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Categoria: Reportage

Venice, a sexy, surreal day

Photographs and story: Davide Rossi   backstage: Maikel Bononi    Hair & Make Up: Salone Emanuela

 

Faccio un sogno surreale!

Mi trovo in una città sospesa tra acqua e cielo, un luogo incantato e romantico nel quale anche il clima, imprevedibile e unico, rafforza l’impressione di vivere un miraggio.

La riconosco, è Venezia!

I make a surreal dream!

I am in a city in suspension between water and sky, a romantic and enchanted place at the same time, where even the climate, unpredictable and unique, reinforces the impression of living a mirage.

I recognize it, it’s Venice!

 

Ecco che nella confusione di una località gremita di turisti, incontro due bellissime ragazze nordiche, dai tratti angelici e dall’incredibile rassomiglianza, ho con me un’Hasselblad e una Tachihara 4×5”, tantissime pellicole bianco nero e colore tra cui delle meravigliose Kodak Ektachrome.

Eline e Florence mi sorridono in modo perpetuo ed apprezzano la mia disponibilità a fare loro da guida verso l’ hotel, si trova a pochi passi dalla meravigliosa piazza S Marco.

Here is that in the confusion of a town full of tourists, I meet two gorgeous nordic girls, with angelic features and incredibly resembling, I have with me one Hasselblad and one Tachihara 4×5 ” cameras, lots of black and white and color films including the wonderful Kodak Ektachrome.

Eline and Florence smile at me continuously and they appreciate my willingness being their guide to the hotel, it’s just a few steps from the wonderful Piazza S. Marco.

 

Giunti a destinazione assistiamo subito ad una commedia teatrale tipica del posto, colorata di strane vicende quotidiane e da espressioni in dialetto veneziano traducibili anche per uno straniero. Protagonista della scena è l’addetta alla reception, io non le sono simpatico.

Ancora meno quando le mie amiche mi invitano nella loro stanza!

L’ambiente è molto accogliente e piacevole, appoggio lo zaino pesante ed il cavalletto sul letto, srotolo pellicole in modo compulsivo, le due ragazze si spogliano e si cambiano davanti ai miei occhi!

Il sole splende!

Once delivered we immediately assist to a typical local stage play, made of strange daily events and dialect Venetian expressions translatable even for a foreigner. The protagonist of the scene is the receptionist, she doesn’t ike me.

Even less when the girls invite me to their room!

 

The environment is very comfortable and pleasant, I support the heavy backpack and tripod on the bed, I unroll the films compulsively, the two girls undress themselves in front of my eyes!

The sun shines!

La fantasia inizia a farmi vivere sensazioni reali, la mia visione inconscia dai contorni dapprima leggermente sfuocati, adesso acquista nitidezza anche nei dettagli.

La giornata si fa interessante e naturalmente mi lascio trasportare dagli eventi come una vittima colpevole di apologia di reato.

Scendiamo per fare delle foto nell’incredibile paesaggio di una Venezia in continuo cambiamento a causa della variazione del livello del mare, la temperatura è calda, sembra una giornata di fine estate, un clima anomalo per ottobre inoltrato.

Fantasy begins to make me live real feelings, my unconscious vision slightly blurry contours first, now becomes clear in details.

The day gets interesting and of course, I get carried away by the events as a guilty victim of an apology of crime.

We go down to take pictures in the stunning, constantly changing landscape of Venice, due to the change in sea level, the temperature is hot, it looks like a late summer day, an unusual climate for October.

Eline e Florence posano per me, la loro presenza si fa notare in modo eclatante e piazza S Marco si blocca davanti ai miei occhi, cerco scorci a filo d’acqua in una luce meravigliosa vista attraverso il vetro smerigliato della mia Tachihara grande formato, non posso più aspettare, è il momento delle Kodak Ektachrome.

Eline and Florence pose for me, their presence is noted blatantly and Piazza S Marco stops completely in front of my eyes, I try to flush water views in a wonderful light seen through the frosted glass of my Tachihara large format camera, I can not wait any longer, it is time to Kodak Ektachrome.

 

In questo istante Venezia è il centro dell’ universo, si può vedere il mondo intero riflesso all’interno dello specchio d’acqua che lambisce la città, mi voglio abbandonare totalmente al sogno e cancellare ogni legame con la ragione, chiedo alle ragazze di entrare in acqua, di correre e saltare, loro accettano di buon grado ogni mia proposta.

 

 

At this moment, Venice is the center of the universe, you can see the entire world reflected inside of the water lapping against the city, I want to totally abandon the dream and delete any connection with the reason, I ask the girls to enter in water, run and jump, they gladly accept all my suggestions.

La luce si sposta e ci confondiamo tra la gente, Eline e Florence si rifanno il trucco in un’ aura di sensualità tale da fermare Venezia una volta ancora, in questo momento anche il tempo si ferma.

