stile del Branco Ottico, le sessioni di ritratto sono state gestite come una sorta di teatro improvvisato, infatti i partecipanti si sono ritrovati a prendere parte attivamente alle fasi di scatto e sviluppo, il tutto non senza colpi di scena.

 

 

 

 

ROBA APPOSTA black and white reversal kit OFFICIAL PAGE

 

 

Aspettando il BRANCOTYPE Festival 2018

Articolo:  Aleks Falcone |  Fotografie:  Aleks Falcone, Marco Crivellaro

Happiness is a warm shot. I miei giorni al BrancoType

Colonna sonora: The Beatles, White Album.

 

Un festival di fotografia sperimentale è come un trentatré giri. Si porta le canzoni incise addosso.

Appoggi la puntina e gli eventi scorrono da sé. Basta ascoltare, guardare la copertina, leggere i testi.
Multimediale analogico.
Quando la musica finisce, il fruscio del solco centrale è il suono di ciò che del BrancoType Festival ti resta a girare dentro. Ma se non c’eri, tu che ne sai.

 

 

Track: Blackbird – Era la sera di un giorno duro, giovedì. La cordicella del vip pass s’arricciava.
C’era cibo rapido e vino frizzante.
C’erano artisti colorati, immagini in bianconero, creazioni.
Le foto esposte si lasciavano guardare. Hai visto quelle grandi, dipinte con la luce?

Poi è arrivata l’ora dell’esperimento.

You were only waiting for this moment to arise. Nell’abbassarsi delle luci, l’eccitazione delle cose imminenti.
Prima resta in luce solo il volto. Poi spegnete tutto, anche gli schermi in tasca.
C’è l’artista e una penna luminosa.

Avevi mai visto disegnare nel buio?

Il soggetto resta immobile, agli spettatori è concesso masticare. Apri e chiudi.

 

 

Track: Revolution 9 – Lo scatto è solo l’inizio del gioco. Il mattino di venerdì arriva come un’Alba bionda.
Sara ci racconta il suo modo di piegare le idee con le mani. Colla, oggetti, pennarelli, pensieri, pezzi di plastica e dubbi possono entrare dentro una immagine, basta trovare la porta. Nel mixer metti parole, burro e zucchero, poi immagini biscotti e sforni emozioni dalla stampante.

Tu comincia a fare.

Se serve, usa del cartone. Aggiungi un pezzetto alla volta. Se serve, usa la luce della finestra. Fai il ritratto al risultato e poi vai avanti.

Il talento è non sedersi, l’ispirazione non prende l’ascensore. Sara dice “prova!” e sorride. They are standing still. Tu stampane un’altra e ricominciamo. Io sbroglio la cordicella e vi raggiungo.

 

Track: Glass Onion – Il Banco Ottico (ricordi? Adams, volume uno), conoscerlo di persona è un’altra cosa.
Davide lo presenta a tutti, lui s’inchina e ciascuno avrà modo di sbirciare sotto il panno nero. La prima cosa è la luce. Metti a fuoco un bel volto smerigliato.
La foto segue come un testimone.
To see how the other half live.
Il cortile illuminato, consente varie riflessioni. Il pass è sulla schiena, maledetta cordicella.
Il passo successivo è la camera oscura.

 

 

Track: Savoy Truffle – È il luogo a luci rosse dove impressioni negative si fanno stampe.
Esser positivi, esser sensibili: assegni alle parole altri significati.
The sweat is gonna fill your head.

C’è della magia: dal telefono alla carta fotografica senza cavi e senza gettoni.

Al buio, conta fino a sedici in russo ad alta voce.
Più o meno il tempo che impiega la cordicella per attorcigliarsi, senza mani.
Abracadabra non è la parola giusta, ma è la prima che viene in mente. Fatto lo sviluppo, siamo fotografi adulti.

