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Venice, a sexy, surreal day

Photographs and story: Davide Rossi   backstage: Maikel Bononi    Hair & Make Up: Salone Emanuela

 

Faccio un sogno surreale!

Mi trovo in una città sospesa tra acqua e cielo, un luogo incantato e romantico nel quale anche il clima, imprevedibile e unico, rafforza l’impressione di vivere un miraggio.

La riconosco, è Venezia!

I make a surreal dream!

I am in a city in suspension between water and sky, a romantic and enchanted place at the same time, where even the climate, unpredictable and unique, reinforces the impression of living a mirage.

I recognize it, it’s Venice!

 

Ecco che nella confusione di una località gremita di turisti, incontro due bellissime ragazze nordiche, dai tratti angelici e dall’incredibile rassomiglianza, ho con me un’Hasselblad e una Tachihara 4×5”, tantissime pellicole bianco nero e colore tra cui delle meravigliose Kodak Ektachrome.

Eline e Florence mi sorridono in modo perpetuo ed apprezzano la mia disponibilità a fare loro da guida verso l’ hotel, si trova a pochi passi dalla meravigliosa piazza S Marco.

Here is that in the confusion of a town full of tourists, I meet two gorgeous nordic girls, with angelic features and incredibly resembling, I have with me one Hasselblad and one Tachihara 4×5 ” cameras, lots of black and white and color films including the wonderful Kodak Ektachrome.

Eline and Florence smile at me continuously and they appreciate my willingness being their guide to the hotel, it’s just a few steps from the wonderful Piazza S. Marco.

 

Giunti a destinazione assistiamo subito ad una commedia teatrale tipica del posto, colorata di strane vicende quotidiane e da espressioni in dialetto veneziano traducibili anche per uno straniero. Protagonista della scena è l’addetta alla reception, io non le sono simpatico.

Ancora meno quando le mie amiche mi invitano nella loro stanza!

L’ambiente è molto accogliente e piacevole, appoggio lo zaino pesante ed il cavalletto sul letto, srotolo pellicole in modo compulsivo, le due ragazze si spogliano e si cambiano davanti ai miei occhi!

Il sole splende!

Once delivered we immediately assist to a typical local stage play, made of strange daily events and dialect Venetian expressions translatable even for a foreigner. The protagonist of the scene is the receptionist, she doesn’t ike me.

Even less when the girls invite me to their room!

 

The environment is very comfortable and pleasant, I support the heavy backpack and tripod on the bed, I unroll the films compulsively, the two girls undress themselves in front of my eyes!

The sun shines!

La fantasia inizia a farmi vivere sensazioni reali, la mia visione inconscia dai contorni dapprima leggermente sfuocati, adesso acquista nitidezza anche nei dettagli.

La giornata si fa interessante e naturalmente mi lascio trasportare dagli eventi come una vittima colpevole di apologia di reato.

Scendiamo per fare delle foto nell’incredibile paesaggio di una Venezia in continuo cambiamento a causa della variazione del livello del mare, la temperatura è calda, sembra una giornata di fine estate, un clima anomalo per ottobre inoltrato.

Fantasy begins to make me live real feelings, my unconscious vision slightly blurry contours first, now becomes clear in details.

The day gets interesting and of course, I get carried away by the events as a guilty victim of an apology of crime.

We go down to take pictures in the stunning, constantly changing landscape of Venice, due to the change in sea level, the temperature is hot, it looks like a late summer day, an unusual climate for October.

Eline e Florence posano per me, la loro presenza si fa notare in modo eclatante e piazza S Marco si blocca davanti ai miei occhi, cerco scorci a filo d’acqua in una luce meravigliosa vista attraverso il vetro smerigliato della mia Tachihara grande formato, non posso più aspettare, è il momento delle Kodak Ektachrome.

Eline and Florence pose for me, their presence is noted blatantly and Piazza S Marco stops completely in front of my eyes, I try to flush water views in a wonderful light seen through the frosted glass of my Tachihara large format camera, I can not wait any longer, it is time to Kodak Ektachrome.

 

In questo istante Venezia è il centro dell’ universo, si può vedere il mondo intero riflesso all’interno dello specchio d’acqua che lambisce la città, mi voglio abbandonare totalmente al sogno e cancellare ogni legame con la ragione, chiedo alle ragazze di entrare in acqua, di correre e saltare, loro accettano di buon grado ogni mia proposta.

 

 

At this moment, Venice is the center of the universe, you can see the entire world reflected inside of the water lapping against the city, I want to totally abandon the dream and delete any connection with the reason, I ask the girls to enter in water, run and jump, they gladly accept all my suggestions.

La luce si sposta e ci confondiamo tra la gente, Eline e Florence si rifanno il trucco in un’ aura di sensualità tale da fermare Venezia una volta ancora, in questo momento anche il tempo si ferma.

Grazie alla mia Hasselblad riesco a scattare foto velocemente, il brusio della gente è scandito dal ritmo sostenuto dell’otturatore meccanico e dal battito causato dal movimento dello specchio:

” ancora una, un’altra, così è okay!”

 

The light moves and we get confused among people, Eline and Florence wear makeup in an aura of sensuality that stops Venice again, even the time stops.

Thanks to my Hasselblad I can quickly take pictures, the buzz of the people is marked by the mechanical shutter rhythm and by the beating caused by the movement of the mirror:

“one more, another one, so it’s okay!”

