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BERTHA, first one square meter photo shoot

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    
Focus technician: Silvio “Spillo” Gianesella 
Photography Backstage: Marco Crivellaro
Video Backstage: Marco Oppici

 

Questa carta fotografica è rimasta ad aspettarci per quasi quaranta’ anni, un rotolo di ben cinquanta metri marchiato ULTRA N314, pronto a prendere vita attraverso la luce.

L’ abbiamo sperimentata durante il primo test per lo scatto fotografico di oltre un metro quadrato, con la nostra gigantesca fotocamera Bertha.

This photographic paper has been waiting for us for almost forty years, a roll of fifty meters marked ULTRA N314, ready to come to life through light.

We experimented with it during first test for the photographic shot of over a square meter, with our gigantic camera Bertha.

 

 

Con questa avventura ci siamo resi conto di quanto sia difficile gestire anche solo la messa a fuoco durante le operazioni di scatto, una fotografia di queste dimensioni complica anche le fasi del processo chimico, per cui servono spazio, delicatezza e pazienza.

Il semplice caricamento del dorso porta pellicola, molto pesante perché la struttura deve garantirne la stabilità, rischia di far muovere il telaio della fotocamera con la conseguenza della perdita del punto di messa a fuoco, rischio molto elevato nonostante le dimensioni ed il peso di BERTHA, la quale ha un’ estensione del soffietto di quasi quattro metri.

Prima di tutto è stato necessario preparare il soggetto e scattare la fotografia in open flash, questo perché il nostro obiettivo 1000mm f 6.3 non ha otturatore e la carta fotografica richiede molta luce per la sua bassissima sensibilità.

 

With this adventure we realized how difficult it is to manage the focus during shooting, a photograph of this size also complicates the phases of the chemical process, space, delicacy and patience are needed.

The simple loading of the film holder back, very heavy because the structure must guarantee its stability, risks making the camera move with the consequence of the shifting of the focusing point, a very high risk despite the size and weight of BERTHA, which it has a bellows extension of almost four meters.

First of all it was necessary to prepare the subject and take the photograph in open flash, this is because our 1000mm f 6.3 lens has no shutter and the photographic paper requires a lot of light due to its very low sensitivity.

 

 

 

Abbiamo testato la carta fotografica diretta per controllare la sensibilità ed eseguito lo scatto con due generatori flash con una potenza totale di 4000 w/s, l’ inversione diretta con il nostro kit Roba Apposta ci ha lasciati senza parole.

Con questo progetto intendiamo realizzare ritratti in formato gigantesco, creando eventi dal vivo e mostre istantanee grazie alla possibilità di sviluppare subito le fotografie, condividendo l’ esperienza con le persone che parteciperanno.

 

We tested the direct photographic paper to check the sensitivity and shot with two flash generators with a total power of 4000 w / s, the direct inversion with our Roba Apposta kit left us speechless.

With this project we will take photographs of portraits in gigantic format, creating live events and instant exhibitions for the possibility of immediately developing the photographs, in this way we will be able to share the experience with the people who will participate.

 

 

 

 

 

 

Its name is BERTHA and it will be the protagonist of the largest slide ever made

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    
Backstage & Video: Davide “canesciolto” Rossi   

 

 

Si chiama Bertha, è una gigantesca fotocamera costruita per il desiderio di scoprire cosa la fotografia può rivelare oltre certi limiti.

Dal primo momento in cui ho iniziato a sperimentare ho intuito che ci sono ancora molte strade da percorrere, passato e presente si possono fondere, così come vecchie e nuove tecnologie, le conoscenze storiche possono trovare nuove interpretazioni contemporanee.

Questa fotocamera, che ha un’ area sensibile di metri 1,10×1,10, un tiraggio del soffietto di circa 4 metri e un obiettivo da 1000mm f6.3, è in grado di realizzare delle fotografie di ritratto in modalità macro.

It’s called Bertha, it’s a gigantic camera built out of a desire to find out what photography can reveal beyond certain limits.

From the first moment I started experimenting I sensed that there are still many ways to go, past and present can merge, just as old and new technologies, historical knowledge can find new contemporary interpretations.

This camera, which has a sensitive area of 1.10×1.10 meters, a bellows draft of about 4 meters and a 1000mm f6.3 lens, is capable of taking portrait photographs in macro mode.

 

 

Infatti alla massima estensione del soffietto, il rapporto di ingrandimento raggiunge il 3:1, cioè i soggetti possono essere fotografati con una dimensione finale fino a tre volte maggiore di quella reale, ho studiato questa misura per ottenere un primo piano che potesse riempire bene un’ area sensibile di oltre un metro quadrato.

