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Standard process for black & white film reversal

Experiment: Davide Rossi  Written by: Davide Rossi    With the support of the Fine Art photographic laboratory: Fine Art Labo

 

Diapositiva: trasparenza, vedere attraverso, attraversata dalla luce

materiali occorrenti: pellicole bianco e nero di vari formati e tipologie, chimiche, tank, funky music.

Tempo necessario per l’ esperimento: oltre 4 giorni.

 

COSA

Credo che in fotografia la sperimentazione alimenti il fuoco della passione.

Ci sono infinite vie per approfondire la propria conoscenza fotografica, la sorpresa che può provocare in noi stessi il risultato di un evento sperimentale, è elettrizzante!

Tra gli esperimenti in programma avevo in lista quello di approfondire i miei rudimentali tentativi di invertire in positivo ogni tipologia e formato di pellicola bianco e nero in commercio e fuori produzione o destinata ad altri usi come i film per arti grafiche.

Per intraprendere questi percorsi è necessaria una buona esperienza della camera oscura in maniera tale da potersi muovere con le giuste cautele e per evitare di buttare molti materiali senza ottenere risultati.

 

Slide: transparency, see through, crossed by light 

Materials needed: black and white films of various sizes and types, chemicals, tank, funky music.

Time needed for the experiment: over 4 days.

WHAT

I think in photography the experiment set fire to the passion.

There are endless ways to deepen the photographic knowledge, the surprise that can result on an experimental event, is electrifying!

In my experiment program I had on the list to deepen my rudimentary attempts to reverse every type and format of black and white film in and out of production for other uses such as graphic arts films.

To undertake these pathways, it is necessary to have a good knowledge of the darkroom so that you can move with the right care and to avoid throwing many materials without getting results.

 

PERCHE’

Ma perché invertire una pellicola bianco e nero per ottenerne un positivo?

Perché è la via per creare un originale diretto dalla ricchezza di dettaglio straordinaria, perché è unico e reso vivo dalla luce, perché si può retroilluminare facendone un oggetto fotografico di design.

E’ realmente una fotografia dettagliatissima, con sfumature coinvolgenti e densità profonde che rapiscono gli occhi destando meraviglia.

8×10″ Camera, old orthochromatic film 12iso, 360mm lens

Ciò che si vede non è da tutti i giorni, non è un monitor con un file!

Parliamo di altro, di qualcosa di raro, una creazione argentica magicamente trasformata per essere gustata come un pezzo unico e non ripetibile, nel quale la luce è ingabbiata al suo interno.

Questo è quello che vedo quando sgrano gli occhi di fronte ad una diapositiva creata da una fotocamera grandissimo formato 20x25cm, volti che vivono una propria luce, con una tale dettagliata ruvidità della pelle da far sorridere perché non si vede neanche ad occhio nudo.

WHY

Why reverse a black and white film to get a positive one?

Because it is the way to create a direct positve original by the extraordinary richness of detail, because it is unique and made alive by light, because you can make a backlight reveal the shape of an object.

It’s really a very detailed photograph, with fascinating nuances and deep densities, they take your eyes wondering marvelous.

 

8×10″ Camera, old orthochromatic film 25iso, 210mm lens

What you see is not something that happens every day, it is not a monitor with a file on it!

I’m talking about something else, something rare, photosensitive silver transformed magically to be tasted like a unique and unrepeatable piece, in which light is bundled inside it.

This is what I see when I shed my eyes in front of a slide created by a big 20x25cm camera, faces that live their own light with such a detailed skin roughness to make you smile because it does not even look alive with the your own eyes.

COME

Ci sono due modi per arrivare al risultato descritto, uno è quello di acquistare un kit chimico per l’ inversione delle pellicole bianco e nero già pronto e presente sul mercato, l’ altro è quello di consultare il bestseller della camera oscura, l’ immancabile “Fotoricettario Ghedina”.

In entrambi i casi, comprendere i passaggi, migliorarli per arrivare ad ottenere un risultato valutabile come buono, è estremamente impegnativo e richiede molto tempo ed esperienza.

Mi ci sono voluti oltre quattro giorni di totale isolamento e di immersione mentale nelle dinamiche della materia specifica, intuizioni, tentativi arrivati quasi al limite della pazienza e diverse consultazioni con il mio amico Mario, chimico e fotografo della lontana Sicilia.

La sorpresa arriva alla fine, dove si scopre che una volta trovata la via è tutto più facile.

HOW

There are two ways to get the result described, one is to buy a chemical reversal kit for black and white films ready to be found on the web, the other is to consult the bestseller of the darkroom, the mythical “FOTORICETTARIO GHEDINA”.

In both cases, understanding the steps, improving them to get a result that can be evaluated as good, is extremely challenging and make use of a lot of time and experience.

It took me more than four days of total isolation and immersion in the dynamics of this specific matter, intuitions, exhaustive attempts at the limit of patience and various consultations with my friend Mario, chemist and photographer from far Sicily.

The surprise ends when I realize it’s the way it is, it’s all easier.

 

Una delle difficoltà più insormontabili, è che ogni pellicola ha un diverso comportamento durante l’ inversione, anche la sensibilità reale può cambiare notevolmente. Una volta raggiunto il giusto equilibrio, la ricetta è pronta e può essere messa in pratica per il conseguimento del risultato previsto.Durante l’ esperimento sono state utilizzate pellicole 35mm, grande formato 4×5″, grandissimo formato 8×10″, di svariati marchi diversi, Ilford HP5, Ilford FP4, Ilford PAN F Plus, vecchie AGFAPAN 100 18×24 dei primi anni ’80, KODAK TRI-X, FOMAPAN 100, pellicole ortocromatiche non più in produzione e pellicole per arti grafiche.