Grazie alla mia Hasselblad riesco a scattare foto velocemente, il brusio della gente è scandito dal ritmo sostenuto dell’otturatore meccanico e dal battito causato dal movimento dello specchio:

” ancora una, un’altra, così è okay!”

 

The light moves and we get confused among people, Eline and Florence wear makeup in an aura of sensuality that stops Venice again, even the time stops.

Thanks to my Hasselblad I can quickly take pictures, the buzz of the people is marked by the mechanical shutter rhythm and by the beating caused by the movement of the mirror:

“one more, another one, so it’s okay!”

 

Sfuma la luce piena in una dissolvenza dai toni molto caldi che si rinfrangono nelle piccole piazze veneziane, non poteva mancare un gelato in un sogno che si rispetti, lo zaino trabocca di pellicole pronte a rivelare un’ essenza intima della realtà.

Sguardi e sorrisi incrociano il tramonto all’orizzonte, mentre ci si stringe in un abbraccio con la promessa di rivedersi. 

Queste fotografie appartengono ad un sogno surreale, in esse la fantasia scorre libera senza mura o confini, se non fosse un viaggio così lontano potrei pensare di averlo vissuto veramente.

The full light blurs in a fade with very warm tones that refract in small Venetian squares, it could not miss an ice cream in a dream worthy of respect, the backpack is full of films waiting to reveal an inner essence of reality.

Looks and smiles crossed the sunset on the horizon, while we are in an embrace with the promise to meet again.

These photographs belong to a surreal dream, in them the imagination runs free without walls or boundaries, if it were not a journey so far away, I could believe I had truly lived it.

 



 

Telegramma di vetro dal passato

Articolo e stampa: Davide Rossi |  Fine Art Labo

A volte per viaggiare nel tempo basta andare ad un mercatino di paese

Mauro ha trovato la macchina del tempo tra le cianfrusaglie di una bancarella sotto il sole.

Non delle semplici fotografie, ma delle vere e proprie matrici, negativi in lastra di vetro provenienti da un altro tempo sono rimasti in attesa di essere raccolti in modo da poter raccontare una storia, le loro origini sono indicativamente dei primi decenni del ‘900.

 

 

Le lastre hanno aspettato per anni, hanno subito umidità, sono state trasportate in cassette senza alcuna precauzione, sbattute con altri oggetti, eppure il loro destino era quello di incontrare ancora una volta la luce dell’ ingranditore fotografico, di essere lette e proiettate nella tenue atmosfera della camera oscura.

Sorridendo Mauro mi ha detto di guardare se c’ era qualcosa da stampare, mi sono preso un poco di tempo per dedicare loro la giusta attenzione, quando è arrivato il momento ho guardato attentamente le lastre e mi sono emozionato.

Durante le fasi di stampa in camera oscura, ho viaggiato tra le storie di quelle persone ritratte che mi guardavano, è sorprendente come il tempo in alcuni casi si possa annullare, quelle scene di vita quotidiana, i ritratti, si ha la sensazione che tutto stia fermo da quasi cento anni.

 

 

Per l’ occasione ho sfoggiato l’ abito della festa, non potevo certo apparire inadeguato, ho preso un pacco di carta fotografica fotosensibile baritata, anche lei in attesa di incontrare il giusto destino, ho seguito il rito magico della stampa argentica con tutta l’ attenzione e la cura necessarie. Ecco che la bellezza era lì davanti ai miei occhi, è proprio così che sarebbero state stampate queste fotografie, in un’ altra epoca.

Ho deciso di fare un viraggio seppia per dare un tono ancora più caldo alla carta, quello che si percepisce guardando attentamente queste immagini, è una notevole ricchezza di dettaglio data dalla misura della lastre 9x12cm e una tridimensionalità straordinaria che mette quasi soggezione.

E’ il tempo il nostro bene più prezioso, queste stampe ne sono prova inconfutabile, in qualche modo sono anche la conferma che la fotografia si può prendere gioco del tempo, il quale a volte simpaticamente le sorride facendosi da parte.

 

 

Le stampe delle lastre ritrovate

 

Fidel Castro’s last trip

Based on a story by Silvio Spillo Gianesella
Photographs of Silvio Spillo Gianesella
written by Davide Rossi 

 

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There are events in history that trace an indelible furrow.

Cuba, November 25, 2016, shortly after midnight Raul Castro announces the death of the “lider maximo” Fidel Castro.

He was 90 years old and for about sixty years has been the protagonist of the island of Cuba becoming an icon of the radical left-wing politics in the whole world, a legendary life when he was able to defy the greatest power of the world, the United States .

Very contrasting the reaction of the Cuban people, whether in the Havana media pledged to defend “La Revolucion” that Castro has built with his people, the Cubans in Miami rejoiced and cheered against what they call a dictator.