I primi test si sono rivelati una sorpresa, ho scoperto che al massimo tiraggio del soffietto, la profondità di campo a diaframma completamente chiuso è di circa 4cm, una vera sfida riuscire a gestire uno scatto fotografico di questo tipo.

Bertha è stata progettata e costruita quasi completamente dal Branco Ottico, fatta eccezione della parte relativa al vetro smerigliato e portapellicola, per i quali ci siamo affidati ad un professionista dei serramenti in alluminio.

 

In fact, at the maximum extension of the bellows, the magnification ratio reaches 3: 1, that is the subjects can be photographed with a final size up to three times greater than the real one, I studied this measure to obtain a close-up that could fill a well sensitive area of over one square meter.

The first tests turned out to be a surprise, I discovered that at the maximum draft of the bellows, the depth of field with a fully closed diaphragm is about 4 cm, a real challenge to manage a photo shoot of this type.

Bertha was designed and built almost entirely by the BRANCO OTTICO crew, with the exception of the part relating to the ground glass and film holder, for which we relied on a professional in aluminum frames.

 

 

 

Tutto il telaio che sostiene la grande fotocamera è modulabile e completamente di metallo pesante per sostenere i movimenti senza perdere stabilità, è stato progettato da Donato Rizzo, esperto in lavorazioni meccaniche del Branco Ottico.

L’ idea principale è di utilizzare la gigantesca fotocamera per realizzare opere uniche con il processo chimico da noi messo a punto, il kit di inversione ROBA APPOSTA, che è in grado di invertire in positivo tutte le carte fotografiche e pellicole bianco e nero.

Per gli scatti utilizzeremo sia carta fotografica che pellicola in rotoli di larghezza 1m, siamo attrezzati di una camera oscura mobile che usiamo anche per ritratti in esterno, performance live e manifestazioni fotografiche.

 

The whole frame supporting the large camera is modular and completely made of heavy metal to support movements without losing stability, was designed by Donato Rizzo, expert in mechanical processing of the Branco Ottico crew.

The main idea is to use the gigantic camera to create unique works with the chemical process we have developed, the ROBA APPOSTA inversion kit, which is able to positively reverse all photographic papers and black and white films.

For the shots we will use both photographic paper and film in rolls of 1m width, we are equipped with a mobile darkroom that we also use for outdoor portraits, live performances and photographic events.

 

 

I primi test sono previsti nei prossimi giorni e li eseguiremo con un dorso riduzione di 50x60cm.

Programmeremo lo scatto fotografico in diapositiva da oltre un metro quadrato per i primi mesi del 2020, poi faremo un tour per ritrarre soggetti “on the road” su carta fotografica diretta e camera oscura mobile.

 

The first tests are scheduled for the next few days and we will perform them with a 50x60cm back reduction.

We will program the photographic shot on a slide of over one square meter for the first months of 2020, then we will take a tour to portray subjects “on the road” on direct photographic paper and mobile darkroom.

 

 

 

 

 

 

 

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ROBA APPOSTA tour in Sicilia

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
fotografie di Nicola Bevilacqua

 

Roba Apposta tour, un passo importante perché abbiamo voluto portare il nostro modo di interpretare la fotografia a contatto diretto con la gente della Sicilia, in un programma particolarmente carico.

 

 

Questa terra ti coglie di sorpresa, con i suoi profumi, i sapori, i contrasti, ho imparato a mio rischio e pericolo che a Catania si chiama Arancino e invece a Palermo Arancina, mi ero proposto di controllarmi con il cibo, per fortuna che poi non è andata così…

giovedì 9 maggio arancino, diavola e gelato al pistacchio

arrivo a Catania, accolti dalla splendida ospitalità di Sebastiano & Co, ci dirigiamo subito alla festa di Sant’ Alfio a Lentini, un momento di straordinaria   partecipazione popolare, ci attende una bellissima serata di ritratti e conosciamo il gruppo di sperimentazione fotografica IKOS PHOTO durante una mostra sulla cianotipia.

venerdì 10 maggio granita alla mandorla e brioches

abbiamo appuntamento con i ragazzi dell’ Accademia di Belle Arti di Catania, un incontro esaltante, sono molto colpito dalla loro curiosità e voglia di imparare, la nostra passione li coinvolge e ci seguono oltre l’ orario di scuola

venerdì 10 maggio in serata, arancini e birre in quantità

presentiamo nello studio dell’ associazione SPOT22, la nostra chimica di inversione per carte e pellicole ROBA APPOSTA, realizziamo ritratti su carta fotografica e su pellicole X Ray

 

sabato 11 maggio arancine al ragù

è la volta di prendere il treno per Palermo, ci aspetta un workshop unico organizzato con gli amici di Palermofoto, si tratta di scattare fotografie su carta fotografica diretta e invertirle in positivo con il kit Roba Apposta, tutto con fotocamere grande formato messe gentilmente a disposizione da MCR Cameras di Mimmo Cangemi.