KODAK PLATES P300, panchromatic plates of the sixties

Nel test sono state usate anche delle rarissime KODAK PLATES P300, lastre pancromatiche degli anni sessanta, di rara bellezza.

Dopo una adeguata ricerca della giusta sensibilità, tutti i film hanno dato ottimi risultati anche se molto diversi tra loro, dal contrasto alla separazione tonale, il margine di errore è veramente minimo.

One of the most insurmountable difficulties is that each film has a different behaviour during inversion, even the actual sensitivity can change considerably. Once the right balance is reached, the recipe is ready and can be put into practice to get the expected result.During the experiment were used 35mm film, large format 4×5 “, large format 8×10”, several different brands, Ilford HP5, Ilford FP4, Ilford PAN F Plus, old AGFAPAN 100 18×24 of the early 1980s, KODAK TRI-X, FOMAPAN 100, Orthochromatic films no longer in production and graphic arts films.

KODAK PLATES P300, enlarged detail

In the test was also used the rare KODAK PLATES P300 and panchromatic plates from the ’60s, with a rare beauty.

After a proper search for the right sensitivity, all the films have had very good results among them, from contrast to tonal separation, the margin to making mistakes is really minimal.

UN PROGETTO

Ho in programma un progetto che prevede positivi diretti di formato gigantesco e dovevo poter contare sulla possibilità di invertire pellicole di vario genere con discreta facilità.

La mia ricerca era volta alla semplificazione, cercare di riassumere il procedimento in pochi e semplici passaggi in modo da abbreviarne i tempi.

Il metodo che sono riuscito a mettere insieme, prevede l’ inversione di tutte le pellicole bianco e nero con tre soli e semplici passaggi in due bagni chimici.

Presto la renderò nota per tutti coloro che sono incuriositi ed attratti dalla fotografia sperimentale.

Il risultato mi soddisfa molto, la procedura mi apre le porte verso una nuova strada nel campo della sperimentazione, non poteva andare meglio!

A PROJECT

I plan on a project that provides direct positive effects of a giant format and I had to be able to count on the possibility of inverting various kinds of films with discreet simplicity.

My research was aimed at simplifying, trying to summarize the process in a few simple steps to shorten the time.

The recipe I have been able to carry out implicate the reversal of all black and white films with three easy and simple steps in two chemical baths.

Soon I will make it known to all those who are curious and attracted to experimental photography.

The result satisfy me a lot, the procedure opens the door to a new road in the field of experimentation, could not be better!

 

 

 

 

Pubblications

 

Venice, a sexy, surreal day

Photographs and story: Davide Rossi   backstage: Maikel Bononi    Hair & Make Up: Salone Emanuela

 

Faccio un sogno surreale!

Mi trovo in una città sospesa tra acqua e cielo, un luogo incantato e romantico nel quale anche il clima, imprevedibile e unico, rafforza l’impressione di vivere un miraggio.

La riconosco, è Venezia!

I make a surreal dream!

I am in a city in suspension between water and sky, a romantic and enchanted place at the same time, where even the climate, unpredictable and unique, reinforces the impression of living a mirage.

I recognize it, it’s Venice!

 

Ecco che nella confusione di una località gremita di turisti, incontro due bellissime ragazze nordiche, dai tratti angelici e dall’incredibile rassomiglianza, ho con me un’Hasselblad e una Tachihara 4×5”, tantissime pellicole bianco nero e colore tra cui delle meravigliose Kodak Ektachrome.

Eline e Florence mi sorridono in modo perpetuo ed apprezzano la mia disponibilità a fare loro da guida verso l’ hotel, si trova a pochi passi dalla meravigliosa piazza S Marco.

Here is that in the confusion of a town full of tourists, I meet two gorgeous nordic girls, with angelic features and incredibly resembling, I have with me one Hasselblad and one Tachihara 4×5 ” cameras, lots of black and white and color films including the wonderful Kodak Ektachrome.

Eline and Florence smile at me continuously and they appreciate my willingness being their guide to the hotel, it’s just a few steps from the wonderful Piazza S. Marco.

 

Giunti a destinazione assistiamo subito ad una commedia teatrale tipica del posto, colorata di strane vicende quotidiane e da espressioni in dialetto veneziano traducibili anche per uno straniero. Protagonista della scena è l’addetta alla reception, io non le sono simpatico.

Ancora meno quando le mie amiche mi invitano nella loro stanza!

L’ambiente è molto accogliente e piacevole, appoggio lo zaino pesante ed il cavalletto sul letto, srotolo pellicole in modo compulsivo, le due ragazze si spogliano e si cambiano davanti ai miei occhi!

Il sole splende!

Once delivered we immediately assist to a typical local stage play, made of strange daily events and dialect Venetian expressions translatable even for a foreigner. The protagonist of the scene is the receptionist, she doesn’t ike me.

Even less when the girls invite me to their room!

 

The environment is very comfortable and pleasant, I support the heavy backpack and tripod on the bed, I unroll the films compulsively, the two girls undress themselves in front of my eyes!

The sun shines!