 

Track: Honey Pie – Passano torme di crepitanti dueruote odorose e vocianti.
Dentro, moduliamo Frequenze Visive, fotografia e pittura, impressioni su libri, vite, arte e altre sciocchezzuole importantissime.
Di tutte le parole, qualcuna ti colpisce, accende una idea, mostra qualcosa che credevi di sapere. Intanto lo stormo va via. Fossero state vespe, avrebbero nidificato.
Come and show me the magic.
Uno dei pionieri del cinema era un illusionista. Tu chiamala, se vuoi, lanterna magica. C’è stato un tempo in cui la Luna di Méliès era famosa.
You became a legend of the silver screen.

Noi ci guardiamo negli occhi, ridiamo.

 

 

Track: Dear Prudence – In fondo al giorno, intenso, ci dedichiamo a fotografie che fermano, per miracolo, identità temporanee, casuali, impreviste, imposte dalla malattia. Memorie di un tempo senza memoria.
Like a little child.
È il tentativo di raccontare un vuoto, la perdita di tutti i tuoi racconti, ricordi, cose, persone, affetti.
Let me see you smile again.
Ecco le foto, il video, le parole.
La serata – intensa, davvero – è breve.
Con gli occhi sullo schermo, sciolgo la cordicella. Una chitarra sottolinea il momento.

 

Track: While My Guitar Gently Weeps – È ora, mi spiace, andiamo, t’accompagno. E invece la fontana, il bambino con l’acqua, le auto che si fermano, guardano e vanno via, un sacco di parole sparse sulla panchina e no che non ti lamenti, continua a parlare.
I don’t know why nobody told you.
Finché il venerdì smette di scorrere e si ferma un attimo, prima di finire.

C’è quel silenzio del giorno prima che non c’è più.

Forse è il momento di salutare. Ciao, ci scriviamo.

 

Track: Don’t Pass Me By – È un sabato che sembra la dépendance di venerdì.

Tra noi c’era della chimica.

Ferrocianuro di potassio, se lo dici col tono giusto, fa paura.
Don’t make me cry, don’t make me blue.
E la cordicella s’arriccia come carta umida.
Se sai usare i pennelli, è ora di mostrarlo. Se sai usare il phon, anche. Il rullo è la felicità d’un fanciullino.
Stampo Roberta in negativo per fare impressione.
Abbronzarsi non è il vero scopo, ma è il primo che viene in mente.
Esponi cinque minuti, poi i tuffi.
I hear the clock a’ticking.
Sciacqua, risciacqua, ossida e poi il posto al sole.

 

 

Track: Cry Baby Cry – La pausa arriva fino al tramonto. L’ora che sboccia il teatro. In queste Stanze, al buio delle candele, silenzio, per favore, fate passare.
Alessandra cerca una uscita.
Perché solo visti da fuori siamo quel che siamo e non chi crediamo di essere.
Make your mother sigh: she’s old enough to know better.

Il fantasma era lei, la bambina lo sarà, nello specchio siamo tutti.

Ora accendi la luce, abbracciala e inchinati. Altrimenti non va via nessuno.

 

 

Track: Everybody’s Got Something to Hide Except for Me and My Monkey – Il sabato finisce in pizzeria. Discorsi leggeri, argomenti profondi.
The higher you fly, the deeper you go.
Ci vuole dell’alcol. La felicità è una pizza calda, quando hai fame.

 

Track: Why Don’t We Do It in the Road? – Metti una domenica mattina a parlare di composizione con ‘sta cordicella arravogliata al collo.
Why Don’t We Do It in the Road?
Poi qualcuno propone escursioni.
Why Don’t We Do It in the Road?
Ma è ora di pranzo. Aspettiamo il gran finale.

 

Track: Helter Skelter – Chiedi cos’è steampunk, ed ecco le macchine, i teschi, i dettagli rivelatori. Ci sono regine, armi grandiose, scene curiose. Il professore fuma la pipa.
I’m coming down fast but I’m miles above you.
È il futuro di un passato alternativo. Passiamo anche noi, prendiamo immagini e torniamo.
Dimentica tutto, allunga la focale e scatta. La ragazza beve del the, una lady alata è lì che non vola.
She’s coming down fast, yes, she is.
Seguili fuori. Orologio non è la parola giusta ma è la prima che viene in mente. Ora spostati, fa un passo indietro, look out, ‘cause here she comes, lasciala passare, cogli l’attimo della foto ricordo. Come se tutto ciò si potesse scordare.