Cuba is definitely in front of the beginning of a new era, this historical moment marked by strong contrasting reaction of a great people like the Cubans, it has moved within me the desire to document their final respects to Fidel, for three days his ashes would trail the triumphant journey of 1959, from the capital to Santiago de Cuba.

 

Ci sono eventi nella storia che tracciano un solco indelebile.

Cuba, 25 novembre 2016, poco dopo la mezzanotte Raul Castro annuncia la morte del  “lider maximo”  Fidel Castro.

Aveva 90 anni e per circa sessant’anni è stato protagonista dell’isola di Cuba diventando un’icona della politica di sinistra radicale nel mondo intero, una vita leggendaria in cui è stato capace di sfidare la più grande potenza al mondo, gli Stati Uniti.

Molto contrastante la reazione del popolo cubano, se a L’Avana i media si sono impegnati a difendere “La Revolucion” che Castro ha costruito insieme al suo popolo, i cubani a Miami gioivano ed esultavano contro quello che definiscono un dittatore.

Cuba è sicuramente di fronte l’inizio di una nuova era, questo momento storico accentuato dalla forte reazione contrastante di un grande popolo come quello dei cubani, ha mosso dentro di me il desiderio di documentare l’estremo saluto a Fidel, per tre giorni le sue ceneri avrebbero percorso il tragitto trionfale del 1959, dalla capitale fino a Santiago de Cuba.

 

Friday, December 2, 2016 12 am, I’m on board the flight to Havana, I brought films, my Leica M3, a handful of technology and two friends who play a supporting role for the reportage.

 

Waiting at the airport, after long and meticulous customs checks, there are Sandro and Cristina Cosmano, she is a photographer for National Geographic, we become immediately aware of the magnitude of the event as soon as we realize that all of Havana already booked and there are no flights or bus available to move up to Santiago de Cuba.

Venerdì 2 dicembre 2016 ore 12 a bordo del volo per L’Avana, mi sono portato pellicole, Leica M3, una manciata di tecnologia e due amici che mi faranno da spalla per il reportage.

Ad aspettarci all’aeroporto, dopo lunghi e minuziosi controlli in dogana, ci sono Sandro e Cristina Cosmano, lei è una fotografa del National Geographic, ci rendiamo subito conto della portata dell’evento appena constatiamo che tutta L’Avana è prenotata e non ci sono voli o autubus disponibili per spostarsi fino a Santiago de Cuba.

 

We rent a car and we venture to more than 2000 kilometers, immediately after witnessing the reversal of a truck with a triple trailer, we stop for the night arriving at its destination the next afternoon.

In Santiago we find hospitality in a house, we do not lose even a moment, the adrenaline is high, and the cameras are ready to shoot.

The brisk walk makes my heavy breathing, the magic, the colors, the reactions, the crowd … we are in Cuba!

Hard to find just the right concentration, emotions are many and conflicting, I am in the place where it all happens!

Noleggiamo un’auto e ci avventuriamo per 2000 chilometri turnandoci alla guida, subito dopo aver assistito al ribaltamento di un camion con triplo rimorchio, ci fermiamo per la notte giungendo a destinazione il pomeriggio seguente.

A Santiago troviamo ospitalità in un’ abitazione, non perdiamo neanche un attimo, l’adrenalina è alle stelle e le fotocamere sono già al collo.

Il passo spedito rende il mio respiro affannato, la magia, i colori, le reazioni, la folla… siamo a Cuba!

Difficile entrare subito sul pezzo, le emozioni sono tante e contrastanti, sono nel luogo in cui tutto accade!

Before I realize I have arrived at Plaza de la Revoluciòn, a meeting place of the authorities, I have already rolled out several films, the square is crowded, I move with difficulty:

“Yo soy Fidel, yo soy Fidel”

A growing chorus of people praising the commander.

Castro was a dictator, but he was also loved by most of his people, I met Cubans, I caught feelings of great respect in people of every rank and profession, I saw them crying tears of deep emotion, I met men and women who have traveled thousands of kilometers in every way just to be present at the extreme greeting.

Prima di accorgermi di essere arrivato a Plaza de la Revoluciòn, luogo d’incontro delle autorità, ho già srotolato diverse pellicole, la piazza è affollata, mi muovo a fatica:

“yo soy Fidel, yo soy Fidel”

Cresce il coro del popolo che inneggia al comandante. 

Castro era un dittatore, ma era anche amato da gran parte del suo popolo, ho incontrato i cubani, ho colto sentimenti di grande rispetto nelle persone di ogni rango e professione, ho visto piangere lacrime di profonda commozione, ho conosciuto uomini e donne che hanno percorso migliaia di chilometri con ogni mezzo pur di essere presenti all’estremo saluto.

 

As in a long and complicated marriage made of moments of love and hate, the people of Cuba is separated from a part of himself, leaving space for hope for a future of great change, but without abandoning tradition.

I rediscovered the magical essence of photography, I look at my pictures, I relive those moments, I was there!