La fantasia inizia a farmi vivere sensazioni reali, la mia visione inconscia dai contorni dapprima leggermente sfuocati, adesso acquista nitidezza anche nei dettagli.

La giornata si fa interessante e naturalmente mi lascio trasportare dagli eventi come una vittima colpevole di apologia di reato.

Scendiamo per fare delle foto nell’incredibile paesaggio di una Venezia in continuo cambiamento a causa della variazione del livello del mare, la temperatura è calda, sembra una giornata di fine estate, un clima anomalo per ottobre inoltrato.

Fantasy begins to make me live real feelings, my unconscious vision slightly blurry contours first, now becomes clear in details.

The day gets interesting and of course, I get carried away by the events as a guilty victim of an apology of crime.

We go down to take pictures in the stunning, constantly changing landscape of Venice, due to the change in sea level, the temperature is hot, it looks like a late summer day, an unusual climate for October.

Eline e Florence posano per me, la loro presenza si fa notare in modo eclatante e piazza S Marco si blocca davanti ai miei occhi, cerco scorci a filo d’acqua in una luce meravigliosa vista attraverso il vetro smerigliato della mia Tachihara grande formato, non posso più aspettare, è il momento delle Kodak Ektachrome.

Eline and Florence pose for me, their presence is noted blatantly and Piazza S Marco stops completely in front of my eyes, I try to flush water views in a wonderful light seen through the frosted glass of my Tachihara large format camera, I can not wait any longer, it is time to Kodak Ektachrome.

 

In questo istante Venezia è il centro dell’ universo, si può vedere il mondo intero riflesso all’interno dello specchio d’acqua che lambisce la città, mi voglio abbandonare totalmente al sogno e cancellare ogni legame con la ragione, chiedo alle ragazze di entrare in acqua, di correre e saltare, loro accettano di buon grado ogni mia proposta.

 

 

At this moment, Venice is the center of the universe, you can see the entire world reflected inside of the water lapping against the city, I want to totally abandon the dream and delete any connection with the reason, I ask the girls to enter in water, run and jump, they gladly accept all my suggestions.

La luce si sposta e ci confondiamo tra la gente, Eline e Florence si rifanno il trucco in un’ aura di sensualità tale da fermare Venezia una volta ancora, in questo momento anche il tempo si ferma.

Grazie alla mia Hasselblad riesco a scattare foto velocemente, il brusio della gente è scandito dal ritmo sostenuto dell’otturatore meccanico e dal battito causato dal movimento dello specchio:

” ancora una, un’altra, così è okay!”

 

The light moves and we get confused among people, Eline and Florence wear makeup in an aura of sensuality that stops Venice again, even the time stops.

Thanks to my Hasselblad I can quickly take pictures, the buzz of the people is marked by the mechanical shutter rhythm and by the beating caused by the movement of the mirror:

“one more, another one, so it’s okay!”

 

Sfuma la luce piena in una dissolvenza dai toni molto caldi che si rinfrangono nelle piccole piazze veneziane, non poteva mancare un gelato in un sogno che si rispetti, lo zaino trabocca di pellicole pronte a rivelare un’ essenza intima della realtà.

Sguardi e sorrisi incrociano il tramonto all’orizzonte, mentre ci si stringe in un abbraccio con la promessa di rivedersi. 

Queste fotografie appartengono ad un sogno surreale, in esse la fantasia scorre libera senza mura o confini, se non fosse un viaggio così lontano potrei pensare di averlo vissuto veramente.

The full light blurs in a fade with very warm tones that refract in small Venetian squares, it could not miss an ice cream in a dream worthy of respect, the backpack is full of films waiting to reveal an inner essence of reality.

Looks and smiles crossed the sunset on the horizon, while we are in an embrace with the promise to meet again.

These photographs belong to a surreal dream, in them the imagination runs free without walls or boundaries, if it were not a journey so far away, I could believe I had truly lived it.

 



 

RIVERSPECTIVE, fotografi osservati dal Po

Immagine di copertina: Davide Rossi
Articolo: Davide Rossi

 

riverspective-daviderossiportrait-brancoottico_04

Il mio Polesine mi ha visto crescere, ribellarmi attraverso la fuga ed accettare la realtà con il ritorno, nascosto dietro strane fotocamere a volte ritraggo alcuni momenti del grande fiume, Re incontrastato e immortale della pianura. Le mie visioni racchiudono timori e speranze, stupore e meraviglia, nostalgia e anche vergogna per la capacità umana di disprezzare l’ambiente inquinandolo e lasciandolo poi in totale abbandono.

Non c’è alternativa alcuna se non la convivenza reciproca, rispettare il fiume e guardare avanti, verso il futuro, senza dimenticare la nostra storia.

 

10 fotografi, un fiume, un libro… Riverspective!

 

In quei giorni mi trovai a transitare per caso sull’argine del grande fiume con Alessandro, ci stavamo muovendo per motivi di lavoro.

La luce del sole era particolarmente pulita, la perturbazione atlantica aveva spolverato l’atmosfera e i raggi taglienti del sole evidenziavano ogni dettaglio del paesaggio a tal punto da renderlo tridimensionale, lo spettro della luce visibile sembrava essersi improvvisamente allargato.

 

Fotograficamente il Po rappresenta un paesaggio in continuo cambiamento, il mondo naturale e quasi primitivo all’interno delle sue sponde, indomabile vive in un tempo parallelo, di fronte a questo fenomeno ancora una volta i miei occhi si riempirono di stupore, la recente piena offriva scorci inediti.