 

 

Track: Happiness is a Warm Gun – Non ci pensi, ma tutto ha una fine. Finisce che nella foto ricordo ci sono pure io. La cordicella finalmente tranquilla.
The man in the crowd with the multicolored mirrors on his hobnail boots.
Non ci pensi subito, perché il fruscio ti resta a girare dentro. Aspetti finché smette. Ed è in quel preciso momento che comincia a mancarti.

Ma se non c’eri, tu che ne sai.

Bonus track: I’m So Tired.

 

 

 

Home made Fuji Instax large format camera

Experiment by: Daniele Sandri |  Written by: Davide “Canesciolto” Rossi

La fantasia è alla base del mio modo di interpretare la fotografia attraverso la creazione di fotocamere.

Al Festival della Fotografia Sperimentale chiamato BRANCOTYPE e organizzato dal gruppo di sperimentazione BRANCO OTTICO, mi sono imbattuto in molti esperimenti che mi hanno ispirato e trascinato attraverso nuove strade da percorrere.

Fantasy is the basis of my way of interpreting photography through the creation of various kinds of cameras.

At the Experimental Photography Festival called BRANCOTYPE and organized by the group of experimentation BRANCO OTTICO, I came across many experiments that have me inspired and dragged through new paths to follow.

BRANCOTYPE Festival 2017

Le fotocamere grande formato erano rimaste a me sconosciute fino a quel momento e non resistevo dalla voglia di metterci mano e progettare qualcosa di nuovo.

Ho quindi trascorso ore in rete a cercare materiale informativo per poter iniziare la costruzione di una piccola fotocamera grande formato, partendo da chassis di una Rolleiflex, acquistati insieme a un dorso originale Rolleicord degli anni ’50.

Il progetto nella mente si è velocemente trasformato in prototipo con ottica “Industar” 23  f/4.5 110mm recuperato su EBAY per 30 euro, il resto dei materiali l’ ho reperito facendo un giro nella ferramenta più vicina a casa.


A fotocamera ultimata ho eseguito dei test per constatarne il corretto funzionamento, per verificare la tenuta di luce ho usato della carta fotografica diretta negativa, materiale che utilizzo normalmente per gli esperimenti nelle mie pinhole cameras.

La fase costruttiva più delicata, è riuscire ad avere una perfetta corrispondenza di messa a fuoco tra vetro smerigliato e materiale sensibile, ovvero, ciò che si vede quando si fa l’ inquadratura deve apparire uguale al risultato dello scatto fotografico.

The large format cameras had remained unknown to me until then and not I resisted the desire to get by and design something new.

 

Then I spent hours on the net looking for information material to start construction of a small large format camera, starting from a Rolle flex chassis, purchased along with an original Rolle cord back from the 50s.

The project in mind quickly turned into a prototype with “Industar” 23  f / 4.5 optics 110mm recovered on EBAY for 30 euros, the rest of the materials I found by walking around closer to home.

When the camera was finished I ran tests to see if it worked properly, I check the tightness of light I used direct photographic negative paper, the material I use normally for experiments in my pinhole cameras.

The most delicate construction phase is to be able to have a perfect correspondence of setting up fire between frosted glass and sensitive material, that is, what you see when you do the framing must appear equal to the result of the photo shoot.

Ho deciso poi di creare un sistema compatibile con le pellicole istantanee Fuji Instax Mini, giusto per rendere la cosa ancora più divertente.

Per permettere la fase di sviluppo delle istantanee Fuji, è necessario farle scorrere attraverso la pressione di particolari rulli, che io ho recuperato da una vecchia Polaroid, i quali attivano le chimiche rilasciate da piccoli serbatoi.

Sono quasi le quattro del pomeriggio, la curiosità mi travolge, non posso resistere ed esco a scattare una foto banalissima alla prima cosa che mi trovo davanti, la mia auto parcheggiata.
Calcolo i tempi di esposizione con una app sul cellulare,

Therefore, I decided to create a system compatible with the Fuji Instax Mini instant films, just to make it even more fun.