 

Sfuma la luce piena in una dissolvenza dai toni molto caldi che si rinfrangono nelle piccole piazze veneziane, non poteva mancare un gelato in un sogno che si rispetti, lo zaino trabocca di pellicole pronte a rivelare un’ essenza intima della realtà.

Sguardi e sorrisi incrociano il tramonto all’orizzonte, mentre ci si stringe in un abbraccio con la promessa di rivedersi. 

Queste fotografie appartengono ad un sogno surreale, in esse la fantasia scorre libera senza mura o confini, se non fosse un viaggio così lontano potrei pensare di averlo vissuto veramente.

The full light blurs in a fade with very warm tones that refract in small Venetian squares, it could not miss an ice cream in a dream worthy of respect, the backpack is full of films waiting to reveal an inner essence of reality.

Looks and smiles crossed the sunset on the horizon, while we are in an embrace with the promise to meet again.

These photographs belong to a surreal dream, in them the imagination runs free without walls or boundaries, if it were not a journey so far away, I could believe I had truly lived it.

 



 

Telegramma di vetro dal passato

Articolo e stampa: Davide Rossi |  Fine Art Labo

A volte per viaggiare nel tempo basta andare ad un mercatino di paese

Mauro ha trovato la macchina del tempo tra le cianfrusaglie di una bancarella sotto il sole.

Non delle semplici fotografie, ma delle vere e proprie matrici, negativi in lastra di vetro provenienti da un altro tempo sono rimasti in attesa di essere raccolti in modo da poter raccontare una storia, le loro origini sono indicativamente dei primi decenni del ‘900.

 

 

Le lastre hanno aspettato per anni, hanno subito umidità, sono state trasportate in cassette senza alcuna precauzione, sbattute con altri oggetti, eppure il loro destino era quello di incontrare ancora una volta la luce dell’ ingranditore fotografico, di essere lette e proiettate nella tenue atmosfera della camera oscura.

Sorridendo Mauro mi ha detto di guardare se c’ era qualcosa da stampare, mi sono preso un poco di tempo per dedicare loro la giusta attenzione, quando è arrivato il momento ho guardato attentamente le lastre e mi sono emozionato.

Durante le fasi di stampa in camera oscura, ho viaggiato tra le storie di quelle persone ritratte che mi guardavano, è sorprendente come il tempo in alcuni casi si possa annullare, quelle scene di vita quotidiana, i ritratti, si ha la sensazione che tutto stia fermo da quasi cento anni.

 

 

Per l’ occasione ho sfoggiato l’ abito della festa, non potevo certo apparire inadeguato, ho preso un pacco di carta fotografica fotosensibile baritata, anche lei in attesa di incontrare il giusto destino, ho seguito il rito magico della stampa argentica con tutta l’ attenzione e la cura necessarie. Ecco che la bellezza era lì davanti ai miei occhi, è proprio così che sarebbero state stampate queste fotografie, in un’ altra epoca.

Ho deciso di fare un viraggio seppia per dare un tono ancora più caldo alla carta, quello che si percepisce guardando attentamente queste immagini, è una notevole ricchezza di dettaglio data dalla misura della lastre 9x12cm e una tridimensionalità straordinaria che mette quasi soggezione.

E’ il tempo il nostro bene più prezioso, queste stampe ne sono prova inconfutabile, in qualche modo sono anche la conferma che la fotografia si può prendere gioco del tempo, il quale a volte simpaticamente le sorride facendosi da parte.

 

 

Le stampe delle lastre ritrovate

 

RIVERSPECTIVE, fotografi osservati dal Po

Immagine di copertina: Davide Rossi
Articolo: Davide Rossi

 

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Il mio Polesine mi ha visto crescere, ribellarmi attraverso la fuga ed accettare la realtà con il ritorno, nascosto dietro strane fotocamere a volte ritraggo alcuni momenti del grande fiume, Re incontrastato e immortale della pianura. Le mie visioni racchiudono timori e speranze, stupore e meraviglia, nostalgia e anche vergogna per la capacità umana di disprezzare l’ambiente inquinandolo e lasciandolo poi in totale abbandono.

Non c’è alternativa alcuna se non la convivenza reciproca, rispettare il fiume e guardare avanti, verso il futuro, senza dimenticare la nostra storia.

 

10 fotografi, un fiume, un libro… Riverspective!

 

In quei giorni mi trovai a transitare per caso sull’argine del grande fiume con Alessandro, ci stavamo muovendo per motivi di lavoro.

La luce del sole era particolarmente pulita, la perturbazione atlantica aveva spolverato l’atmosfera e i raggi taglienti del sole evidenziavano ogni dettaglio del paesaggio a tal punto da renderlo tridimensionale, lo spettro della luce visibile sembrava essersi improvvisamente allargato.

 

Fotograficamente il Po rappresenta un paesaggio in continuo cambiamento, il mondo naturale e quasi primitivo all’interno delle sue sponde, indomabile vive in un tempo parallelo, di fronte a questo fenomeno ancora una volta i miei occhi si riempirono di stupore, la recente piena offriva scorci inediti.

Le golene allagate, i tronchi ammassati, gli specchi d’ acqua luccicanti, la vegetazione sommersa, restituivano una sorprendente interpretazione fotografica del fiume, ci organizzammo in gruppo per fare un’ escursione.