La cosa veramente interessante è che ci sposteremo per la città sfidando le nostre forze e il traffico cittadino

 

 

domenica 12 maggio, da Gigi panino con porchetta e vino locale

si parte con dei test per stabilire la corretta sensibilità della carta fotografica Ilford Multigrade RC da usare con luce naturale, siamo a 3 iso.

Si scende nel traffico cittadino tra divertimento e adrenalina, poi si corre in camera oscura per vedere i risultati dei pezzi unici, alcune immagini sono davvero notevoli.

C’ è tempo per un altro giro di foto, in conclusione si sfoggia la camera 11×14″ per qualche ritratto nello studio di palermofoto

 

 

lunedì 13 maggio, panino con la milza da Rocky

a spasso per la città come i turisti, poche foto, tanti passi, circa 22.000, è il momento di un gelato epico, pistacchio, zuppa inglese, cassata

martedì 14 maggio, tagliata di tonno alla griglia e spiedini siciliani (da sudorazione fredda)

è il giorno in cui fotografiamo per noi, si srotolano pellicole, meno di quante vorremmo

mercoledì 15 penne con pesce spada

siamo nel luogo dove ho mangiato il gelato più buono di tutta la mia vita, “Sferracavaddu”, la partenza è prossima, neanche il tempo delle lacrime, che vediamo la Sicilia dall’ alto.

 

 

 

Il Teatro urbano e la fotografia lenta

workshop con la Roba Apposta a cura di Palermofoto e Branco Ottico

video a cura di Alessandra Bagnasco

 

 

Chi trova una pellicola, trova un tesoro

Articolo di Marco Mancini  

 

La prima volta è successo per caso.

Curiosando tra le fotocamere d’ epoca, vendute a pochi euro ai mercatini, trovai una pellicola.

Ho pensato di prenderla per esercitarmi nella fase di sviluppo, inizialmente era solo un test di abilità.

Scoprii che l’ argento impressionato dalla luce sopravvive al tempo per raccontare storie di altre epoche, trovare rullini dispersi per svilupparli è diventata come la ricerca del tesoro nascosto.

L’ emozione che mi assale subito dopo l’ apertura della tank, è qualcosa di indescrivibile, lo spazio e il tempo si deformano e ciò che appare da quei fotogrammi fa palpitare il cuore.

Momenti di vita quotidiana, persone sconosciute ti guardano da un’ altra epoca, paesaggi e città non più riconoscibili e che sono mutate con il tempo.

Però non sempre l’ impresa riesce, cercare di individuare i giusti parametri per lo sviluppo è fondamentale, servono esperienza e intuito, conditi da un pizzico di fortuna.

Certo, se la pellicola è stata aperta ed ha preso luce, il gioco non funziona naturalmente.

Sono diversi gli episodi che oramai mi vanto di raccontare, il rullo più interessante e allo stesso tempo più complicato per l’ individuazione del giusto sviluppo, mi ha dato le più grandi soddisfazioni perché sono riuscito a ricostruire la sua provenienza.

 

 

L’ ho trovato dentro una fotocamera Kershaw Eight-20 Penguin, una macchina a soffietto verticale che porta il formato pellicola 120, fu prodotta dal 1946 dalla Kershaw-Solo, ben pochi i settaggi disponibili, due diaframmi, quattro tempi di posa e messa a fuoco fissa.

La pellicola in questione è una GRATISPOOL, marchio nato a Glasgow nel 1930, diventò molto popolare per la pubblicità che recitava:

mandaci i rulli da sviluppare e noi ti mandiamo gratis una stampa formato cartolina ed un rullo nuovo da utilizzare

Dopo aver chiesto consiglio ad un amico, ho sviluppato la pellicola in Rodinal 1+50 per 16 minuti a 20 °C, questo è bastato per attivare la macchina del tempo e farmi viaggiare all’ interno dei 4 fotogrammi ben visibili che mi hanno fatto prima sorprendere e poi emozionare.

 

 

Come un cocciuto detective ho cercato di ricostruire le informazioni utili ad individuare le origini delle fotografie attraverso ciò che vedevo nei fotogrammi, difficilissimo senza riferimenti.

Ma un punto di partenza in realtà c’ era!