To allow the development phase of Fuji snapshots, it is necessary to run them through the pressure of particular rollers, which I have recovered from an old Polaroid, which activate the chemicals released from small tanks.

It is almost four o’clock in the afternoon, curiosity overwhelms me, I cannot resist and I go out to take a very trivial photo of the first thing in front of me, my car parked.
Calculate exposure times with an app on your phone,

800 iso, 1/50, f/16

CLICK!

Metto subito il porta pellicole Fuji al buio dentro una changing bag per fare scorrere la pellicola tra i rulli, sviluppandola.

Apro la changing bag e con grande emozione vedo l’ immagine formarsi davanti ai miei occhi.

Preso dallo slancio, continuo a scattare foto in modo casuale felice di aver raggiunto il mio scopo, un altro esperimento ha visto la luce.

 

Immediately I put the Fuji film holder in the dark inside a changing bag to slide the film
Between the rollers, and I developing it.

I open the changing bag and with great emotion I see the image forming before my eyes.

Taken by the momentum, I continue to take pictures randomly happy to have reached mine purpose; another experiment has seen the light.

 

Ursula and her Ultra Large Format photography

Video: Davide “Canesciolto” Rossi |  Written by: Annick Emdin

Mia madre è movimento puro, argento vivo, mercurio.

Sta dall’altra parte dell’immagine, quella dell’obiettivo. Danza intorno alla realtà per catturarla in una fotografia, in effetti, scrittura della luce.

Verso la luce, mi dice.

E io mi giro, osservo intorno a me un mondo sfuocato. Ora non muoverti. Non respirare.

My mother is pure movement, bright silver, mercury.

It is on the other side of the image, that of the lens. Dance around reality to capture it in a photograph, in fact, writing light.

To the light and talking to me.

I turn around, I observe a blurred world around me. Now do not move. Do not breath.

 

Con queste macchine antiche a soffietto bisogna stare fermissimi, perché percepiscono ogni variazione.

Bisogna stare attenti a non battere le palpebre, a non muovere neanche gli occhi, lasciare che l’apparecchio catturi qualcosa che non è visibile a occhio nudo, in questa realtà che si muove.

Lei, che mi ha messo al mondo, mette al mondo adesso la mia immagine, mi sembra di essere diversa in ogni fotografia, rinata, come se fosse stata messa al mondo un’altra me, o fatta prigioniera una frazionaria, infinitesimale versione di me, che era in quel momento e mai più sarà.

Mia madre fa apparire dal nulla in salotto un intero studio fotografico, e le strumentazioni sono così imponenti che non rimane spazio per spostarle.

Ho visto farle apparire lo stesso studio fotografico sull’argine di un fiume e in campagna e in giardino.

Gli artisti differiscono in questo dai comuni mortali, quello che immaginano, lo fanno, lo rendono reale e poi oltre che reale, visibile.

Il tempo rende omaggio all’artista: quella che oggi è solo una tra le mille fotografie di una persona, forse domani sarà l’unica testimonianza dell’esistenza d’una persona tra altre mille, persone andate in polvere senza che nemmeno la loro ombra, la loro luce rimanga.

Così mi sembra che lei mi perpetui, che dopo avermi reso carne, mi fotografi, scriva le mie luci e le mie ombre, per consegnarle in eterno al mondo.

E io poso, mi consegno senza un battito di palpebre, un respiro, mi consegno, come una statua all’eternità.

With these antique bellows machines you have to stay very still, because they perceive every variation.

We must be careful not to blink, not even move the eyes, let the device capture something that is not visible to the naked eye, in this reality that moves.

You, who put me in the world, now brings my image to the world, I seem to be different in every photograph, reborn, as if another me were born, or taken prisoner a fractional, infinitesimal version of me , which was at that time and never will be again.

My mother makes an entire photographic studio appear out of nowhere in the living room, and the instruments are so impressive that there is no room to move them.

 

I saw the same photo studio appear on the embankment of a river and in the countryside and in the garden.

Artists differ in this from ordinary mortals, what they imagine, they do, make it real and then beyond real, visible.