Bastò la voglia di vedersi e fotografare per radunarci in dieci, dieci visioni diverse, dieci storie di vita vissute sul fiume, dieci tecniche fotografiche personali.

 

Non era importante rincorrere il corso del fiume nella sua lunghezza, la nostra non voleva essere una documentazione illustrata, ma bensì un punto di vista dettato da uno stato emotivo, cercare il respiro del Po, comprendere la vita al suo interno, scovare i suoi segreti.

Durante la nostra passeggiata complicata da attrezzature e strumenti fotografici, ce ne siamo accorti tutti, il Po ci osservava.

 

GUARDA L’ANTEPRIMA DEL libro RIVERSPECTIVE

riverspective-blurb

riverspective-backstage-brancoottico_11I dieci fotografi che hanno preso parte al progetto

Alessandro Bonini, Anna Bennasciutti, Davide Rossi, Maikel Bononi, Marcello Zappaterra, Matteo Albertin, Matteo Barbon, Matteo Migliazzi, Silvio Gianesella, Stefano Toso

 

 

 

Fidel Castro’s last trip

Based on a story by Silvio Spillo Gianesella
Photographs of Silvio Spillo Gianesella
written by Davide Rossi 

 

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There are events in history that trace an indelible furrow.

Cuba, November 25, 2016, shortly after midnight Raul Castro announces the death of the “lider maximo” Fidel Castro.

He was 90 years old and for about sixty years has been the protagonist of the island of Cuba becoming an icon of the radical left-wing politics in the whole world, a legendary life when he was able to defy the greatest power of the world, the United States .

Very contrasting the reaction of the Cuban people, whether in the Havana media pledged to defend “La Revolucion” that Castro has built with his people, the Cubans in Miami rejoiced and cheered against what they call a dictator.

Cuba is definitely in front of the beginning of a new era, this historical moment marked by strong contrasting reaction of a great people like the Cubans, it has moved within me the desire to document their final respects to Fidel, for three days his ashes would trail the triumphant journey of 1959, from the capital to Santiago de Cuba.

 

Ci sono eventi nella storia che tracciano un solco indelebile.

Cuba, 25 novembre 2016, poco dopo la mezzanotte Raul Castro annuncia la morte del  “lider maximo”  Fidel Castro.

Aveva 90 anni e per circa sessant’anni è stato protagonista dell’isola di Cuba diventando un’icona della politica di sinistra radicale nel mondo intero, una vita leggendaria in cui è stato capace di sfidare la più grande potenza al mondo, gli Stati Uniti.

Molto contrastante la reazione del popolo cubano, se a L’Avana i media si sono impegnati a difendere “La Revolucion” che Castro ha costruito insieme al suo popolo, i cubani a Miami gioivano ed esultavano contro quello che definiscono un dittatore.

Cuba è sicuramente di fronte l’inizio di una nuova era, questo momento storico accentuato dalla forte reazione contrastante di un grande popolo come quello dei cubani, ha mosso dentro di me il desiderio di documentare l’estremo saluto a Fidel, per tre giorni le sue ceneri avrebbero percorso il tragitto trionfale del 1959, dalla capitale fino a Santiago de Cuba.

 

Friday, December 2, 2016 12 am, I’m on board the flight to Havana, I brought films, my Leica M3, a handful of technology and two friends who play a supporting role for the reportage.

 

Waiting at the airport, after long and meticulous customs checks, there are Sandro and Cristina Cosmano, she is a photographer for National Geographic, we become immediately aware of the magnitude of the event as soon as we realize that all of Havana already booked and there are no flights or bus available to move up to Santiago de Cuba.

Venerdì 2 dicembre 2016 ore 12 a bordo del volo per L’Avana, mi sono portato pellicole, Leica M3, una manciata di tecnologia e due amici che mi faranno da spalla per il reportage.

Ad aspettarci all’aeroporto, dopo lunghi e minuziosi controlli in dogana, ci sono Sandro e Cristina Cosmano, lei è una fotografa del National Geographic, ci rendiamo subito conto della portata dell’evento appena constatiamo che tutta L’Avana è prenotata e non ci sono voli o autubus disponibili per spostarsi fino a Santiago de Cuba.

 

We rent a car and we venture to more than 2000 kilometers, immediately after witnessing the reversal of a truck with a triple trailer, we stop for the night arriving at its destination the next afternoon.

In Santiago we find hospitality in a house, we do not lose even a moment, the adrenaline is high, and the cameras are ready to shoot.

The brisk walk makes my heavy breathing, the magic, the colors, the reactions, the crowd … we are in Cuba!

Hard to find just the right concentration, emotions are many and conflicting, I am in the place where it all happens!

Noleggiamo un’auto e ci avventuriamo per 2000 chilometri turnandoci alla guida, subito dopo aver assistito al ribaltamento di un camion con triplo rimorchio, ci fermiamo per la notte giungendo a destinazione il pomeriggio seguente.

A Santiago troviamo ospitalità in un’ abitazione, non perdiamo neanche un attimo, l’adrenalina è alle stelle e le fotocamere sono già al collo.

Il passo spedito rende il mio respiro affannato, la magia, i colori, le reazioni, la folla… siamo a Cuba!

Difficile entrare subito sul pezzo, le emozioni sono tante e contrastanti, sono nel luogo in cui tutto accade!