Le golene allagate, i tronchi ammassati, gli specchi d’ acqua luccicanti, la vegetazione sommersa, restituivano una sorprendente interpretazione fotografica del fiume, ci organizzammo in gruppo per fare un’ escursione.

Bastò la voglia di vedersi e fotografare per radunarci in dieci, dieci visioni diverse, dieci storie di vita vissute sul fiume, dieci tecniche fotografiche personali.

 

Non era importante rincorrere il corso del fiume nella sua lunghezza, la nostra non voleva essere una documentazione illustrata, ma bensì un punto di vista dettato da uno stato emotivo, cercare il respiro del Po, comprendere la vita al suo interno, scovare i suoi segreti.

Durante la nostra passeggiata complicata da attrezzature e strumenti fotografici, ce ne siamo accorti tutti, il Po ci osservava.

 

GUARDA L’ANTEPRIMA DEL libro RIVERSPECTIVE

riverspective-blurb

riverspective-backstage-brancoottico_11I dieci fotografi che hanno preso parte al progetto

Alessandro Bonini, Anna Bennasciutti, Davide Rossi, Maikel Bononi, Marcello Zappaterra, Matteo Albertin, Matteo Barbon, Matteo Migliazzi, Silvio Gianesella, Stefano Toso

 

 

 

Test film ILFORD PAN 100 & 400, chiamala se vuoi, grana!

Articolo e test: Davide Rossi | laboratorio: Fine Art Labo

Mai usare un prodotto senza averlo prima testato a dovere.

E’ una regola che vale sempre, ancora di più nella fotografia tradizionale dove tempo, energie e pazienza, sono l’investimento più grande.

Le pellicole ILFORD PAN 100 & 400 sono disponibili in formato 35mm e sono le più economiche prodotte dalla casa.

Per saperne di più le ho acquistate per fare i test necessari a metterle alla prova. Per orientarmi faccio un giro in rete, leggo molte cose approssimate che non mi aiutano e decido di partire con i TEST. E’ necessario innanzitutto stabilire la REALE SENSIBILITA’ molto spesso diversa, anche in modo consistente, rispetto quella dichiarata dal produttore.

Le schede tecniche delle Ilford Pan 100 & 400 spiegano che questi prodotti NON sono disponibili in tutto il mondo, ma solo in alcuni Paesi, poi il produttore le presenta come pellicole dalla straordinaria resa tonale, elevata nitidezza e grana fine, caratteristiche che permettono forti ingrandimenti.

E’ molto strano, perché la prima cosa che noto di queste pellicole è proprio la grana molto evidente!

Ma procediamo per gradi e definiamo la reale sensibilità, che è la capacità di registrare le ombre, ovvero rintracciare la cosiddetta ZONA I, per chi mastica un poco il SISTEMA ZONALE (vedi articolo sul test pellicola).

 

Per fare questo mi servo di una gloriosa NIKON F4, uno dei ferri più robusti e pesanti mai prodotti da casa NIKON, un preciso esposimetro SEKONIC DUALMASTER spot 1 grado e dello sviluppo R09, attuale ricetta del mitico RODINAL, un rivelatore ad elevata acutanza con il quale si ottiene una elevata nitidezza, aumentando un poco la grana.

Il test pellicola richiede tempo, pazienza e tantissima attenzione poiché bastano un piccolo errore o una distrazione per invalidare la prova.

Molto interessanti i risultati delle sensibilità, rivelano che le pellicole sono abbastanza precise, si può anche sfruttare la tecnica del “tiraggio” per ovviare a situazioni di scarsa luminosità, operazione che comporta aumento di contrasto a discapito della gamma tonale.

Risultati alla mano

Dopo aver effettuato tutta la procedura per trovare la ZONA I nel test della sensibilità, che equivale alla densità minima in grado di registrare dettagli stampabili sulle ombre, si può affermare che:

ILFORD PAN 100 ha una sensibilità reale di 100 iso

tiraggio:
125 iso (piccolo tiraggio che richiede una compensazione aumentando il tempo nella fase di sviluppo, tempo di sviluppo x 1,15)
200 iso
(densità ZONA I molto poco leggibile, tempo di sviluppo x 1,5)
250 iso
(con questo tiraggio al limite, la ZONA I va praticamente perduta ed è quindi NON stampabile, tempo di sviluppo x 1,7)

ILFORD PAN 400 ha una sensibilità reale di 400 iso 

tiraggio:
500 iso (piccolo tiraggio che richiede una compensazione aumentando il tempo nella fase di sviluppo, tempo di sviluppo x 1,15)
640 iso (densità ZONA I molto poco leggibile, tempo di sviluppo x 1,3)
800 iso (con questo tiraggio al limite, la ZONA I è appena percettibile ed è NON stampabile, tempo di sviluppo x 1,5)

test eseguito con rivelatore R09 (rodinal)

 

Il test rappresenta la vera identità della pellicola, i tiraggi indicati sono gli unici possibili perché aumentando ulteriormente la sensibilità si perderebbero completamente le densità sulle ombre, quindi le ZONE più scure (I, II, III).

Va sottolineato che i dati sono relativi all’uso dello sviluppo R09 (Rodinal) e che un altro tipo di rivelatore potrebbe cambiare leggermente le caratteristiche dei film. 