Time pays tribute to the artist: what today is only one of a thousand photographs of a person, maybe tomorrow will be the only evidence of the existence of a person among thousands of others, people gone to dust without even their shadow , their light remains.

So it seems to me that you perpetuate me, that after making me flesh, photograph me, write my lights and my shadows, to deliver eternally to the world.

And I can, I deliver without a blink of an eyelid, a breath, I deliver, like a statue to eternity.

 

Mia madre ha iniziato disegnando, poi ha infuso il movimento nell’immagine fissa, con l’animazione, infine è approdata alla fotografia, rendere fisso un istante nel tempo, eterna un’immagine effimera.

La realtà è un abisso dondolante, vorticoso, la fotografia uno dei modi in cui cerchiamo di fermarla, per comprenderla o per ammirarla.

Così una lastra o una foto restituiscono momenti perduti, sguardi che non sapevamo di avere, seduzioni antiche di persone adesso diverse, o fatte cenere, amicizie rotte, amori disgregati, guerre ormai perse o vinte.

Cosa ne rimane se non le immagini?

Quando ci arrabbiamo con qualcuno, spesso, ne distruggiamo le fotografie, per distruggerne la memoria e quando siamo nostalgici, guardiamo le fotografie perché l’immagine non mente, rimane a memento di ciò che è stato, di ciò che è andato perduto.

 

My mother started drawing, then infused the movement in the fixed image, with the animation, finally she came to photography, making a moment in time fixed, an ephemeral image eternal.

Reality is a whirling, whirling abyss, photography is one of the ways we try to stop it, to understand it or to admire it.

So a plate or a photo return lost moments, looks that we did not know we had, ancient seductions of people now different, or made ashes, broken friendships, disrupted love, wars now lost or vanquished.

What remains if not the images?

When we get angry with someone, we often destroy the photographs, to destroy their memory and when we are nostalgic, we look at the photographs because the image does not lie, it remains at the point of what has been, of what has been lost.

E l’analogico, ancor più del digitale, ha questa funzione, dalla carta ci guardano le immagini del passato, fosse anche l’istante prima della stampa.

Se le distruggiamo, le distruggiamo fisicamente, le spezzettiamo in coriandoli, le bruciamo, diventano cenere.

L’analogico non corregge automaticamente, ecco, ha catturato il respiro, il battito di palpebre, un leggero movimento involontario. Forse è questa la sua bellezza. Non è perfetto. Ci restituisce tutta la caoticità della realtà, l’errore, il fluire, ciò che ci rende umani.

 

And the analog, even more so than digital, has this function, from the paper we look at the images of the past, even if it were the instant before the print.

If we destroy them, we physically destroy them, we break them into confetti, we burn them, they become ashes.

The analog does not automatically correct, here, it has caught the breath, the blink of the eyelids, a slight involuntary movement. Perhaps this is her beauty. It’s not perfect. It gives us back all the chaos of reality, the error, the flow, what makes us human.

 

 

 

La fotografia oltre il mezzo

Prefazione: Davide Rossi | Articolo: Roberto Cherri

 

Iniziamo ad apprendere la fotografia costruendoci la fotocamera.

Questa la motivazione alla base di un corso strutturato per rompere gli schemi mentali.

Ma come è andata poi?

Non c’era tempo per la cura, la curiosità era quella della scoperta, il fremito quello del parto.

Scatole come fotocamere, lenti di ingrandimento come ottiche con focali da 50mm a 680mm, coperture oltre i 30x40cm.

Chissà cosa avrebbero prodotto quelle lenti, quali atmosfere sfocate e quali modulazioni della luce…
E se usassimo due lenti sfalsate? E se le usassimo come macro?

La carta fotografica diretta come materiale sensibile ha permesso di velocizzare il processo in camera oscura, il taglio del formato ed il caricamento nelle fotocamere appena create, non sono stati certo rispettosi della fotografia fine art.

I soli tre iso della carta fotografica fotosensibile sono stati causa di spari ad alta intensità luminosa, l’esposimetro del Branco Ottico ha sicuramente aiutato nel calcolo dell’esposizione.