Dall’ ingrandimento dei numeri di targa delle auto parcheggiate, sono risalito al codice che mi ha permesso di interpretare il significato e quindi la provenienza. Sono targhe britanniche anteriori al 1975, i codici indicano le città di Huddersfield, lancashire e Leeds.

Ho quindi interrogato Street View per trovare il posto esatto ed ho identificato anche la via da dove è stata presa la foto.

A quel punto ho chiuso il cerchio e ricostruito la storia di quel rullino. Purtroppo non conosco chi ha fatto quelle fotografie e mi chiedo che strada abbia fatto quella pellicola per arrivare al mercatino di Roma.

 

 

 

Spesso guardo quei fotogrammi e rimango colpito, la fotografia è l’ unico strumento in grado di indagare a fondo nel mistero del tempo.

Oggi scatterò alcune foto e non svilupperò la mia pellicola.

 

 

 

 

Open Day Fotomatica, quando la passione ti trascina in camera oscura

Articolo di Davide “Canesciolto” Rossi      
backstage di Daniele Sandri, Nicola Bevilacqua, Luigi Masin      
riprese video: Nicola Bevilacqua, Luigi Masin       
montaggio video: Davide “Canesciolto” Rossi

Open Day Fotomatica, in molti si sono lasciati piacevolmente trascinare in camera oscura, tra appassionati e curiosi l’ afflusso è stato superiore alle aspettative.

L’ occasione era ghiotta, Branco Ottico ha presentato il nuovo kit di inversione per carte e pellicole, chiamato ROBA APPOSTA, un momento perfetto per confrontarsi, sfogare la propria curiosità e divertirsi.

 

 

L’ ottima organizzazione ha permesso di gestire in modo ottimale tutte le sessioni di ritratto previste, su prenotazione i diversi gruppi sono stati suddivisi tra sala posa e camera oscura.

La giornata non ha consentito pause, alcuni dei fortunati si sono potuti portare a casa il proprio ritratto in grandissimo formato, che hanno visto nascere e diventare un positivo, alla regia fotografica, Lina Bessonova e Davide Rossi.

 

 

Come al solito stile del Branco Ottico, le sessioni di ritratto sono state gestite come una sorta di teatro improvvisato, infatti i partecipanti si sono ritrovati a prendere parte attivamente alle fasi di scatto e sviluppo, il tutto non senza colpi di scena.

 

 

 

 

ROBA APPOSTA black and white reversal kit OFFICIAL PAGE

 

 

Home made Fuji Instax large format camera

Experiment by: Daniele Sandri |  Written by: Davide “Canesciolto” Rossi

La fantasia è alla base del mio modo di interpretare la fotografia attraverso la creazione di fotocamere.

Al Festival della Fotografia Sperimentale chiamato BRANCOTYPE e organizzato dal gruppo di sperimentazione BRANCO OTTICO, mi sono imbattuto in molti esperimenti che mi hanno ispirato e trascinato attraverso nuove strade da percorrere.

Fantasy is the basis of my way of interpreting photography through the creation of various kinds of cameras.

At the Experimental Photography Festival called BRANCOTYPE and organized by the group of experimentation BRANCO OTTICO, I came across many experiments that have me inspired and dragged through new paths to follow.

BRANCOTYPE Festival 2017

Le fotocamere grande formato erano rimaste a me sconosciute fino a quel momento e non resistevo dalla voglia di metterci mano e progettare qualcosa di nuovo.

Ho quindi trascorso ore in rete a cercare materiale informativo per poter iniziare la costruzione di una piccola fotocamera grande formato, partendo da chassis di una Rolleiflex, acquistati insieme a un dorso originale Rolleicord degli anni ’50.

Il progetto nella mente si è velocemente trasformato in prototipo con ottica “Industar” 23  f/4.5 110mm recuperato su EBAY per 30 euro, il resto dei materiali l’ ho reperito facendo un giro nella ferramenta più vicina a casa.


A fotocamera ultimata ho eseguito dei test per constatarne il corretto funzionamento, per verificare la tenuta di luce ho usato della carta fotografica diretta negativa, materiale che utilizzo normalmente per gli esperimenti nelle mie pinhole cameras.

La fase costruttiva più delicata, è riuscire ad avere una perfetta corrispondenza di messa a fuoco tra vetro smerigliato e materiale sensibile, ovvero, ciò che si vede quando si fa l’ inquadratura deve apparire uguale al risultato dello scatto fotografico.

The large format cameras had remained unknown to me until then and not I resisted the desire to get by and design something new.

 

Then I spent hours on the net looking for information material to start construction of a small large format camera, starting from a Rolle flex chassis, purchased along with an original Rolle cord back from the 50s.