Il test successivo necessario per determinare il giusto rapporto tempo/sviluppo utile a definire la ZONA VIII, relativa al massimo dettaglio stampabile nelle luci, richiede sempre molte prove perché il fotogramma va stampato ed equiparato ad un provino di riferimento.

 

 

Il corretto tempo di sviluppo con il rivelatore R09 (rodinal) è il seguente:

ILFORD PAN 100
RODINAL diluizione   1+25     9′ 30″     a 20 °C
RODINAL diluizione   1+50   19′ 30″   a 20 °C

ILFORD PAN 400
RODINAL diluizione   1+25    6′ 30″     a 20 °C
RODINAL diluizione   1+50  19′ 30″    a 20 °C

La diversa scelta di diluizione NON provoca mai alcuna differenza di risultato sul negativo, in quanto la maggiore diluizione è compensata dall’aumento del tempo di sviluppo. Questi dati sono fondamentali per ottenere una immagine accettabile con una densità e gamma tonale ideali per andare in stampa con una buona matrice.

 

 

 CONCLUSIONI

Pellicole dalla sensibilità nominale precisa, offrono possibilità di tiraggio non elevato. Come tutte le pellicole, è preferibile qualche errore verso la sovraesposizione piuttosto che verso la sottoesposizione, che appiattirebbe completamente l’immagine.

dettaglio da ingrandimento 50x60cm

Adatte ad ogni genere fotografico, presentano una grana elevata, che si può ridurre con sviluppi a grana finissima come il Kodak Microdol X e ILFORD PERCEPTOL, i quali richiedono però un aumento dell’esposizione.

Discreti gamma tonale e contrasto.

In conclusione il test offre un punto di partenza onesto per sperimentare questi materiali secondo le proprie idee, sfruttandone le caratteristiche che possono interessare ad un fotografo.

Il bello della fotografia è racchiuso in minima parte nella forma finale, per la maggior parte nel viaggio sperimentale.

 

scarica la scheda tecnica del produttore

 

 

Messico a 100 iso

Articolo e fotografie di Silvio Spillo Gianesella

 

Ho preso il biglietto di sola andata, mi sono voltato per salire sull’aereo e non ho più guardato indietro.

Questa è la vita, si decide e si va.


Adesso vivo e lavoro in Messico come fotografo freelance in una spiaggia caraibica tra le più belle del Mondo e non è poco.

Il turismo e i matrimoni, molto frequenti, sono il mio pane quotidiano, ma oggi ho deciso di fotografare solo per me.

 

 

Sto scrivendo sulle note di una playlist rigorosamente metal, la distanza dagli amici di una vita si fa sentire, ogni medaglia ha il suo rovescio.

Mi mancano tutti, in particolare gli amici del Branco Ottico, che stanno aspettando questo articolo da molto tempo e magari credono che mandi loro delle immagini di fottute cartoline a colori, con versi poetici ispirati da un sottofondo in riva al mare.

Invece sono qui in casa accanto al mio splendido ingranditore Omega 4×5″ acquistato dopo infinite ricerche, dove vivo si impiegano mesi solo per reperire delle chimiche fotografiche e quel che è peggio è che non si trova in alcun modo un Rodinal (lo storico sviluppo pellicola BN).

Queste fotografie sono state una conquista, dallo scatto alla stampa, passando per lo sviluppo della pellicola.

 

 

Come vedo io il Messico?

In bianco e nero e attraverso il Sistema Zonale di Ansel Adams, qui ti esce sempre la stessa esposizione, 1/125 a f16, iso 100.
Non è tutto spiagge e sole come si potrebbe pensare, ci sono paesaggi difficili da fotografare, spesso piatti e ripetitivi, senza colpi di scena, palazzi bassi che non si correggono facilmente con una decentrata del banco ottico.

Le persone non si lasciano fotografare, questo è un territorio di guerra per un fotografo, ma nel Branco Ottico le difficoltà diventano stimoli.

Ecco le mie foto, niente colori, tanto carattere.

 

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Incontrarsi dopo 50 anni

In modo del tutto casuale ho ritrovato una vecchia macchina fotografica un tempo appartenuta al nonno paterno, una fotocamera che non rappresenta certo un capitale se si esclude il valore affettivo, si tratta di una piccola Falcon Deluxe americana degli anni quaranta, con una custodia semidistrutta in finta pelle. La scoperta eclatante è che al suo interno era ancora presente una vecchissima pellicola Kodak Verichrome Pan 127, il rullo risultava esposto...

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Test film FOMA 320 RETROPAN SOFT

Articolo e test: Davide Rossi | laboratorio: Fine Art Labo

Il mondo della fotografia analogica è ancora tutto da scoprire, di questo ne sono convinto.

Tra i misteri fotosensibili c’è anche la FOMA 320 retropan soft, prodotto di recente distribuzione da parte di Foma, storico produttore di materiali fotochimici situato in Repubblica Ceca.

La pellicola in questione viene presentata come una 320 iso tirabile a varie sensibilità maggiori fino a 1250 iso.

Significa che questo prodotto “dovrebbe” registrare dettagli nelle ombre in ZONA I a 320iso (vedi articolo sul test pellicola) e, in modo minore, nelle sensibilità superiori fino a 1250iso.

Il test pellicola presso lo store di FOTOMATICA
Il test pellicola presso lo store di FOTOMATICA

Con molta curiosità mi sono precipitato da Fotomatica per l’acquisto, qualche 35mm per fare i test e delle piane da 4×5″ e 8×10″ per soddisfare la fame delle mie fotocamere grande formato.