Materiale occorrente:

Exposure Wheel del Branco Ottico
scatole di cartone a volontà
lenti di ingrandimento varie
forbicine colorate
nastro adesivo e vernice nera opaca
carta da forno come schermo per mettere a fuoco
camera oscura e carta fotografica

L’IDEA CREA Le possibilità

di Roberto Cherri

Inizialmente mi trovai in uno spazio temporale indefinito, da dove potevo scorgere nativi digitali intenti a scattarsi selfie col loro nuovo smartphone.

Fluttuavo sopra essi cercando riferimenti concreti, elementi tangibili che mi indicassero qualcosa. D’improvviso scorsi scatole di cartone, forbici, rotoli di nastro adesivo, lenti di ingrandimento e tanti altri oggetti che parevano non avere un filo logico che li potesse collegare. Così ho preso coraggio ed ho iniziato a focheggiare con una lente che proiettava fasci di luce contro una parete.

Iniziavo a comprendere.

Mi resi conto che intorno a me c’erano altri viaggiatori, anch’essi intenti a comprendere ed utilizzare gli strumenti che avevano a disposizione. Unendo le nostre forze capimmo che applicando la lente su una scatola di cartone e sigillando ogni fessura con del nastro adesivo, sarebbe stato possibile direzionare la luce su uno schermo di messa a fuoco, dove avrebbe fatto la sua comparsa una nitida immagine capovolta di ciò che avevamo di fronte.

Avevamo costruito una scatola fotografica.

Questa scatola funzionava nè più nè meno come una moderna fotocamera digitale, ma ci stupiva che potesse farlo senza tanta tecnologia anzi, al contrario, con semplici materiali di recupero. Ed utilizzando carta fotografica, opportunamente preparata in camera oscura, inserita in un coperchio a tenuta di luce giungemmo alle prime rudimentali immagini: vere, concrete, tangibili, affascinanti immagini.

A questo punto sorsero i primi problemi tecnici di varia natura, e scoprimmo che una bomboletta di vernice nera era in grado di risolvere molti problemi (oltre a permettervi di scrivere sui muri i messaggi alla vostra donna del cuore), e che un paraluce non serviva solo a riparare la lente da urti accidentali.

Ci è stato possibile ottenere vere fotografie, prima come immagini impresse su carta negativa, poi invertite alla luce di un ingranditore e adagiate in freschi bagni di sviluppo e fissaggio: così comparvero i primi lavori in bianco e nero.

Durante questo viaggio ho percepito il vero senso della fotografia, quello dove conta l’idea ed il processo creativo, dove non servono megapixel o ottiche da migliaia di euro per poter ottenere una fotografia.

Ho compreso più che in ogni altra occasione l’importanza del tempo e la superficialità del “tutto e subito” che molto spesso guida i nostri istinti fotografici.

La scuola del futuro è adesso

Articolo: Davide Rossi

 

Sono stato in una scuola.

Tutto si muoveva attorno alla scoperta di attività creative e sullo scambio interattivo diretto tra insegnanti ed alunni, i laboratori al suo interno si svolgevano tra curiosità e piccoli sguardi timidi, che pian piano diventavano sorrisi.

Gli orari delle lezioni accoglievano le necessità di tutti, ognuno aveva la possibilità di approfondire le scoperte da cui era più attratto, come ad esempio la fotografia.

Una materia nota, ma molto diversa da quello che si potrebbe immaginare.

Un viaggio alla scoperta dei fondamenti costruito intorno alla fotografia primordiale, sorprendenti e misteriose magie come in una sorta di viaggio nel tempo e nell’arte, una stregoneria contemporanea.

Sono stato in una scuola in cui gli occhi dei ragazzi e degli insegnanti brillavano della stessa luce, il fiume di curiosità aumentava sempre di più coinvolgendo anime e cuori.

 

Ne sono sicuro, tutto questo non è stato un sogno perché scorrendo le fotografie ritrovo quelle emozioni e quei momenti vissuti a massima velocità, non era possibile fermarsi per realizzare quanto stava accadendo, io lo posso fare soltanto adesso, attraverso gli attimi colti e le forti passioni ancora pulsanti.