 

Come in un lungo e complicato matrimonio fatto di momenti di amore e odio,  il popolo di Cuba si separa da una parte di sé, lasciando spazio alla speranza per un futuro di grande cambiamento, ma senza abbandonare la tradizione.

Ho riscoperto l’essenza magica della fotografia, guardo le mie foto, rivivo quei momenti, io c’ero!

 



 

Quando i fotografi erano ricchi

Introduzione e intervista: Davide Rossi |  Fotografie: Maikel Bononi | Supervisione: Federica D’Ulisse

 

Qualsiasi lavoro si faceva col sorriso e le idee venivano fuori sorridendo

Sergio Maraboli, classe 1945, ci racconta svariati episodi estratti da oltre quarant’ anni di carriera professionale nel mondo della fotografia pubblicitaria.

Professionista dal 1974, oggi lavora ancora come collaboratore nello studio delle sue ex assistenti.

Di cose da dire e insegnare ne ha veramente tante il buon Sergio, le sue storie sono intrise di emozioni di un’epoca in cui il mestiere del fotografo, era circondato da un’ alone di rispetto per la propria figura professionale.
Le idee creative facevano la differenza ed il valore economico delle prestazioni non aveva prezzo.

Negli anni ottanta sei foto potevano costare sei milioni di lire, un servizio fotografico di un lavoro creativo con la vendita dei diritti sulle immagini, poteva valere una Range Rover nuova di zecca.

 

Il lavoro era tale da poter scegliere quello che si preferiva, si poteva viaggiare giorni all’estero per qualche scatto soltanto, ci si compravano attrezzature mostruose con i soldi nelle tasche…

Certo che nulla era regalato, solo che creatività e capacità venivano ampiamente riconosciute, anche perché potevano far decollare brand e prodotti in breve tempo.

I fotografi erano pochi e preparatissimi.

 

Alcune fotografie di Sergio Maraboli

Come è stata fatta?

 

Ma niente nostalgie, le cose sono cambiate e si va avanti inseguendo i mutamenti in tutte le professioni, una cosa non è più la stessa ci dice Sergio, il modo leggero e divertente con cui si affrontava il lavoro, lo scambio diretto e piacevole tra soggetti e professionisti, la spinta emotiva nel creare sempre nuove idee da proporre al cliente, non c’erano budget, si faceva quello che c’era da fare.

Ecco una buona storia raccontata direttamente dalla voce del protagonista, il quale ci spiega anche come si facevano le elaborazioni delle immagini prima dell’arrivo di photoshop.

 

Ascolta l’intervista:

 

 

 

 

The Mystery Box

Intro: Davide Rossi | Written by: Melania Volpato | Photographs: Valentina Casta | Videomaker: Andrea Casanova

 

Branco Ottico is a team of restless people.

The kind invitation to exhibit at the Photography Festival “Polesine Fotografia”, has turned into a proposal to organize a performance in the style that characterizes the group. So we chose to invent a “surprise photo event”, no one would know what we wanted to organize and what could be inside our Mystery Box, probably even us …

We got the good idea to build a huge passport camera with an inside darkroom, all made in cardboard, a lot of tape and other recycled materials. The photographic results surprised us, as well as surprised all the participants who have seen coming out of a hole in the box, a passport photo 30x40cm, an unique awesome portrait on gelatin silver photographic paper.

But here is the story of the day directly from the words of friend of us, Melania.

Il Branco Ottico è un gruppo di persone irrequiete. Il gentile invito ad esporre al Festival della Fotografia “Polesine Fotografia”, si è tramutato in un proposta per organizzare una performance, nello stile che contraddistingue il gruppo. Così abbiamo scelto di inventarci un “evento fotografico a sorpresa”, fino alla data prevista infatti, nessuno avrebbe saputo cosa ci potesse essere dentro la nostra Mystery Box, probabilmente neanche noi… Ci è venuta la brillante idea di costruire una gigantesca macchina fotografica per fototessere con camera oscura integrata, tutta fatta in cartone, moltissimo nastro adesivo e altri materiali di recupero. Il risultato fotografico ci ha sorpresi, così come ha sorpreso tutti i partecipanti che hanno visto uscire da un buco dello scatolone, una fototessera di misura 30x40cm con un ritratto dalle caratteristiche uniche su carta fotografica fotosensibile.
Ma ecco il racconto della giornata direttamente dalle parole della nostra amica Melania.

 

The invitation received by Branco Ottico was very mysterious, even though I tried to steal some information, Davide “the madman” Rossi was playfully airtight and helpful not at all.

Polesine Fotografia, photography festival’s third edition, on this particular occasion has hosted Branco Ottico’s performance.

Then at 10:00, in Fratta Polesine at Badoer Villa’s, my curiosity has been satisfied. The villa was designed in 1554 by architect Andrea Palladio, I found it delicious and focused, very well kept.