Le pellicole hanno un ottimo rapporto qualità prezzo, un poco come tutti i prodotti fotografici di Foma, in genere per ottenere il massimo risultato è necessario testare i materiali in modo approfondito.

Ma ecco come stanno le cose in realtà

Dopo aver effettuato tutta la procedura per trovare la ZONA I nel test della sensibilità, che equivale alla densità minima in grado di registrare dettagli stampabili sulle ombre, si può affermare che:

FOMA 320 RETROPAN SOFT ha una sensibilità reale da 100 a 160 iso

test eseguito con rivelatore R09 (rodinal)

Non è possibile eseguire tiraggi, in quanto questo andrebbe a scapito delle densità sulle ombre perdendo completamente le ZONE più scure (I, II, III, IV).

Il test successivo necessario per determinare le luci, quindi la ZONA VIII relativa al massimo dettaglio stampabile nelle luci, ha richiesto molte prove, in quanto la pellicola è lenta nello sviluppo delle densità maggiori, che rappresenteranno le parti più chiare nella stampa.

Ne consegue che sono necessari tempi lunghi ed una quantità notevole di sviluppo per ottenere delle luci in grado di formare una gamma di contrasti accettabile.

Il corretto tempo di sviluppo con il rivelatore R09 (rodinal) è il seguente:

16′ 30″ diluizione 1 + 25 a 20 °C

Questi dati sono fondamentali per ottenere una immagine accettabile con una densità e gamma tonale ideali per andare in stampa con una buona matrice.

 

La cosa più curiosa di questa pellicola è però un’altra

Appena stampata un’ immagine in formato 24x30cm per avere il confronto con il negativo 10x12cm appena testato, ho notato una sensibilità spettrale dell’emulsione molto accentuata verso il colore rosso.
Lo si nota chiaramente sull’incarnato del viso ritratto, pelle e labbra molto chiare e anche sui colori della Kodak Color Separation Guides.

 

CONCLUSIONI

Per sfruttare correttamente la pellicola FOMA 320 soft è necessario esporla per la reale sensibilità che sta tra iso 100 e 160, altrimenti esponendola a sensibilità maggiori come suggerito, si otterrebbe un negativo piatto mancante di dettagli sulle ombre.
Il test è relativo al rivelatore con ricetta RODINAL (R09), effettuando un test con un altro rivelatore si potrebbero ottenere risultati leggermente diversi, ma non tali da raggiungere le sensibilità indicate dal produttore.
La particolare sensibilità spettrale verso il rosso, nella lunghezza d’onda della luce visibile, la rende molto poco piacevole nella fotografia di ritratto, interessante nel paesaggio per la resa del cielo e dell’acqua.
In pratica è come fotografare con un filtro rosso sempre innestato con una normale pellicola pancromatica.

 

Queste tre immagini sono state scattate nel formato 4×5″, nonostante ciò si possono notare una forte presenza della grana e una risolvenza mediocre, caratteristiche che, unite alla particolare sensibilità spettrale, mi ricordano parecchio le pellicole X-RAY.

Sicuramente è un prodotto che può trovare molte applicazioni interessanti, come ogni altro materiale fotosensibile, va testato e sperimentato in modo da trovare il contenuto estetico che può dare più soddisfazione.

 

 

The Mystery Box

Intro: Davide Rossi | Written by: Melania Volpato | Photographs: Valentina Casta | Videomaker: Andrea Casanova

 

Branco Ottico is a team of restless people.

The kind invitation to exhibit at the Photography Festival “Polesine Fotografia”, has turned into a proposal to organize a performance in the style that characterizes the group. So we chose to invent a “surprise photo event”, no one would know what we wanted to organize and what could be inside our Mystery Box, probably even us …

We got the good idea to build a huge passport camera with an inside darkroom, all made in cardboard, a lot of tape and other recycled materials. The photographic results surprised us, as well as surprised all the participants who have seen coming out of a hole in the box, a passport photo 30x40cm, an unique awesome portrait on gelatin silver photographic paper.

But here is the story of the day directly from the words of friend of us, Melania.

Il Branco Ottico è un gruppo di persone irrequiete. Il gentile invito ad esporre al Festival della Fotografia “Polesine Fotografia”, si è tramutato in un proposta per organizzare una performance, nello stile che contraddistingue il gruppo. Così abbiamo scelto di inventarci un “evento fotografico a sorpresa”, fino alla data prevista infatti, nessuno avrebbe saputo cosa ci potesse essere dentro la nostra Mystery Box, probabilmente neanche noi… Ci è venuta la brillante idea di costruire una gigantesca macchina fotografica per fototessere con camera oscura integrata, tutta fatta in cartone, moltissimo nastro adesivo e altri materiali di recupero. Il risultato fotografico ci ha sorpresi, così come ha sorpreso tutti i partecipanti che hanno visto uscire da un buco dello scatolone, una fototessera di misura 30x40cm con un ritratto dalle caratteristiche uniche su carta fotografica fotosensibile.
Ma ecco il racconto della giornata direttamente dalle parole della nostra amica Melania.

 

The invitation received by Branco Ottico was very mysterious, even though I tried to steal some information, Davide “the madman” Rossi was playfully airtight and helpful not at all.

