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Reportage a São Tomé, uno scatto atteso

Fotografie: Angelo De Poli  |  Articolo: Annick Emdin

Che lente mi porto?

L’aereo parte alle 4 del mattino, tutto è pronto, ma la domanda resta.

L’ombra di Salgado mi sfiora la spalla, la pellicola, sussurra, dovresti portare la pellicola.

Ripenso al Tibet e al Nepal, 20 giorni di marcia, ripenso all’Iran, dove come un pazzo battevo alle porte dei venditori persiani, scusate non è che per caso avete dei rullini in bianco e nero? Sì, cinesi, marca Lucky.

Ripenso all’Islanda, alle Azzore, là già sapevo che mi aspettava la natura incontaminata.

Ma domani vado nell’Africa Nera.
Salgado mi fa l’occhiolino.
Metto le pellicole nello zaino.
Si parte!

 

São Tomé e Principe sono due isole all’equatore in mezzo all’Atlantico.

Cammino in mezzo a paesaggi spettacolari, attraverso villaggi e paesi dove ogni volto sembra chiamare l’obiettivo. C’è polvere, fango o pioggia ovunque. Una lente piccola e un teleobiettivo, decido, il vecchio 180mm f2.8, anche per la digitale, compatto, un bello sfocato. Ma 28, 35 o 50mm?

Penso al peso…. mi dovrò portare tutto addosso. Ma poi ho una visione. È un uomo in posa, stagliato nel sole. E decido. Il 50mm, perché farò un ritratto.

 

 

La pellicola è diversa dal digitale. L’alchimia della stampa, toccare la carta, bagnarsi le mani, l’odore, la scrittura della luce. Ogni scatto è unico, un’opera d’arte.

Certo ha i suoi contro. Lo scatto va scelto, le foto a colori sono un casino, niente autofocus, rullini che insieme pesano come piombo e che al minimo errore si bruciano, e non puoi mostrare lo scatto a chi ha posato. Con il digitale invece posso scattare all’infinito, ma niente è unico, niente è un miracolo.

Così me le porto entrambe, la digitale al fianco della FM2.

La FM2 è piccola, il rumore del click con specchio e tendine in movimento è entusiasmante, ti invoglia a farti sotto perché lo scatto “buono” te lo devi guadagnare, sogni in anticipo quello che potrà essere il risultato e il sogno dura parecchi giorni, in pratica è un generatore di serotonina e hai sempre il sorriso quando la usi.

 

A São Tomé scatto 3000 digitali e 6 rullini 35 mm.

Il giorno stesso in cui torno, corro da Davide. Me ne frego delle digitali, perché so dov’è la foto. Sì, ho sbagliato qualche esposizione, bruciato qualche posa. Ma lui c’è. Quando sviluppiamo, siamo così eccitati che usiamo il phon per fare prima ad asciugare la carta.

Ed eccola.  

La foto che mi si era presentata alla mente prima ancora di scattarla.
Un uomo africano, magnifico, a torso nudo, che tiene in braccio la sua bambina.

 


 

Angelo De Poli vive a Rovigo e si interessa principalmente alla fotografia di reportage e di ritratto. Negli ultimi anni ha partecipato all’edizione di alcuni libri naturalistici sul Delta del Po come fotografo e curatore, è stato pubblicato in riviste culturali, ha realizzato numerosi cataloghi di moda, book fotografici per musicisti ed artisti in genere e ha curato diverse mostre personali e collettive. Collabora con associazioni che si occupano di tematiche sociali, con cui recentemente ha realizzato e curato progetti in cui la fotografia è principale elemento di comunicazione. Da qualche anno ha ripreso in mano la pellicola, seguendo la filosofia secondo la quale una fotografia non è tale finché non è stampata ed è opera d’arte solo se è unica e irripetibile.

 

 

 

 

 

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