The project in mind quickly turned into a prototype with “Industar” 23  f / 4.5 optics 110mm recovered on EBAY for 30 euros, the rest of the materials I found by walking around closer to home.

When the camera was finished I ran tests to see if it worked properly, I check the tightness of light I used direct photographic negative paper, the material I use normally for experiments in my pinhole cameras.

The most delicate construction phase is to be able to have a perfect correspondence of setting up fire between frosted glass and sensitive material, that is, what you see when you do the framing must appear equal to the result of the photo shoot.

Ho deciso poi di creare un sistema compatibile con le pellicole istantanee Fuji Instax Mini, giusto per rendere la cosa ancora più divertente.

Per permettere la fase di sviluppo delle istantanee Fuji, è necessario farle scorrere attraverso la pressione di particolari rulli, che io ho recuperato da una vecchia Polaroid, i quali attivano le chimiche rilasciate da piccoli serbatoi.

Sono quasi le quattro del pomeriggio, la curiosità mi travolge, non posso resistere ed esco a scattare una foto banalissima alla prima cosa che mi trovo davanti, la mia auto parcheggiata.
Calcolo i tempi di esposizione con una app sul cellulare,

Therefore, I decided to create a system compatible with the Fuji Instax Mini instant films, just to make it even more fun.

To allow the development phase of Fuji snapshots, it is necessary to run them through the pressure of particular rollers, which I have recovered from an old Polaroid, which activate the chemicals released from small tanks.

It is almost four o’clock in the afternoon, curiosity overwhelms me, I cannot resist and I go out to take a very trivial photo of the first thing in front of me, my car parked.
Calculate exposure times with an app on your phone,

800 iso, 1/50, f/16

CLICK!

Metto subito il porta pellicole Fuji al buio dentro una changing bag per fare scorrere la pellicola tra i rulli, sviluppandola.

Apro la changing bag e con grande emozione vedo l’ immagine formarsi davanti ai miei occhi.

Preso dallo slancio, continuo a scattare foto in modo casuale felice di aver raggiunto il mio scopo, un altro esperimento ha visto la luce.

 

Immediately I put the Fuji film holder in the dark inside a changing bag to slide the film
Between the rollers, and I developing it.

I open the changing bag and with great emotion I see the image forming before my eyes.

Taken by the momentum, I continue to take pictures randomly happy to have reached mine purpose; another experiment has seen the light.

 

Ursula and her Ultra Large Format photography

Video: Davide “Canesciolto” Rossi |  Written by: Annick Emdin

Mia madre è movimento puro, argento vivo, mercurio.

Sta dall’altra parte dell’immagine, quella dell’obiettivo. Danza intorno alla realtà per catturarla in una fotografia, in effetti, scrittura della luce.

Verso la luce, mi dice.

E io mi giro, osservo intorno a me un mondo sfuocato. Ora non muoverti. Non respirare.

My mother is pure movement, bright silver, mercury.

It is on the other side of the image, that of the lens. Dance around reality to capture it in a photograph, in fact, writing light.

To the light and talking to me.

I turn around, I observe a blurred world around me. Now do not move. Do not breath.

 

Con queste macchine antiche a soffietto bisogna stare fermissimi, perché percepiscono ogni variazione.

Bisogna stare attenti a non battere le palpebre, a non muovere neanche gli occhi, lasciare che l’apparecchio catturi qualcosa che non è visibile a occhio nudo, in questa realtà che si muove.

Lei, che mi ha messo al mondo, mette al mondo adesso la mia immagine, mi sembra di essere diversa in ogni fotografia, rinata, come se fosse stata messa al mondo un’altra me, o fatta prigioniera una frazionaria, infinitesimale versione di me, che era in quel momento e mai più sarà.

Mia madre fa apparire dal nulla in salotto un intero studio fotografico, e le strumentazioni sono così imponenti che non rimane spazio per spostarle.

Ho visto farle apparire lo stesso studio fotografico sull’argine di un fiume e in campagna e in giardino.

Gli artisti differiscono in questo dai comuni mortali, quello che immaginano, lo fanno, lo rendono reale e poi oltre che reale, visibile.

Il tempo rende omaggio all’artista: quella che oggi è solo una tra le mille fotografie di una persona, forse domani sarà l’unica testimonianza dell’esistenza d’una persona tra altre mille, persone andate in polvere senza che nemmeno la loro ombra, la loro luce rimanga.

Così mi sembra che lei mi perpetui, che dopo avermi reso carne, mi fotografi, scriva le mie luci e le mie ombre, per consegnarle in eterno al mondo.

E io poso, mi consegno senza un battito di palpebre, un respiro, mi consegno, come una statua all’eternità.