Polesine Fotografia, photography festival’s third edition, on this particular occasion has hosted Branco Ottico’s performance.

Then at 10:00, in Fratta Polesine at Badoer Villa’s, my curiosity has been satisfied. The villa was designed in 1554 by architect Andrea Palladio, I found it delicious and focused, very well kept.

For priority reasons I have not visited the archaeological museum that is hosted in the Villa, although caught my attention.

L’invito ricevuto dal Branco Ottico era molto misterioso, nonostante avessi cercato di carpire qualche informazione, Davide “il pazzo” Rossi è stato giocosamente ermetico e per nulla d’aiuto.
Polesine Fotografia, la manifestazione polesana giunta alla terza edizione, in questa particolare occasione ha ospitato la performance del Branco Ottico.
Quindi, alle ore 10:00 a Fratta Polesine davanti alla Villa Badoer, io e la mia curiosità eravamo ancora da soddisfare. La Villa, progettata nel 1554 dall’architetto Andrea Palladio, l’ho trovata deliziosa e concentrata, tenuta molto bene.
Per motivi di priorità non ho visitato il museo archeologico che la Villa ospita, anche se ha attirato la mia attenzione.

 

In the large garden, resting on the ground, there were so many beautiful things that made me puzzled and amused me at the same time.

Under the bright sun, who would ever have thought to experiment with developing baths, fixing, photo papers?
Who else but them, Branco Ottico!

The surprise photography event called Mystery Box, kept his secret until last minute when it finally became a reality.

Nel grande giardino interno, appoggiate per terra, vi erano tante belle cose note che mi rendevano perplessa e allo stesso tempo divertita.

Sotto a quel bel sole, chi avrebbe mai potuto pensare di cimentarsi con vasche di sviluppo, fissaggio, carte fotografiche?
Chi se non loro, il Branco Ottico!

L’ evento fotografico a sorpresa denominato Mystery Box, tenuto segreto fino all’ultimo, si stava finalmente trasformando in realtà.

The crazy idea was to recreate a great passport photos camera completely in cardboard, tape and other recycled materials.

This mega construction was divided in two parts, one reserved for all laboratory work and darkroom operations, practically a mini apartment including photographer and one portraits area, one small photographic studio with flash lights inside shoeboxes and covered with baking paper.

After the hardworking shooting step, the portrayed subject had the task of closing the cover that served as a shutter.

The incredible thing?

The shouts made by Davide Rossi, sealed for hours in the cardboard laboratory, every time he saw the photograph appear completed.

 

 

L’idea era quella di ricreare una grande fotocamera per fototessere completamente in cartone, nastro adesivo ed altri materiali di recupero.

Questa mega costruzione era divisa in due, una parte riservata a tutto il lavoro di laboratorio e camera oscura, praticamente un mini appartamento con fotografo incluso e la parte riservata al soggetto, una minuscola sala posa con flash all’interno di scatole da scarpe ricoperte di carta da forno.

Dopo la laboriosa fase dello scatto, il soggetto doveva chiudere lo sportello che fungeva da otturatore.

La cosa fenomenale?

Le grida di soddisfazione di Davide, sigillato per ore nel laboratorio di cartone, nel veder apparire il negativo che poi avrebbe passato in positivo.

And then understandable amazement of participants and visitors of the Villa.

In short, a decidedly alternative April 25. These are things that served with passion and enthusiasm, also create interest of those who know nothing of the darkroom.

I’d love it me too, if I had not already.

E poi lo stupore comprensibile dei partecipanti e dei visitatori della Villa. Insomma un 25 aprile decisamente alternativo. Sono cose queste che condite con passione ed entusiasmo, creano interesse anche su chi non sa nulla di camera oscura. Me ne sarei innamorata pure io, se non lo fossi già.

 

 

The Mystery Box

video by Andrea Casanova

 

 

 

pictures made with Mystery Box

 

Per un quintale e mezzo di carta fotografica

Articolo e intervista: Davide Rossi

 

Il ritorno all’argento

Sveglia alle 4:40

Direzione Milano, destinazione Punto Foto Group, evento “carta al kilo”!

Si parla di carta fotografica fotosensibile, gelatina d’argento che alla luce rossa della camera oscura, si trasforma magicamente in immagini. Un materiale molto prezioso, che normalmente ha un costo elevato, ma che per l’occasione è stato venduto un tanto al chilo.
Non è stato difficile alzarsi ed essere puntuali…

L’idea geniale di Felix Bielser, titolare del PFG ed accumulatore seriale di carta fotografica, ha colto in pieno un cambiamento storico, l’iniziativa è stata il sensore che ha registrato un interesse verso la fotografia argentica ben oltre le aspettative.

Il mercato silenzioso degli appassionati è venuto allo scoperto e non si tratta certo di una nicchia di nostalgici, dal mattino abbiamo visto ragazze e ragazzi giovani e pimpanti caricarsi gli zaini pieni sulle spalle per salire nella metro.

Una sensazione bellissima, almeno per me.

Ma attorno a questa idea c’è un progetto molto importante che riguarda una riorganizzazione di professionalità e competenze del team di Felix.

Noi del Branco lo abbiamo intervistato in un momento di assedio, la nostra fame di carta era molta e veniva alimentata continuamente da quanto usciva dal misterioso magazzino.

Carta fotografica molto vecchia e di ogni misura, in alcuni casi magari velata, carte particolari a basi colorate, supporti ed emulsioni speciali, loghi storici scomparsi da anni e brand neanche mai visti.