For priority reasons I have not visited the archaeological museum that is hosted in the Villa, although caught my attention.

L’invito ricevuto dal Branco Ottico era molto misterioso, nonostante avessi cercato di carpire qualche informazione, Davide “il pazzo” Rossi è stato giocosamente ermetico e per nulla d’aiuto.
Polesine Fotografia, la manifestazione polesana giunta alla terza edizione, in questa particolare occasione ha ospitato la performance del Branco Ottico.
Quindi, alle ore 10:00 a Fratta Polesine davanti alla Villa Badoer, io e la mia curiosità eravamo ancora da soddisfare. La Villa, progettata nel 1554 dall’architetto Andrea Palladio, l’ho trovata deliziosa e concentrata, tenuta molto bene.
Per motivi di priorità non ho visitato il museo archeologico che la Villa ospita, anche se ha attirato la mia attenzione.

 

In the large garden, resting on the ground, there were so many beautiful things that made me puzzled and amused me at the same time.

Under the bright sun, who would ever have thought to experiment with developing baths, fixing, photo papers?
Who else but them, Branco Ottico!

The surprise photography event called Mystery Box, kept his secret until last minute when it finally became a reality.

Nel grande giardino interno, appoggiate per terra, vi erano tante belle cose note che mi rendevano perplessa e allo stesso tempo divertita.

Sotto a quel bel sole, chi avrebbe mai potuto pensare di cimentarsi con vasche di sviluppo, fissaggio, carte fotografiche?
Chi se non loro, il Branco Ottico!

L’ evento fotografico a sorpresa denominato Mystery Box, tenuto segreto fino all’ultimo, si stava finalmente trasformando in realtà.

The crazy idea was to recreate a great passport photos camera completely in cardboard, tape and other recycled materials.

This mega construction was divided in two parts, one reserved for all laboratory work and darkroom operations, practically a mini apartment including photographer and one portraits area, one small photographic studio with flash lights inside shoeboxes and covered with baking paper.

After the hardworking shooting step, the portrayed subject had the task of closing the cover that served as a shutter.

The incredible thing?

The shouts made by Davide Rossi, sealed for hours in the cardboard laboratory, every time he saw the photograph appear completed.

 

 

L’idea era quella di ricreare una grande fotocamera per fototessere completamente in cartone, nastro adesivo ed altri materiali di recupero.

Questa mega costruzione era divisa in due, una parte riservata a tutto il lavoro di laboratorio e camera oscura, praticamente un mini appartamento con fotografo incluso e la parte riservata al soggetto, una minuscola sala posa con flash all’interno di scatole da scarpe ricoperte di carta da forno.

Dopo la laboriosa fase dello scatto, il soggetto doveva chiudere lo sportello che fungeva da otturatore.

La cosa fenomenale?

Le grida di soddisfazione di Davide, sigillato per ore nel laboratorio di cartone, nel veder apparire il negativo che poi avrebbe passato in positivo.

And then understandable amazement of participants and visitors of the Villa.

In short, a decidedly alternative April 25. These are things that served with passion and enthusiasm, also create interest of those who know nothing of the darkroom.

I’d love it me too, if I had not already.

E poi lo stupore comprensibile dei partecipanti e dei visitatori della Villa. Insomma un 25 aprile decisamente alternativo. Sono cose queste che condite con passione ed entusiasmo, creano interesse anche su chi non sa nulla di camera oscura. Me ne sarei innamorata pure io, se non lo fossi già.

 

 

The Mystery Box

video by Andrea Casanova

 

 

 

pictures made with Mystery Box

 

Per un quintale e mezzo di carta fotografica

Articolo e intervista: Davide Rossi

 

Il ritorno all’argento

Sveglia alle 4:40

Direzione Milano, destinazione Punto Foto Group, evento “carta al kilo”!

Si parla di carta fotografica fotosensibile, gelatina d’argento che alla luce rossa della camera oscura, si trasforma magicamente in immagini. Un materiale molto prezioso, che normalmente ha un costo elevato, ma che per l’occasione è stato venduto un tanto al chilo.
Non è stato difficile alzarsi ed essere puntuali…

L’idea geniale di Felix Bielser, titolare del PFG ed accumulatore seriale di carta fotografica, ha colto in pieno un cambiamento storico, l’iniziativa è stata il sensore che ha registrato un interesse verso la fotografia argentica ben oltre le aspettative.

Il mercato silenzioso degli appassionati è venuto allo scoperto e non si tratta certo di una nicchia di nostalgici, dal mattino abbiamo visto ragazze e ragazzi giovani e pimpanti caricarsi gli zaini pieni sulle spalle per salire nella metro.

Una sensazione bellissima, almeno per me.

Ma attorno a questa idea c’è un progetto molto importante che riguarda una riorganizzazione di professionalità e competenze del team di Felix.