With these antique bellows machines you have to stay very still, because they perceive every variation.

We must be careful not to blink, not even move the eyes, let the device capture something that is not visible to the naked eye, in this reality that moves.

You, who put me in the world, now brings my image to the world, I seem to be different in every photograph, reborn, as if another me were born, or taken prisoner a fractional, infinitesimal version of me , which was at that time and never will be again.

My mother makes an entire photographic studio appear out of nowhere in the living room, and the instruments are so impressive that there is no room to move them.

 

I saw the same photo studio appear on the embankment of a river and in the countryside and in the garden.

Artists differ in this from ordinary mortals, what they imagine, they do, make it real and then beyond real, visible.

Time pays tribute to the artist: what today is only one of a thousand photographs of a person, maybe tomorrow will be the only evidence of the existence of a person among thousands of others, people gone to dust without even their shadow , their light remains.

So it seems to me that you perpetuate me, that after making me flesh, photograph me, write my lights and my shadows, to deliver eternally to the world.

And I can, I deliver without a blink of an eyelid, a breath, I deliver, like a statue to eternity.

 

Mia madre ha iniziato disegnando, poi ha infuso il movimento nell’immagine fissa, con l’animazione, infine è approdata alla fotografia, rendere fisso un istante nel tempo, eterna un’immagine effimera.

La realtà è un abisso dondolante, vorticoso, la fotografia uno dei modi in cui cerchiamo di fermarla, per comprenderla o per ammirarla.

Così una lastra o una foto restituiscono momenti perduti, sguardi che non sapevamo di avere, seduzioni antiche di persone adesso diverse, o fatte cenere, amicizie rotte, amori disgregati, guerre ormai perse o vinte.

Cosa ne rimane se non le immagini?

Quando ci arrabbiamo con qualcuno, spesso, ne distruggiamo le fotografie, per distruggerne la memoria e quando siamo nostalgici, guardiamo le fotografie perché l’immagine non mente, rimane a memento di ciò che è stato, di ciò che è andato perduto.

 

My mother started drawing, then infused the movement in the fixed image, with the animation, finally she came to photography, making a moment in time fixed, an ephemeral image eternal.

Reality is a whirling, whirling abyss, photography is one of the ways we try to stop it, to understand it or to admire it.

So a plate or a photo return lost moments, looks that we did not know we had, ancient seductions of people now different, or made ashes, broken friendships, disrupted love, wars now lost or vanquished.

What remains if not the images?

When we get angry with someone, we often destroy the photographs, to destroy their memory and when we are nostalgic, we look at the photographs because the image does not lie, it remains at the point of what has been, of what has been lost.

E l’analogico, ancor più del digitale, ha questa funzione, dalla carta ci guardano le immagini del passato, fosse anche l’istante prima della stampa.

Se le distruggiamo, le distruggiamo fisicamente, le spezzettiamo in coriandoli, le bruciamo, diventano cenere.

L’analogico non corregge automaticamente, ecco, ha catturato il respiro, il battito di palpebre, un leggero movimento involontario. Forse è questa la sua bellezza. Non è perfetto. Ci restituisce tutta la caoticità della realtà, l’errore, il fluire, ciò che ci rende umani.

 

And the analog, even more so than digital, has this function, from the paper we look at the images of the past, even if it were the instant before the print.

If we destroy them, we physically destroy them, we break them into confetti, we burn them, they become ashes.

The analog does not automatically correct, here, it has caught the breath, the blink of the eyelids, a slight involuntary movement. Perhaps this is her beauty. It’s not perfect. It gives us back all the chaos of reality, the error, the flow, what makes us human.

 

 

 

Reportage a São Tomé, uno scatto atteso

Fotografie: Angelo De Poli  |  Articolo: Annick Emdin

Che lente mi porto?

L’aereo parte alle 4 del mattino, tutto è pronto, ma la domanda resta.

L’ombra di Salgado mi sfiora la spalla, la pellicola, sussurra, dovresti portare la pellicola.

Ripenso al Tibet e al Nepal, 20 giorni di marcia, ripenso all’Iran, dove come un pazzo battevo alle porte dei venditori persiani, scusate non è che per caso avete dei rullini in bianco e nero? Sì, cinesi, marca Lucky.

Ripenso all’Islanda, alle Azzore, là già sapevo che mi aspettava la natura incontaminata.

Ma domani vado nell’Africa Nera.
Salgado mi fa l’occhiolino.
Metto le pellicole nello zaino.
Si parte!

 

São Tomé e Principe sono due isole all’equatore in mezzo all’Atlantico.

