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Incontrarsi dopo 50 anni

storia di una pellicola sviluppata dopo oltre mezzo secolo

Articolo di Alejandra Mendez

 

Vi ricordate del caso ” La valigia messicana ” ??

Tre scatole ritrovate in Messico nel 1995 con migliaia di negativi sulla guerra civile spagnola, si parla di fotografie di Robert Capa, Gerda Taro e David Seymour, divenute fondamenta per l’evoluzione del fotogiornalismo.

Io non ho avuto la fortuna di imbattermi in documenti storici dal valore inestimabile, ma ho trovato ugualmente un mio piccolo tesoro, un vecchio rullino che mi ha regalato delle fortissime emozioni.

Ecco la mia storia.

 

In modo del tutto casuale ho ritrovato una vecchia macchina fotografica un tempo appartenuta al nonno paterno, una fotocamera che non rappresenta certo un capitale se si esclude il valore affettivo, si tratta di una piccola Falcon Deluxe americana degli anni quaranta, con una custodia semidistrutta in finta pelle.

La scoperta eclatante è che al suo interno era ancora presente una vecchissima pellicola Kodak Verichrome Pan 127, il rullo risultava esposto, nessuno in famiglia sembrava avere informazioni in merito.

Incuriosita e speranzosa del suo contenuto, l’ho consegnato all’unica persona che ha accettato la sfida di svilupparlo: Davide Rossi.

Eravamo entrambi consapevoli delle poche possibilità di vedere rivelata qualche immagine, il rullo non era stato ben conservato, era rimasto sul fondo di un armadio per svariati decenni.

Dopo diversi test per capire quale potesse essere la procedura ottimale per la fase di sviluppo, al termine di tutto il processo in camera oscura ciò che si presentò davanti ai nostri occhi aveva dell’incredibile, due fotogrammi erano ancora leggibili e stampabili.

 

 

Quel negativo aveva conservato la sua memoria oltre ogni immaginabile aspettativa, un viaggio di oltre cinquant’anni a bordo della macchina del tempo.

Le immagini negative descrivono scene di vita quotidiana, due ragazzi posano in spiaggia, per gioco, con espressioni divertite e gioiose.

Sono ancora commossa, uno di quei due ragazzi è mio padre da giovanissimo.

Vederlo a quell’età, che con il suo magro fisico gioca a fare il forzuto, mi ha riportato in mente il suo modo buono ed infantile di scherzare.

Dopo 14 anni dalla sua morte è come se lo avessi incontrato ancora, è come se la barriera del tempo che ci divide, per un’attimo fosse stata rimossa.

Non ho molte sue foto, la Falon Deluxe e questa pellicola sono rimaste in attesa quasi come uno scherzo del destino per ben oltre cinquant’anni.
Si, un piccolo miracolo, un regalo inaspettato.

In seguito lo zio mi raccontò di quel viaggio che mio padre aveva intrapreso, in quel momento aveva l’età di 19-20 anni e si era da poco iscritto all’università.

Sono molto meravigliata da questo evento personale, anche concettualmente.
Viviamo nell’era dell’immediato, tutto viene ripreso, fotografato e poi disperso in qualche banca dati, la mia passione per la fotografia nasce dal digitale, solo di recente mi sono accostata alla pellicola, un materiale sorprendente.

 

Sono abituata a convivere con l’irrefrenabile velocità dei progressi tecnologici, in 20 anni sono passata dal floppy al cd, dal cd alla chiavetta, dalla chiavetta al cloud, creo il doppio backup per salvaguardare una infinità di dati in memorie digitali.

Mi chiedo cosa resterà delle memorie virtuali immagazzinate negli smartphone, parte di un mondo dalla natura effimera, dove tutto cambia, tutto evolve in base a determinate scelte di mercato fuori dal nostro controllo.

Ritrovarmi in mano una pellicola di oltre cinquant’anni pronta a rivelare ancora la verità della sua natura, mi fa pensare.

Credo sia sciocco e inutile mettere a confronto la pellicola con la memoria digitale.
Mi auguro che tra sessant’anni si possano ancora scoprire dei patrimoni fotografici nascosti in qualche soffitta, che contribuiscano a documentare la storia dell’umanità, nonostante la loro natura virtuale.

Nel frattempo io ho già stampato la fotografia di mio padre e l’ho messa nell’ album che un giorno regalerò a mia figlia.

 

 

 

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