Quella scuola può esistere e può cambiare la vita di tutti. Chiamiamolo esperimento. Pensiamolo come futuro possibile, un futuro che può essere adesso.

E’ proprio attraverso la forte volontà e gli sforzi di alcuni che le cose si possono cambiare, il progetto SLOW SCHOOL dell’Istituto Comprensivo di Montegrotto Terme ne è l’esempio lampante.

Tre giorni di attività grazie alle quali i ragazzi della scuola media hanno potuto vivere esperienze che potrebbero cambiare la vita, dando loro degli strumenti formidabili per affrontare il futuro con più decisione, il fine più alto che può avere un percorso educativo.

Costruire una fotocamera con cartone e nastro adesivo per poi farla funzionare veramente, non è impresa facile neanche per gli esperti del BRANCO OTTICO e FREQUENZE VISIVE, eppure lo abbiamo fatto tutti assieme, tra decorazioni personalizzate e lunghezze focali inimmaginabili prodotte dalle lenti di ingrandimento biconvesse comprate all’emporio cinese.

Realizzare cianotipie dopo essersi ritratti e giocare stampando su palla, ceramica, foglie, vetro, stoffe, lenzuola, ci ha riportati tutti alla stessa dimensione fanciullesca, uno spazio mentale che non teme l’espressività personale, così come un bambino non si fa riguardi nell’inventarsi nuovi giochi, noi tutti abbiamo liberato l’enfant prodige latente da dentro di noi.

Una corsa contro il tempo scandita da urla di soddisfazione per ogni opera uscita dalla camera oscura, per far fronte agli imprevisti e concludere i laboratori è servita tutta l’esperienza necessaria, compresa quella utile a realizzare che il materiale fotosensibile non tollera buchi nella fotocamera, oppure rifrazioni di luce causate da scatole bianche al proprio interno.

Magari potremmo anche parlare del termine “corretta esposizione” da mettere in pratica con una lente di ingrandimento sconosciuta e con una mano come otturatore.

Sto pensando adesso che ho imparato molto. E questo avviene a scuola.

Cambiare si può, dipende da noi.

Loro, i ragazzi, sono il futuro.

Non esiste un investimento più grande, non esiste “giocata” migliore.

Io punto tutto quello che ho, con il BRANCO OTTICO e i progetti con le scuole il cambiamento è già iniziato.

 

 

Come costruirsi la propria Macchina Fotografica

articolo di DAVIDE ROSSI
" Ciao! Devo costruire delle fotocamere di cartone con scatole da scarpe, mi serve una cosa semplice e che funzioni bene perchè devo insegnare fotografia ai bambini in Albania e là non ci sono tante possibilità...

Inoltre servirebbe un modo per sviluppare istantaneamente le foto, ci dobbiamo arrangiare, non ci sono mica laboratori o cose simili, si può fare??
 Ah, una cosa importante, devo poter contare su tempi di posa abbastanza veloci, mica posso imbalsamare i bambini per fare una foto..."

"Ok, nessun problema!"

Questa espressione è un po’ il mantra del mio studio-laboratorio Fine Art Labo, risposi così anche a quelle strane domande fatemi da Corrado, che ho conosciuto in un social network.
Corrado, fotografo di mestiere, presta volontariato fin dall’infanzia, durante gli anni di attività in Italia, Africa e Albania, ha compreso a fondo l’importanza di aiutare persone più svantaggiate, cogliendo i valori di un reciproco arricchimento morale.

” Non mi sento rappresentato da questa società, sempre maggiormente basata sull’ipocrisia e sul cattivo esempio, promette ma non mantiene, mi sento cittadino del mondo e non prigioniero di un Paese… tanto meno di 4 mura.”

In Albania terrà dei laboratori didattici sulla fotografia, insieme ai bambini creerà delle macchine fotografiche partendo da una scatola da scarpe, aveva bisogno della mia collaborazione per raggiungere il suo scopo e si presentò nel mio studio con una scatola, nastro adesivo, forbici, taglierino e puntatrice.