Before I realize I have arrived at Plaza de la Revoluciòn, a meeting place of the authorities, I have already rolled out several films, the square is crowded, I move with difficulty:

“Yo soy Fidel, yo soy Fidel”

A growing chorus of people praising the commander.

Castro was a dictator, but he was also loved by most of his people, I met Cubans, I caught feelings of great respect in people of every rank and profession, I saw them crying tears of deep emotion, I met men and women who have traveled thousands of kilometers in every way just to be present at the extreme greeting.

Prima di accorgermi di essere arrivato a Plaza de la Revoluciòn, luogo d’incontro delle autorità, ho già srotolato diverse pellicole, la piazza è affollata, mi muovo a fatica:

“yo soy Fidel, yo soy Fidel”

Cresce il coro del popolo che inneggia al comandante. 

Castro era un dittatore, ma era anche amato da gran parte del suo popolo, ho incontrato i cubani, ho colto sentimenti di grande rispetto nelle persone di ogni rango e professione, ho visto piangere lacrime di profonda commozione, ho conosciuto uomini e donne che hanno percorso migliaia di chilometri con ogni mezzo pur di essere presenti all’estremo saluto.

 

As in a long and complicated marriage made of moments of love and hate, the people of Cuba is separated from a part of himself, leaving space for hope for a future of great change, but without abandoning tradition.

I rediscovered the magical essence of photography, I look at my pictures, I relive those moments, I was there!

 

Come in un lungo e complicato matrimonio fatto di momenti di amore e odio,  il popolo di Cuba si separa da una parte di sé, lasciando spazio alla speranza per un futuro di grande cambiamento, ma senza abbandonare la tradizione.

Ho riscoperto l’essenza magica della fotografia, guardo le mie foto, rivivo quei momenti, io c’ero!

 



 

Test film ILFORD PAN 100 & 400, chiamala se vuoi, grana!

Articolo e test: Davide Rossi | laboratorio: Fine Art Labo

Mai usare un prodotto senza averlo prima testato a dovere.

E’ una regola che vale sempre, ancora di più nella fotografia tradizionale dove tempo, energie e pazienza, sono l’investimento più grande.

Le pellicole ILFORD PAN 100 & 400 sono disponibili in formato 35mm e sono le più economiche prodotte dalla casa.

Per saperne di più le ho acquistate per fare i test necessari a metterle alla prova. Per orientarmi faccio un giro in rete, leggo molte cose approssimate che non mi aiutano e decido di partire con i TEST. E’ necessario innanzitutto stabilire la REALE SENSIBILITA’ molto spesso diversa, anche in modo consistente, rispetto quella dichiarata dal produttore.

Le schede tecniche delle Ilford Pan 100 & 400 spiegano che questi prodotti NON sono disponibili in tutto il mondo, ma solo in alcuni Paesi, poi il produttore le presenta come pellicole dalla straordinaria resa tonale, elevata nitidezza e grana fine, caratteristiche che permettono forti ingrandimenti.

E’ molto strano, perché la prima cosa che noto di queste pellicole è proprio la grana molto evidente!

Ma procediamo per gradi e definiamo la reale sensibilità, che è la capacità di registrare le ombre, ovvero rintracciare la cosiddetta ZONA I, per chi mastica un poco il SISTEMA ZONALE (vedi articolo sul test pellicola).

 

Per fare questo mi servo di una gloriosa NIKON F4, uno dei ferri più robusti e pesanti mai prodotti da casa NIKON, un preciso esposimetro SEKONIC DUALMASTER spot 1 grado e dello sviluppo R09, attuale ricetta del mitico RODINAL, un rivelatore ad elevata acutanza con il quale si ottiene una elevata nitidezza, aumentando un poco la grana.

Il test pellicola richiede tempo, pazienza e tantissima attenzione poiché bastano un piccolo errore o una distrazione per invalidare la prova.

Molto interessanti i risultati delle sensibilità, rivelano che le pellicole sono abbastanza precise, si può anche sfruttare la tecnica del “tiraggio” per ovviare a situazioni di scarsa luminosità, operazione che comporta aumento di contrasto a discapito della gamma tonale.

Risultati alla mano

Dopo aver effettuato tutta la procedura per trovare la ZONA I nel test della sensibilità, che equivale alla densità minima in grado di registrare dettagli stampabili sulle ombre, si può affermare che:

ILFORD PAN 100 ha una sensibilità reale di 100 iso

tiraggio:
125 iso (piccolo tiraggio che richiede una compensazione aumentando il tempo nella fase di sviluppo, tempo di sviluppo x 1,15)
200 iso
(densità ZONA I molto poco leggibile, tempo di sviluppo x 1,5)
250 iso
(con questo tiraggio al limite, la ZONA I va praticamente perduta ed è quindi NON stampabile, tempo di sviluppo x 1,7)

ILFORD PAN 400 ha una sensibilità reale di 400 iso 

tiraggio:
500 iso (piccolo tiraggio che richiede una compensazione aumentando il tempo nella fase di sviluppo, tempo di sviluppo x 1,15)
640 iso (densità ZONA I molto poco leggibile, tempo di sviluppo x 1,3)
800 iso (con questo tiraggio al limite, la ZONA I è appena percettibile ed è NON stampabile, tempo di sviluppo x 1,5)

test eseguito con rivelatore R09 (rodinal)

 

Il test rappresenta la vera identità della pellicola, i tiraggi indicati sono gli unici possibili perché aumentando ulteriormente la sensibilità si perderebbero completamente le densità sulle ombre, quindi le ZONE più scure (I, II, III).