Cammino in mezzo a paesaggi spettacolari, attraverso villaggi e paesi dove ogni volto sembra chiamare l’obiettivo. C’è polvere, fango o pioggia ovunque. Una lente piccola e un teleobiettivo, decido, il vecchio 180mm f2.8, anche per la digitale, compatto, un bello sfocato. Ma 28, 35 o 50mm?

Penso al peso…. mi dovrò portare tutto addosso. Ma poi ho una visione. È un uomo in posa, stagliato nel sole. E decido. Il 50mm, perché farò un ritratto.

 

 

La pellicola è diversa dal digitale. L’alchimia della stampa, toccare la carta, bagnarsi le mani, l’odore, la scrittura della luce. Ogni scatto è unico, un’opera d’arte.

Certo ha i suoi contro. Lo scatto va scelto, le foto a colori sono un casino, niente autofocus, rullini che insieme pesano come piombo e che al minimo errore si bruciano, e non puoi mostrare lo scatto a chi ha posato. Con il digitale invece posso scattare all’infinito, ma niente è unico, niente è un miracolo.

Così me le porto entrambe, la digitale al fianco della FM2.

La FM2 è piccola, il rumore del click con specchio e tendine in movimento è entusiasmante, ti invoglia a farti sotto perché lo scatto “buono” te lo devi guadagnare, sogni in anticipo quello che potrà essere il risultato e il sogno dura parecchi giorni, in pratica è un generatore di serotonina e hai sempre il sorriso quando la usi.

 

A São Tomé scatto 3000 digitali e 6 rullini 35 mm.

Il giorno stesso in cui torno, corro da Davide. Me ne frego delle digitali, perché so dov’è la foto. Sì, ho sbagliato qualche esposizione, bruciato qualche posa. Ma lui c’è. Quando sviluppiamo, siamo così eccitati che usiamo il phon per fare prima ad asciugare la carta.

Ed eccola.  

La foto che mi si era presentata alla mente prima ancora di scattarla.
Un uomo africano, magnifico, a torso nudo, che tiene in braccio la sua bambina.

 


 

Angelo De Poli vive a Rovigo e si interessa principalmente alla fotografia di reportage e di ritratto. Negli ultimi anni ha partecipato all’edizione di alcuni libri naturalistici sul Delta del Po come fotografo e curatore, è stato pubblicato in riviste culturali, ha realizzato numerosi cataloghi di moda, book fotografici per musicisti ed artisti in genere e ha curato diverse mostre personali e collettive. Collabora con associazioni che si occupano di tematiche sociali, con cui recentemente ha realizzato e curato progetti in cui la fotografia è principale elemento di comunicazione. Da qualche anno ha ripreso in mano la pellicola, seguendo la filosofia secondo la quale una fotografia non è tale finché non è stampata ed è opera d’arte solo se è unica e irripetibile.

 

 

 

 

 

Venice, a sexy, surreal day

Photographs and story: Davide Rossi   Hair & Make Up: Salone Emanuela

 

Faccio un sogno surreale!

Mi trovo in una città sospesa tra acqua e cielo, un luogo incantato e romantico nel quale anche il clima, imprevedibile e unico, rafforza l’impressione di vivere un miraggio.

La riconosco, è Venezia!

I make a surreal dream!

I am in a city in suspension between water and sky, a romantic and enchanted place at the same time, where even the climate, unpredictable and unique, reinforces the impression of living a mirage.

I recognize it, it’s Venice!

 

Ecco che nella confusione di una località gremita di turisti, incontro due bellissime ragazze nordiche, dai tratti angelici e dall’incredibile rassomiglianza, ho con me un’Hasselblad e una Tachihara 4×5”, tantissime pellicole bianco nero e colore tra cui delle meravigliose Kodak Ektachrome.

Eline e Florence mi sorridono in modo perpetuo ed apprezzano la mia disponibilità a fare loro da guida verso l’ hotel, si trova a pochi passi dalla meravigliosa piazza S Marco.

Here is that in the confusion of a town full of tourists, I meet two gorgeous nordic girls, with angelic features and incredibly resembling, I have with me one Hasselblad and one Tachihara 4×5 ” cameras, lots of black and white and color films including the wonderful Kodak Ektachrome.

Eline and Florence smile at me continuously and they appreciate my willingness being their guide to the hotel, it’s just a few steps from the wonderful Piazza S. Marco.

 

Giunti a destinazione assistiamo subito ad una commedia teatrale tipica del posto, colorata di strane vicende quotidiane e da espressioni in dialetto veneziano traducibili anche per uno straniero. Protagonista della scena è l’addetta alla reception, io non le sono simpatico.