Noi del Branco lo abbiamo intervistato in un momento di assedio, la nostra fame di carta era molta e veniva alimentata continuamente da quanto usciva dal misterioso magazzino.

Carta fotografica molto vecchia e di ogni misura, in alcuni casi magari velata, carte particolari a basi colorate, supporti ed emulsioni speciali, loghi storici scomparsi da anni e brand neanche mai visti.

Un vero parco dei divertimenti per tutti quelli che sanno a cosa mi riferisco.

Il quintale e mezzo di peso registrato dalla bilancia al momento di caricare l’auto, non ha certo placato la nostra fame, presto quel materiale magico si trasformerà in idee e progetti fotosensibili, ogni immagine che prenderà vita sarà un pezzo unico.

Ma l’intervista audio fatta ad un FELIX BIELSER emozionato ed ancora appassionato del proprio lavoro, svela molto di più e va seguita attentamente perché tocca punti fondamentali sulla tendenza fotografica contemporanea…

“… non c’è nulla che si ripete, noi oggi stiamo vivendo un approccio alla fotografia completamente diverso rispetto al passato, dobbiamo re-inventarci come professionisti per stimolare la curiosità e dare tutti i mezzi …”

 

“… paradossalmente per un giovane che è cresciuto nell’era del digitale, l’analogico è una novità, infatti l’età media del nuovo mercato della fotografia argentica è molto bassa, è oramai una richiesta che non riguarda una moda, ma un fenomeno che va aumentando…”

Buon ascolto e buon argento a tutti…

 

 

 

 

Foto di copertina: si ringrazia la storica macelleria Mischiatti Giuseppe di Villanova Del Ghebbo, Rovigo, per la disponibilità dimostrata, la simpatia e gli assaggi intercorsi durante i preparativi

 

 

 

 

Delta del Po. In tre parole: unico

 


Articolo: Alessandro Falcone

Tornato a casa, mi son detto che ci ritorno, su questa terra a strisce tra acqua e zanzare.

Abbiamo camminato, guidato e scattato foto per tutto il Delta del Po: tre parole che si pronunciano come fossero una sola, unica.

Foto alle foglie, ai tronchi, ai ruderi, ai ponti di barche, agli aironi e alle canne, alle case senza cuore, sventrate dagli anni e dalle nebbie.

Il museo è stato il prologo. Prima immagine: tutti raccolti esterni, trepidanti, col cancello chiuso. Stringi mani, dici il nome, scambi sguardi, sorrisi, parole di circostanza che nessuno si ricorda. Poi, all’improvviso entriamo.

Seconda immagine: siamo tra pareti di mattoni rossi, con macchinari spenti, fornaci fredde, pulegge che non puleggiano. Sotto la ciminiera altissima, un caffè meccanico prima di partire.

Il casolare tra l’erba è stato il primo. Come un fungo di mattoni nel verde. Ho visto dall’alto fotografi sciamare sul prato. Poi mi ci sono unito ed ho sciolto la Nikon tutta infrarossa d’emozione. Tornando, guarda là, c’è un villaggio Sioux padano. Che strano.

Non sto ad elencare le due case diroccate, né poi quella in fondo. È stato tutto un guardare e fotografare.

Attent’al tetto” era lo scioglilingua. Non andate al piano di sopra, il monito. Chissà se regge, il dubbio.

In una delle mie foto c’è una parete con un solco lungo il viso da cui si vede fuori. Tu chiamale, se vuoi, crepe.

Piccola pausa. Foto ricordo accanto al cerchio nel grano. Che poi non era un cerchio. D’altra parte, nemmeno era grano. Si son sentite le prime invocazioni al cibo. E al bere: il sole di questo sabato è fetente. Qualcuno osserva cùpido l’acqua marrone verdognola del fosso. Ma resiste.

Superato il confine tra la donzella e la gnocca, si va a pranzo fermandosi prima in spiaggia. Una specie. Quel muro che emerge è già in posa. Una volta qui era tutta intera. Ormai basta una esposizione di sei minuti sotto il sole per ascoltare deliri da appetito. Io faccio battute insensate. Vabbè, è ora che andiamo.

Così abbiamo pranzato. Bene. Anzi, benissimo. Almeno credo. È che mi ricordo distintamente solo quel delizioso fresco vinello generoso e allegro.

Il resto della giornata è stato un viaggio a più tappe tra chiacchiere, ponti di barche, sterrati, risate, mettiti in posa, sorridi, dimentica, continua a scattare, stormi di trampolieri ed una capriola tra i rovi che nessuno ha immortalato. Qualcuno raccoglie piume. Che poi la storia delle fotografie dev’essere una specie di scusa per organizzare gite e vedere gente e fare cose, tra cui le fotografie.

Si finisce con la foto di gruppo. Tutti in posa su un piatto da portata per zanzare in festa. Ne facciamo un’altra per sicurezza.

In realtà abbiamo finito davanti ad una birra. Ho conosciuto un branco di persone. Più che un’immagine, è un film.