Un vero parco dei divertimenti per tutti quelli che sanno a cosa mi riferisco.

Il quintale e mezzo di peso registrato dalla bilancia al momento di caricare l’auto, non ha certo placato la nostra fame, presto quel materiale magico si trasformerà in idee e progetti fotosensibili, ogni immagine che prenderà vita sarà un pezzo unico.

Ma l’intervista audio fatta ad un FELIX BIELSER emozionato ed ancora appassionato del proprio lavoro, svela molto di più e va seguita attentamente perché tocca punti fondamentali sulla tendenza fotografica contemporanea…

“… non c’è nulla che si ripete, noi oggi stiamo vivendo un approccio alla fotografia completamente diverso rispetto al passato, dobbiamo re-inventarci come professionisti per stimolare la curiosità e dare tutti i mezzi …”

 

“… paradossalmente per un giovane che è cresciuto nell’era del digitale, l’analogico è una novità, infatti l’età media del nuovo mercato della fotografia argentica è molto bassa, è oramai una richiesta che non riguarda una moda, ma un fenomeno che va aumentando…”

Buon ascolto e buon argento a tutti…

 

 

 

 

Foto di copertina: si ringrazia la storica macelleria Mischiatti Giuseppe di Villanova Del Ghebbo, Rovigo, per la disponibilità dimostrata, la simpatia e gli assaggi intercorsi durante i preparativi

 

 

 

 

La fotografia oltre il mezzo

Prefazione: Davide Rossi | Articolo: Roberto Cherri

 

Iniziamo ad apprendere la fotografia costruendoci la fotocamera.

Questa la motivazione alla base di un corso strutturato per rompere gli schemi mentali.

Ma come è andata poi?

Non c’era tempo per la cura, la curiosità era quella della scoperta, il fremito quello del parto.

Scatole come fotocamere, lenti di ingrandimento come ottiche con focali da 50mm a 680mm, coperture oltre i 30x40cm.

Chissà cosa avrebbero prodotto quelle lenti, quali atmosfere sfocate e quali modulazioni della luce…
E se usassimo due lenti sfalsate? E se le usassimo come macro?

La carta fotografica diretta come materiale sensibile ha permesso di velocizzare il processo in camera oscura, il taglio del formato ed il caricamento nelle fotocamere appena create, non sono stati certo rispettosi della fotografia fine art.

I soli tre iso della carta fotografica fotosensibile sono stati causa di spari ad alta intensità luminosa, l’esposimetro del Branco Ottico ha sicuramente aiutato nel calcolo dell’esposizione.

Materiale occorrente:

Exposure Wheel del Branco Ottico
scatole di cartone a volontà
lenti di ingrandimento varie
forbicine colorate
nastro adesivo e vernice nera opaca
carta da forno come schermo per mettere a fuoco
camera oscura e carta fotografica

L’IDEA CREA Le possibilità

di Roberto Cherri

Inizialmente mi trovai in uno spazio temporale indefinito, da dove potevo scorgere nativi digitali intenti a scattarsi selfie col loro nuovo smartphone.

Fluttuavo sopra essi cercando riferimenti concreti, elementi tangibili che mi indicassero qualcosa. D’improvviso scorsi scatole di cartone, forbici, rotoli di nastro adesivo, lenti di ingrandimento e tanti altri oggetti che parevano non avere un filo logico che li potesse collegare. Così ho preso coraggio ed ho iniziato a focheggiare con una lente che proiettava fasci di luce contro una parete.

Iniziavo a comprendere.

Mi resi conto che intorno a me c’erano altri viaggiatori, anch’essi intenti a comprendere ed utilizzare gli strumenti che avevano a disposizione. Unendo le nostre forze capimmo che applicando la lente su una scatola di cartone e sigillando ogni fessura con del nastro adesivo, sarebbe stato possibile direzionare la luce su uno schermo di messa a fuoco, dove avrebbe fatto la sua comparsa una nitida immagine capovolta di ciò che avevamo di fronte.

Avevamo costruito una scatola fotografica.

Questa scatola funzionava nè più nè meno come una moderna fotocamera digitale, ma ci stupiva che potesse farlo senza tanta tecnologia anzi, al contrario, con semplici materiali di recupero. Ed utilizzando carta fotografica, opportunamente preparata in camera oscura, inserita in un coperchio a tenuta di luce giungemmo alle prime rudimentali immagini: vere, concrete, tangibili, affascinanti immagini.

A questo punto sorsero i primi problemi tecnici di varia natura, e scoprimmo che una bomboletta di vernice nera era in grado di risolvere molti problemi (oltre a permettervi di scrivere sui muri i messaggi alla vostra donna del cuore), e che un paraluce non serviva solo a riparare la lente da urti accidentali.

Ci è stato possibile ottenere vere fotografie, prima come immagini impresse su carta negativa, poi invertite alla luce di un ingranditore e adagiate in freschi bagni di sviluppo e fissaggio: così comparvero i primi lavori in bianco e nero.

Durante questo viaggio ho percepito il vero senso della fotografia, quello dove conta l’idea ed il processo creativo, dove non servono megapixel o ottiche da migliaia di euro per poter ottenere una fotografia.

Ho compreso più che in ogni altra occasione l’importanza del tempo e la superficialità del “tutto e subito” che molto spesso guida i nostri istinti fotografici.