Ancora meno quando le mie amiche mi invitano nella loro stanza!

L’ambiente è molto accogliente e piacevole, appoggio lo zaino pesante ed il cavalletto sul letto, srotolo pellicole in modo compulsivo, le due ragazze si spogliano e si cambiano davanti ai miei occhi!

Il sole splende!

Once delivered we immediately assist to a typical local stage play, made of strange daily events and dialect Venetian expressions translatable even for a foreigner. The protagonist of the scene is the receptionist, she doesn’t ike me.

Even less when the girls invite me to their room!

 

The environment is very comfortable and pleasant, I support the heavy backpack and tripod on the bed, I unroll the films compulsively, the two girls undress themselves in front of my eyes!

The sun shines!

La fantasia inizia a farmi vivere sensazioni reali, la mia visione inconscia dai contorni dapprima leggermente sfuocati, adesso acquista nitidezza anche nei dettagli.

La giornata si fa interessante e naturalmente mi lascio trasportare dagli eventi come una vittima colpevole di apologia di reato.

Scendiamo per fare delle foto nell’incredibile paesaggio di una Venezia in continuo cambiamento a causa della variazione del livello del mare, la temperatura è calda, sembra una giornata di fine estate, un clima anomalo per ottobre inoltrato.

Fantasy begins to make me live real feelings, my unconscious vision slightly blurry contours first, now becomes clear in details.

The day gets interesting and of course, I get carried away by the events as a guilty victim of an apology of crime.

We go down to take pictures in the stunning, constantly changing landscape of Venice, due to the change in sea level, the temperature is hot, it looks like a late summer day, an unusual climate for October.

Eline e Florence posano per me, la loro presenza si fa notare in modo eclatante e piazza S Marco si blocca davanti ai miei occhi, cerco scorci a filo d’acqua in una luce meravigliosa vista attraverso il vetro smerigliato della mia Tachihara grande formato, non posso più aspettare, è il momento delle Kodak Ektachrome.

Eline and Florence pose for me, their presence is noted blatantly and Piazza S Marco stops completely in front of my eyes, I try to flush water views in a wonderful light seen through the frosted glass of my Tachihara large format camera, I can not wait any longer, it is time to Kodak Ektachrome.

 

In questo istante Venezia è il centro dell’ universo, si può vedere il mondo intero riflesso all’interno dello specchio d’acqua che lambisce la città, mi voglio abbandonare totalmente al sogno e cancellare ogni legame con la ragione, chiedo alle ragazze di entrare in acqua, di correre e saltare, loro accettano di buon grado ogni mia proposta.

 

 

At this moment, Venice is the center of the universe, you can see the entire world reflected inside of the water lapping against the city, I want to totally abandon the dream and delete any connection with the reason, I ask the girls to enter in water, run and jump, they gladly accept all my suggestions.

La luce si sposta e ci confondiamo tra la gente, Eline e Florence si rifanno il trucco in un’ aura di sensualità tale da fermare Venezia una volta ancora, in questo momento anche il tempo si ferma.

Grazie alla mia Hasselblad riesco a scattare foto velocemente, il brusio della gente è scandito dal ritmo sostenuto dell’otturatore meccanico e dal battito causato dal movimento dello specchio:

” ancora una, un’altra, così è okay!”

 

The light moves and we get confused among people, Eline and Florence wear makeup in an aura of sensuality that stops Venice again, even the time stops.

Thanks to my Hasselblad I can quickly take pictures, the buzz of the people is marked by the mechanical shutter rhythm and by the beating caused by the movement of the mirror:

“one more, another one, so it’s okay!”

 

Sfuma la luce piena in una dissolvenza dai toni molto caldi che si rinfrangono nelle piccole piazze veneziane, non poteva mancare un gelato in un sogno che si rispetti, lo zaino trabocca di pellicole pronte a rivelare un’ essenza intima della realtà.

Sguardi e sorrisi incrociano il tramonto all’orizzonte, mentre ci si stringe in un abbraccio con la promessa di rivedersi. 

Queste fotografie appartengono ad un sogno surreale, in esse la fantasia scorre libera senza mura o confini, se non fosse un viaggio così lontano potrei pensare di averlo vissuto veramente.

The full light blurs in a fade with very warm tones that refract in small Venetian squares, it could not miss an ice cream in a dream worthy of respect, the backpack is full of films waiting to reveal an inner essence of reality.

Looks and smiles crossed the sunset on the horizon, while we are in an embrace with the promise to meet again.

These photographs belong to a surreal dream, in them the imagination runs free without walls or boundaries, if it were not a journey so far away, I could believe I had truly lived it.