Dissolvenza.


 

Articolo di Alessandro Falcone.

Stampe virate e miscela, il 2% conta quanto il 98%!

 

“SENZA QUEL 2% D’OLIO SEI FINITO”

Pezzo consigliato: ”un giorno così – Max Pezzali ”
tempo lettura
Single: 6min
Sposati: 19min
Sposati con Prole: 46min

 

Si era detto alle 7:30…

ma tanto si sà come và a finire, 8:30 colazione al distributore da Eros!

Mi raccomando l’olio!

Qualche stretta di vite qua e là poiché le nonnette hanno tutte più di trent’ anni.

È una calda giornata di giugno velocità di crociera settanta km/h o giù di li, diamo gas in direzione Colli Euganei sfiorando tutti quei paesini dispersi nelle campagne venete, che odorano di sagre di paese e di bar sport.

Ogni tanto qualche vecchio ci saluta da un trattore rosso.

Scegliamo solo strade secondarie, niente traffico, niente stress.

Dopo aver percorso l’entroterra veneto ci fermiamo ad Este, il solito bar di fronte al castello, è l’ora dello spritz.
E’ mattinata di mercato ad Este, gente che va, gente che viene, una suora su di una punto rischia di distruggere il PX 125 di Davide in preda ad una manovra a colpi di frizione.
Ci alziamo prima del terzo spritz, è quasi mezzogiorno, ed ecco apparire ben delineati i Colli Euganei.

Per fortuna…

Siamo in due sul 125 t.s. del ’77 di mio cognato, abbiamo entrambi le chiappe peste come bistecche.
Iniziamo a salire per i lievi tornanti euganei nei pressi di TEOLO, il panorama si fa verde come la nostra vespa, che spettacolo. Strade sterrate che si perdono in rilassanti vigneti, mi vien da dire : ”chissa dove portano?”

Le esplorerei tutte se avessi ancora il mio Yamaha TT600, mi sembra fosse del ’91, d’annata come il buon vino appunto.
Ci fermiamo nella prima trattoria che capita, abbandonando ogni piano ed ogni sorta di mappa virtuale fatta di stelline e forchette, ci affidiamo al fiuto.
Ordino io per tutti, facciamo prima. Quattro antipasti col crudo e burrata, quattro grigliate miste, patate fritte e rabosello q.b.
Poi dolci, caffè e “lemoncini”.
Diego conferma la correttezza del termine “Lemoncino”, non si discute! Punto!!

Piccola divagazione nell’identificarsi in un quadro raffigurante quattro anziani intenti a giocare a briscola, a me e toccato essere quello col cappello (in mano avevo solo il due di spade) effetto ammazza caffè?

Dopo un’acceso dibattito, ci incamminiamo per un bel giro panoramico, il gioco consiste nel perdersi svoltando a caso per le stradine più improbabili, spremendo un po il due tempi piaggio (o polini?).

Finiamo col fermarci nei pressi di un laghetto per una pennichella, forse è più corretto definirlo svenimento.
Di ritorno poso la macchina fotografica nello zaino e dò il cambio alla guida a mio cognato, Este, Tribano, Pegolotte, Cavarzere, le vibrazioni si fanno sentire, ma la vespa da sempre soddisfazione, il cielo si fa scuro, meglio alzare la velocità di crociera.

…e come dice Max:

”basta un giorno così a cancellare 120 giorni stronzi”.

 

TECNICA FOTOGRAFICA (roba da feticisti)

Ho usato una Canon 450d e un Tamron 17-50 f 2,8.
Scattare dalla vespa in movimento non è facile ma dopo svariate gite mi sono allenato, di solito scatto in priorità di tempi e da vicino spesso uso il flash pop up per schiarire le ombre.
Diciamo che devi essere un tipo svelto e sapere a priori quello che vuoi ottenere e soprattutto devi avere una visiera del casco di dimensioni ridotte altrimenti ci sbatti contro continuamente!!

 

STAMPA

Un giovedì che fuori era un uragano, ci siamo trovati nel darkroomgarage di MrBarbon ed abbiamo stampato secondo l’antica tecnica della cianotipia.

I passaggi sono complicati, ma il digitale fa faville se incrociato con una tecnica di stampa del 1840.

Bisogna preparare dei negativi delle foto scattate e devono essere grandi come la stampa finale, poi si mettono insieme le dosi con i sensibilizzanti che sono ferricianuro di potassio e citrato ferrico ammoniacale, dosati con parsimonia esattamente come sa fare uno chef della fotografia.

In luce attenuata si sensibilizzano i fogli di carta che diventeranno stampe.

Qui non ci sono trucchi, il risultato è autentico e senza scherzi digitali.

Aggiungiamo la nostra variante del Branco Ottico che comprende un paio di birre e del buon blues.