Va sottolineato che i dati sono relativi all’uso dello sviluppo R09 (Rodinal) e che un altro tipo di rivelatore potrebbe cambiare leggermente le caratteristiche dei film. 

Il test successivo necessario per determinare il giusto rapporto tempo/sviluppo utile a definire la ZONA VIII, relativa al massimo dettaglio stampabile nelle luci, richiede sempre molte prove perché il fotogramma va stampato ed equiparato ad un provino di riferimento.

 

 

Il corretto tempo di sviluppo con il rivelatore R09 (rodinal) è il seguente:

ILFORD PAN 100
RODINAL diluizione   1+25     9′ 30″     a 20 °C
RODINAL diluizione   1+50   19′ 30″   a 20 °C

ILFORD PAN 400
RODINAL diluizione   1+25    6′ 30″     a 20 °C
RODINAL diluizione   1+50  19′ 30″    a 20 °C

La diversa scelta di diluizione NON provoca mai alcuna differenza di risultato sul negativo, in quanto la maggiore diluizione è compensata dall’aumento del tempo di sviluppo. Questi dati sono fondamentali per ottenere una immagine accettabile con una densità e gamma tonale ideali per andare in stampa con una buona matrice.

 

 

 CONCLUSIONI

Pellicole dalla sensibilità nominale precisa, offrono possibilità di tiraggio non elevato. Come tutte le pellicole, è preferibile qualche errore verso la sovraesposizione piuttosto che verso la sottoesposizione, che appiattirebbe completamente l’immagine.

dettaglio da ingrandimento 50x60cm

Adatte ad ogni genere fotografico, presentano una grana elevata, che si può ridurre con sviluppi a grana finissima come il Kodak Microdol X e ILFORD PERCEPTOL, i quali richiedono però un aumento dell’esposizione.

Discreti gamma tonale e contrasto.

In conclusione il test offre un punto di partenza onesto per sperimentare questi materiali secondo le proprie idee, sfruttandone le caratteristiche che possono interessare ad un fotografo.

Il bello della fotografia è racchiuso in minima parte nella forma finale, per la maggior parte nel viaggio sperimentale.

 

scarica la scheda tecnica del produttore

 

 

Quando i fotografi erano ricchi

Introduzione e intervista: Davide Rossi |  Fotografie: Maikel Bononi | Supervisione: Federica D’Ulisse

 

Qualsiasi lavoro si faceva col sorriso e le idee venivano fuori sorridendo

Sergio Maraboli, classe 1945, ci racconta svariati episodi estratti da oltre quarant’ anni di carriera professionale nel mondo della fotografia pubblicitaria.

Professionista dal 1974, oggi lavora ancora come collaboratore nello studio delle sue ex assistenti.

Di cose da dire e insegnare ne ha veramente tante il buon Sergio, le sue storie sono intrise di emozioni di un’epoca in cui il mestiere del fotografo, era circondato da un’ alone di rispetto per la propria figura professionale.
Le idee creative facevano la differenza ed il valore economico delle prestazioni non aveva prezzo.

Negli anni ottanta sei foto potevano costare sei milioni di lire, un servizio fotografico di un lavoro creativo con la vendita dei diritti sulle immagini, poteva valere una Range Rover nuova di zecca.

 

Il lavoro era tale da poter scegliere quello che si preferiva, si poteva viaggiare giorni all’estero per qualche scatto soltanto, ci si compravano attrezzature mostruose con i soldi nelle tasche…

Certo che nulla era regalato, solo che creatività e capacità venivano ampiamente riconosciute, anche perché potevano far decollare brand e prodotti in breve tempo.

I fotografi erano pochi e preparatissimi.

 

Alcune fotografie di Sergio Maraboli

Come è stata fatta?

 

Ma niente nostalgie, le cose sono cambiate e si va avanti inseguendo i mutamenti in tutte le professioni, una cosa non è più la stessa ci dice Sergio, il modo leggero e divertente con cui si affrontava il lavoro, lo scambio diretto e piacevole tra soggetti e professionisti, la spinta emotiva nel creare sempre nuove idee da proporre al cliente, non c’erano budget, si faceva quello che c’era da fare.

Ecco una buona storia raccontata direttamente dalla voce del protagonista, il quale ci spiega anche come si facevano le elaborazioni delle immagini prima dell’arrivo di photoshop.

 

Ascolta l’intervista:

 

 

 

 

Messico a 100 iso

Articolo e fotografie di Silvio Spillo Gianesella

 

Ho preso il biglietto di sola andata, mi sono voltato per salire sull’aereo e non ho più guardato indietro.

Questa è la vita, si decide e si va.


Adesso vivo e lavoro in Messico come fotografo freelance in una spiaggia caraibica tra le più belle del Mondo e non è poco.

Il turismo e i matrimoni, molto frequenti, sono il mio pane quotidiano, ma oggi ho deciso di fotografare solo per me.

 

 

Sto scrivendo sulle note di una playlist rigorosamente metal, la distanza dagli amici di una vita si fa sentire, ogni medaglia ha il suo rovescio.

Mi mancano tutti, in particolare gli amici del Branco Ottico, che stanno aspettando questo articolo da molto tempo e magari credono che mandi loro delle immagini di fottute cartoline a colori, con versi poetici ispirati da un sottofondo in riva al mare.