” sono mesi che studio la situazione a Scutari, Albania, la mia intenzione è svolgere in loco il lavoro di fotografo una volta finito il periodo di volontariato. Vorrei poter fare un vero e proprio reportage assistito dalla mia compagna Federica.”

Corrado aveva già costruito un prototipo che si basava sul principio del foro stenopeico.

Esso fonda il proprio funzionamento sull’ esempio dell’occhio umano, stiamo parlando di intuizioni ed accostamenti alla camera oscura, fatti da Leonardo Da Vinci intorno al 1500.

costruirsi la propria macchina fotografica - occhio

Il foro stenopeico, ovvero un semplice forellino di qualche decimo di millimetro sulla superficie di un oggetto, lascia passare una parte dei raggi luminosi i quali vengono proiettati all’interno dell’oggetto stesso formando un’immagine che ha due caratteristiche, quella di essere reale, quindi proiettata su uno schermo e quella di essere capovolta.

costruirsi la propria macchina fotografica - Camera ObscuraQuesto genere di fotografia ha caratteristiche molto particolari, estesa profondità di campo, nitidezza limitata ed ha bisogno di molta luce per compensare le dimensioni infinitesimali del forellino, che spesso costringe a tempi di posa molto lunghi.

Corrado definisce il suo prototipo “scatola fotografica professionale” poiché è costruita con una lente di ingrandimento biconvessa al posto del forellino, la quale fornisce una lunghezza focale di 90mm e permette una apertura fissa di f2, garantendo una luminosità eccellente e di conseguenza un tempo di posa breve, che calcolai in 1/60 all’ombra.
Il risultato fotografico si discostava dal classico foro stenopeico.
Il progetto necessitava però di diverse modifiche per poter funzionare bene e dare un risultato fotografico di impatto, costante. La volontà e era quella di creare un oggetto da poter riprodurre in serie facilmente, costituito di materiali reperibili nel cassetto della credenza.

 

 

Decisi di usare della carta fotografica diretta come materiale sensibile da porre dentro la “scatola fotografica”, è l’unica via per poter sviluppare delle foto in luce di sicurezza di una camera oscura improvvisata, magari trasportabile. Un bel vantaggio per chi può contare solo sulle proprie risorse e si trova in giro per il mondo, l’ unico problema da superare è la bassissima sensibilità delle carte che si aggira intorno a ISO 3 e che in genere costringe a tempi di posa molto lunghi.

La scatola prototipo era stata arricchita da un sistema di messa a fuoco mobile costituito da una scatola più piccola che scorre all’interno di quella più grande e con un bellissimo vetro smerigliato fatto con il nylon di una sportina. Visione progettuale affascinante, ma poco funzionale, la scatola tirava dentro parecchia luce……
Ovviai al problema con un piccolo pezzo di stoffa nera posto sulla sezione della scatola dedicata alla messa a fuoco.
Adesso mancava un otturatore, la lente usata è talmente luminosa da non poter permettere il classico uso di un tappo per eseguire la posa, tutti i risultati davano una forte sovraesposizione.

Serviva una cosa facile da usare e costruire, che permettesse di ottenere un tempo di otturazione di 1/60 di secondo circa. Mi inventai una tendina a tenuta di luce fatta di cartoncino e pass-partout, per azionarla è sufficiente tirarla con la mano, si presenta brutta da vedere, ingombrante, ma funziona.
Ultimate le modifiche ed aggiustato il prototipo, iniziammo una sperimentazione estenuante, fatta di fondamenti di fotografia e tentativi di esposizione. La lunga giornata di lavoro condusse a dei buoni risultati, la messa a fuoco variabile si confermò efficace per le foto di ritratto.

 

” In Africa vado in Togo tramite l’associazione Oltre i Confini Onlus (alla quale è possibile destinare il 5×1000). Là il compito dei volontari è quello di costruire una scuola. Abbiamo scelto questa destinazione perché ci da la possibilità di vivere assieme alle persone del posto, in quel villaggio manca anche l’indispensabile come l’acqua e la corrente elettrica.

La soddisfazione più grande? Ricevere un grazie o un sorriso sincero ma soprattutto vedere che unendo le conoscenze e le forze si possono ottenere risultati inimmaginabili”