I più incuriositi possono visitare la nostra pagina dedicata al cyanotype day, che rivela come esplorare in fotografia divertendosi in compagnia.

Dopo l’esposizione alla luce delle stampe, lavaggio in acqua corrente e qualche trucchetto da stregone fotografico, intorno le 2 di notte abbiamo steso ad asciugare il bucato fotografico, prima che i vari esperimenti con ammoniaca tannini e intrugli vari ci facessero esplodere il garage.

Report Cyanotype Day 2015

ARTICOLO DI ALLE BONICALZI

Questo articolo è scritto da Alle Boniscalzi, una partecipante del Cyanotype Day 2015.
Il Branco la ringrazia per la sua gentilezza e per il suo entusiamo. Buona lettura!


Io odoro il blue Kline.

E quando quelli del Branco Ottico hanno invitato noi Fotografi Pigri a una due giorni di cyanotipia… be’, non me lo sono fatto ripetere due volte!
Ma quando mai mi ricapita di poter pastrugnare con carte, reagenti, lampade UV e bagni d’acqua ossigenata per “cucinare” splendide, maestose, potentissime stampe blu?!
Ovviamente per “pastrugnare” io intendo esattamente questo: sperimentare in modo convulsivo, con gestualità possente; cioè schizzare roba-che-poi-diventa-blu un po’ dovunque!

Bellissimo.
Mi par di tornare bambina.
A volte ci si dimentica del lato ludico – finanche goliardico – della fotografia… a volte lo dimentico io, ma non lo dimenticano loro, quelli del Branco!
Davide e Matteo, e poi Cristina, Federica, Andrea, Luca, Matteo e Maikel… più che un branco, si comportano come una famiglia. E una famiglia moooolto accogliente.

La prima cosa che colpisce, in loro, è la passione. Smodata.
Passione per la cianotipia che è passione per il fare fotografia e farlo insieme. Farlo per contagiare il mondo intero!
Per loro ricerca, sperimentazione e lavoro paiono essere sinonimo di happening.
E, infatti, quando arrivi all’Atelier della Fotografia a Polesella, zanzare a parte, ti imbatti in uno scenario a dir poco bizzarro: la frenetica attività che ci ha coinvolti per cianotipizzare il mondo si è svolta tra un tavolo imbandito per un pic-nic perenne, un laboratorio/antro magico buio e caldo da far svenire, e un boschetto ‘metafisico’ costellato di pezzi di manichini e sinistri palloncini giganti. Tra due alberi, una corda tesa aspettava il… celeste ‘bucato’.
Calati in una dozzina, da ogni parte d’Italia e non solo, ognuno di noi portava con sé – oltre ai propri negativi – esperienze e visioni del mondo differenti. Ciascuno ha condiviso idee e proposte.
Tutti ne hanno tratto spunti e nuova linfa per futuri sviluppi (al sole, in camera oscura o chiara che sia). Nessuno è tornato a casa a mani vuote.

Da bravi apprendisti cianotipisti – ci mancava giusto un cappello turchino – abbiamo steso ad asciugare al sole (prima del temporale) decine e decine di stampe color cobalto!
Uno spettacolo ultraterreno.
E se fosse necessario (lo è, lo è) al ‘giorno blu’ si ha avuto la netta sensazione che fotografia, ricerca, sperimentazione e gioco possano andare di pari passo e che la parola d’ordine perché questo accada sia: condivisione.

Quindi.
Tra una cottura e un brindisi, una stesura di reagenti e una fetta di torta, io, personalmente, ho capito che:

  • Lavorare in compagnia è la cosa più bella che ci sia!
  • Quando pensi di aver fatto chissà quale scoperta mega-artistica, scopri che qualcun altro, accanto a te, sta già andando oltre, mescolando idee, tecniche e spunti: una girandola infinita di potenzialità.
  • I reagenti funzionano anche sulla pelle (forse, alla lunga, questo azzurrino sul gomito mi verrà via, chissà)…
  • Quando immergi la stampa in acqua ossigenata, fai per forza ‘Wooooooooooow’!
  • Le dosi che mi hanno dato da portar via mi basteranno per poco… la cianotipia crea dipendenza!

Ma, soprattutto, ho imparato che io non adoro soltanto il blue Kline, ma tutto questo blu-celeste-azzurro-cobalto-turchese che salta fuori giocando, studiando, lavorando, provando, creando a colpi di ferricianuro di potassio e citrato ferrico ammoniacale.

La ricetta del Cyanotype Day, allora, è presto detta:

  • Soluzione rossa e soluzione verde in parti uguali.
  • Sole e acqua, q.b.
  • Bevande e viveri per un pic-nic pantagruelico.
  • Amici, in quantità.

Da somministrarsi almeno una volta all’anno!

Di seguito il video realizzato on-location da Andrea Casanova e la gallery dei cianotipi realizzati.

Video

Cianotipi

Articolo di Alle Bonicalzi