Invece sono qui in casa accanto al mio splendido ingranditore Omega 4×5″ acquistato dopo infinite ricerche, dove vivo si impiegano mesi solo per reperire delle chimiche fotografiche e quel che è peggio è che non si trova in alcun modo un Rodinal (lo storico sviluppo pellicola BN).

Queste fotografie sono state una conquista, dallo scatto alla stampa, passando per lo sviluppo della pellicola.

 

 

Come vedo io il Messico?

In bianco e nero e attraverso il Sistema Zonale di Ansel Adams, qui ti esce sempre la stessa esposizione, 1/125 a f16, iso 100.
Non è tutto spiagge e sole come si potrebbe pensare, ci sono paesaggi difficili da fotografare, spesso piatti e ripetitivi, senza colpi di scena, palazzi bassi che non si correggono facilmente con una decentrata del banco ottico.

Le persone non si lasciano fotografare, questo è un territorio di guerra per un fotografo, ma nel Branco Ottico le difficoltà diventano stimoli.

Ecco le mie foto, niente colori, tanto carattere.

 

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Incontrarsi dopo 50 anni

In modo del tutto casuale ho ritrovato una vecchia macchina fotografica un tempo appartenuta al nonno paterno, una fotocamera che non rappresenta certo un capitale se si esclude il valore affettivo, si tratta di una piccola Falcon Deluxe americana degli anni quaranta, con una custodia semidistrutta in finta pelle. La scoperta eclatante è che al suo interno era ancora presente una vecchissima pellicola Kodak Verichrome Pan 127, il rullo risultava esposto...






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Test film FOMA 320 RETROPAN SOFT

Articolo e test: Davide Rossi | laboratorio: Fine Art Labo

Il mondo della fotografia analogica è ancora tutto da scoprire, di questo ne sono convinto.

Tra i misteri fotosensibili c’è anche la FOMA 320 retropan soft, prodotto di recente distribuzione da parte di Foma, storico produttore di materiali fotochimici situato in Repubblica Ceca.

La pellicola in questione viene presentata come una 320 iso tirabile a varie sensibilità maggiori fino a 1250 iso.

Significa che questo prodotto “dovrebbe” registrare dettagli nelle ombre in ZONA I a 320iso (vedi articolo sul test pellicola) e, in modo minore, nelle sensibilità superiori fino a 1250iso.

Il test pellicola presso lo store di FOTOMATICA
Il test pellicola presso lo store di FOTOMATICA

Con molta curiosità mi sono precipitato da Fotomatica per l’acquisto, qualche 35mm per fare i test e delle piane da 4×5″ e 8×10″ per soddisfare la fame delle mie fotocamere grande formato.

Le pellicole hanno un ottimo rapporto qualità prezzo, un poco come tutti i prodotti fotografici di Foma, in genere per ottenere il massimo risultato è necessario testare i materiali in modo approfondito.

Ma ecco come stanno le cose in realtà

Dopo aver effettuato tutta la procedura per trovare la ZONA I nel test della sensibilità, che equivale alla densità minima in grado di registrare dettagli stampabili sulle ombre, si può affermare che:

FOMA 320 RETROPAN SOFT ha una sensibilità reale da 100 a 160 iso

test eseguito con rivelatore R09 (rodinal)

Non è possibile eseguire tiraggi, in quanto questo andrebbe a scapito delle densità sulle ombre perdendo completamente le ZONE più scure (I, II, III, IV).

Il test successivo necessario per determinare le luci, quindi la ZONA VIII relativa al massimo dettaglio stampabile nelle luci, ha richiesto molte prove, in quanto la pellicola è lenta nello sviluppo delle densità maggiori, che rappresenteranno le parti più chiare nella stampa.

Ne consegue che sono necessari tempi lunghi ed una quantità notevole di sviluppo per ottenere delle luci in grado di formare una gamma di contrasti accettabile.

Il corretto tempo di sviluppo con il rivelatore R09 (rodinal) è il seguente:

16′ 30″ diluizione 1 + 25 a 20 °C

Questi dati sono fondamentali per ottenere una immagine accettabile con una densità e gamma tonale ideali per andare in stampa con una buona matrice.

 

La cosa più curiosa di questa pellicola è però un’altra

Appena stampata un’ immagine in formato 24x30cm per avere il confronto con il negativo 10x12cm appena testato, ho notato una sensibilità spettrale dell’emulsione molto accentuata verso il colore rosso.
Lo si nota chiaramente sull’incarnato del viso ritratto, pelle e labbra molto chiare e anche sui colori della Kodak Color Separation Guides.

 

CONCLUSIONI

Per sfruttare correttamente la pellicola FOMA 320 soft è necessario esporla per la reale sensibilità che sta tra iso 100 e 160, altrimenti esponendola a sensibilità maggiori come suggerito, si otterrebbe un negativo piatto mancante di dettagli sulle ombre.
Il test è relativo al rivelatore con ricetta RODINAL (R09), effettuando un test con un altro rivelatore si potrebbero ottenere risultati leggermente diversi, ma non tali da raggiungere le sensibilità indicate dal produttore.
La particolare sensibilità spettrale verso il rosso, nella lunghezza d’onda della luce visibile, la rende molto poco piacevole nella fotografia di ritratto, interessante nel paesaggio per la resa del cielo e dell’acqua.
In pratica è come fotografare con un filtro rosso sempre innestato con una normale pellicola pancromatica.

 

Queste tre immagini sono state scattate nel formato 4×5″, nonostante ciò si possono notare una forte presenza della grana e una risolvenza mediocre, caratteristiche che, unite alla particolare sensibilità spettrale, mi ricordano parecchio le pellicole X-RAY.

Sicuramente è un prodotto che può trovare molte applicazioni interessanti, come ogni altro materiale fotosensibile, va testato e sperimentato in modo da trovare il contenuto estetico che può dare più soddisfazione.

 

 

Fotografia e terza dimensione

Articolo e fotografie: Davide Rossi

Ho un’ idea molto precisa di cosa intendo con il termine “qualità” ogni volta che mi trovo davanti ad una fotografia.

Già la parola fotografia ci costringe ad una selezione di carattere storico-culturale alla quale non possiamo sottrarci, ognuno di noi già da questo punto, è pregato di fare esame di coscienza attraverso una pillola per la stimolazione dell’onestà intellettuale, sono sullo scaffale tra le medicine invendute.

L’ esperimento che segue è rivolto a tutti quelli che NON scambiano l’accezione del termine “qualità” con l’ingrandimento al 100% sul monitor del PC, di una foto scattata a 35mp.

E qui ho già scremato l’85% dei foto-praticanti.

Quelli che restano sul pezzo, devono avere il coraggio di guardare avanti con gli occhi e indietro con la mente.

Adesso proviamo a raccogliere dei dati oggettivi per poterci orientare anche timidamente nel rispondere a certi quesiti che contengono termini alternativi a brightness, effects, megapixel, noise, resize, resolution, sharpen, saturation… altri termini disponibili sullo scaffale dei più venduti.

Che cosa sto cercando veramente con il gesto del fotografare?

Risposte esempio:

  • di accontentare i fan della mia pagina
  • di accontentare gli amici del club
  • di fare quello che mi hanno detto
  • di ripetere quello che ho visto sul web
  • di postare la foto e dimenticarla
  • di giocare con le attrezzature

Personalmente ritengo che la forma espressiva fotografica necessiti, piuttosto che di una rappresentazione documentativa modificata della realtà, di interpretazione oltre la forma estetica, in un processo che sviluppa contenuti mentali e contenuti visivi.

Se è vero che la figurazione estetica costruisce il reale, ovvero con la tecnica e l’inquadratura noi rappresentiamo forme, norme, regole, criteri e valori, con l’interpretazione come riflessione dell’esperienza possibile dovremmo invece rispondere alla domanda fatta sopra, cosa sto cercando nella fotografia?

Riusciamo a rispondere a questa domanda, oppure l’attuale sistematica metodologia di acquisizione delle immagini impedisce al pensiero di andare oltre ad una mera organizzazione di forma?

E attenzione!

Perché con quanto detto non intendo assolutamente riferire accuse unicamente alla tecnologia digitale, è più che altro una cultura contemporanea che sfrutta persone e mezzi per l’ottenimento del consenso nella massima velocità e nel massimo risultato di ascolti sui social, un modus operandi che ha oltrepassato la linea su cui si rimaneva imprigionati con il mezzo.

La scadenza propositiva mentale facilita chi fa uso di tecniche particolari per affermarsi comunque pur non avendo nulla da dire, la fotografia della tecnica senza la sostanza, altroché HDR, qua si va dal collodio alle antiche tecniche di stampa.

Nel mio piccolo test tra sistemi ho cercato di rappresentare il mito della profondità, della prospettiva e quindi della terza dimensione, un tema trattato con rarità.
Da molti anni studio il fenomeno e sono giunto ad alcune conclusioni di buon senso, ma prima di rivelarle è doveroso ribadire alcuni passaggi storici in un succo concentrato.

L’idea geometrica della prospettiva si affermò in pittura già nel Rinascimento italiano, possiamo dare ad essa la seguente definizione:
” La prospettiva designa un metodo di organizzazione della superficie piana dove tutti gli elementi rappresentati, cielo, oggetti, figure, sono considerati da un unico punto di vista e le dimensioni delle parti sono calcolate matematicamente in base alle distanze tra oggetti e soggetti 

Leon Battista Alberti Architetto e umanista ( 1404-1472), fu il primo a codificare le regole prospettiche attraverso la cosiddetta “piramide visiva“,

piramide visiva

sebbene l’arte della prospettiva non sia un’invenzione Rinascimentale emersa dal nulla, la macchina del tempo ci spinge ben più in là su una teoria di origine araba, un mix tra raggi visivi e geometria della luce, la figura ci mostra comunque, che vi è una complicità tra immagine e sguardo.

E’ importante essere coscienti del fatto che lo “sguardo” o il “punto di vista” sulla prospettiva, non è slegato da una determinata cultura, le sue basi sono connesse con tutto un insieme di valori cresciuti attraverso un processo di conoscenza collettiva, consuetudini sociali, politiche, economiche.

Si, il concetto di profondità è tutto questo, ma anche molto di più.

Il mondo reale è privo di immagini bidimensionali, una rappresentazione di due sole dimensioni che non abbia una collocazione spaziale, non è concepibile dalla mente umana.

L’applicazione delle regole prospettiche torna prepotentemente nella street art con la tecnica definita disegno 3D.

La prospettiva applicata è quella accelerata, la quale estremizza la visione con l’inganno ottico, la percezione di questi effetti sorprendenti è possibile soltanto da un punto di vista. Se infatti dovessimo girare attorno all’immagine essa tornerebbe nella sua bidimensionalità. La tecnica di realizzazione è molto complessa e necessita dell’uso di corde, convergenti in un punto per la creazione della struttura di base, poi segue la colorazione che completa la sensazione di tridimensionalità.

Nell’arte della pittura, la resa della tridimensionalità in un’opera di fatto bidimensionale, è chiamata Plasticità, cioè la capacità di articolarsi nello spazio in modo più o meno accentuato.

Il Ritratto di giovane donna è un dipinto olio su tavola di Rogier Van Der Weyden, databile al 1460 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington
Il Ritratto di giovane donna è un dipinto olio su tavola di Rogier Van Der Weyden, databile al 1460 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington

La si ottiene con vari stratagemmi, con il chiaroscuro, con la variazione degli spessori e dei volumi delle figure.
Già dal quinto secolo a.C. la questione fu affrontata dai pittori greci, in Italia si studiò il problema di come la luce possa illuminare realisticamente un soggetto, evidenziandone un maggiore realismo e quindi senso di rilievo, alla fine del XIII secolo.

Molte scoperte vennero sviluppate da Giotto e Masaccio, fino alla piena espressione dei volumi di Michelangelo e Raffaello.

In fotografia è possibile sviluppare il concetto di plasticità attraverso l’impiego di determinate attrezzature e con l’ausilio della tecnica.

Il punto di messa a fuoco, con la gestione della profondità di campo, sono sicuramente gli elementi principali di studio necessari ad ottenere i primi risultati, i quali possono variare in funzione di ottica impiegata, apertura del diaframma, e distanza del soggetto.

La profondità di campo viene definita estesa quando nell’immagine è tutto perfettamente nitido, oppure ridotta quando invece è percepibile lo sfuocato ed il punto di fuoco si riduce al minimo.
Attraverso lo studio della composizione e della luce, si può ottenere una variabile sensazione di tridimensionalità, sia che scegliamo di realizzare la foto tutta nitida, sia che scegliamo di farla nitida in un sol punto e di sfuocare il resto nella maniera maggiore possibile.

La variabile ulteriore, che può determinare una differenza in questo tipo di ricerca oltre a ottica, diaframma e distanza del soggetto, è la scelta del formato fotografico impiegato.

Le fotocamere grande formato hanno la peculiarità di poter aumentare molto la sensazione di tridimensionalità grazie ai corpi mobili, i quali permettono esaurienti correzioni prospettiche con i movimenti di decentramento, ma anche soluzioni creative insolite nella scelta dei piani di fuoco attraverso il basculaggio.

 

 

Le mie conclusioni finali in ambito di tridimensionalità mi hanno condotto ad una drastica soluzione in materia di attrezzature e tecnica adottata, ma soprattutto posso testimoniare e provare abbondantemente, che la materia assoluta capace di raggiungere la tridimensionalità, è la pellicola.
Se si cercano la profondità o la plasticità, quella è la via!

E’ inutile perdere tempo in chiacchiere su sistemi o tecnologie, dopo molti anni di sperimentazione nel mio laboratorio, il Fine Art Labo, posso liberamente affermare e dimostrare, che la pellicola rende la sua massima tridimensionalità attraverso le lenti di un ingranditore.
Ho stampe in cui oggetti e soggetti sembrano posati sopra la carta fotografica, negli ingrandimenti spinti, ovvero in stampe fino a 1,70 metri di lunghezza, si ha la sensazione di cadere dentro l’immagine, in pratica una versione fotografica della prospettiva accelerata proposta da Julian Beever nelle sue opere di street art.

Il punto di messa a fuoco in un ritratto realizzato in grandissimo formato, è talmente selettivo da ridurre la profondità di campo a pochi millimetri, le straordinarie possibilità di basculaggio permettono di seguire anche la rotazione ed inclinazione che può avere il soggetto.

In questi casi è necessario l’uso di una speciale stampella che mantiene immobile il soggetto, la sfocatura è talmente ampia da mettere a rischio il lavoro spostando il punto di fuoco dagli occhi alla punta delle ciglia.

Il respiro è anch’esso un rischio.

Meglio evitarlo nel momento dello scatto.

 

 

L’esperimento finale mostra i risultati di un confronto tra sistemi, il 35mm, il grande formato 10x12cm (4×5″) ed il grandissimo formato 20x25cm (8×10″), nel quale la parte sensibile è formata da ben 4 pellicole piane 10×12 unite insieme con del nastro adesivo trasparente nello chassis portapellicola.

La differenza dello sfuocato e della profondità di campo tra i diversi formati sono notevoli, fatta opportuna considerazione del divario visivo tra pellicole nella realtà e viste dal monitor, si potrebbe testimoniare che nel formato 20x25cm assumono un aspetto di livello mistico, l’uso della pellicola nella sua specifica peculiarità di rotondità, colore, spessore materico, sfumature infinite, portano l’occhio a raggiungere un livello di soddisfazione visiva tale da placare la mia sete di tridimensionalità.

Ecco finalmente tradotto il mio personale significato della parola qualità, voi raccontate il vostro.