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Immersed in CIBACHROME by Heino Heimann

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    
Photo and video: Davide “Canesciolto” Rossi, Silvio “Spillo” Gianesella, Nicola “Frizz” Bevilacqua     
Video editimg: Davide “canesciolto” Rossi   



Il messaggio dell’ amico Spillo non lasciava dubbi, aveva preso contatto con uno dei più interessanti artisti della scena fotografica sperimentale, Heino Heimann.

Capii che l’ occasione era unica e non persi tempo a prenotare una notte a Zurigo per avere il privilegio di visitare il laboratorio personale di Heino e fargli un’ intervista.

Egli ha scelto una materia particolare per esprimersi nel proprio percorso fotografico, il Cibachrome.

Everything started with Spillo’s friend and the message he got was clear, he managed to contact one of the most interesting and fascinating artist of experimental photography in the contemporary scene, Heino Heimann.

I immediately thought it was going to be once in a lifetime opportunity. So, without thinking about it twice, I booked a hotel for Zurigo, we would have the privilege to interview Heino Heimann and to visit his laboratory.

During his life as an artist, Heino decided to use a very rare and particular way to express himself as a photographer, in fact he is one of only people left to use Cibachrome.


Uscito di produzione nell’ anno 2011 perché la domanda era notevolmente diminuita, il Cibachrome fu elaborato dall’ azienda CIBA in collaborazione con Ilford negli anni ’60, Ilford ne acquisì poi tutti i diritti nel 1990 continuando la produzione con il nome di Ilfochrome Classic.

E’ un particolare processo di stampa positiva colore in cui, a differenza dei materiali tradizionali dove i coloranti si formano durante lo sviluppo cromogeno, i colori sono già presenti negli strati di emulsione d’ argento che costituiscono il supporto.
I punti degli strati che sono stati esposti alla luce, vengono poi eliminati per distruzione nelle fasi del procedimento, i coloranti rimasti formano per sintesi sottrattiva, un’immagine positiva a colori.

Nessun sistema di stampa è paragonabile al Cibachrome, in quanto a brillantezza, purezza cromatica, stabilità nel tempo, durata, tridimensionalità.


Discontinued since 2011, because the request was considerably diminished, Cibachrome has been elaborated by the CIBA, which was working along with Ilford in the ’60s. In the end, Ilford got all the credits and since 1990 kept producing with a new name, Ilfochrome Classic.

It is a very particular printing process, instead of the traditional materials where the colors are created during the chromogen development, here the colors are already on the silver layers that are the final support. Each part of the different layers that has been exposed to the light, is afterwords erased during the whole process. The remaining dyes create, thanks to the subtraction of colors, a positive color image.

Of all the existing printing systems, none is comparable to the Cibachrome, in terms of brilliance, color purity, stability over time, durability, three-dimensionality.



Siamo partiti da Bergamo come dei banditi in fuga, nei pressi di Zurigo abbiamo iniziato una fase di agitazione con intensità crescente, ci attendeva il mistero.

In una bellissima zona sul lago ci incontriamo con Heino salutandoci come si fa tra vecchi amici, lui ci invita a seguirlo ad una esposizione personale.
Iniziamo così, senza preliminari, un viaggio dentro fotografie cibachrome da 127x127cm con soggetti che vanno dai fiori ai lingotti d’ oro, siamo ipnotizzati, le immagini sono cariche, reali, sembra di poter toccare ciò che sta al loro interno, quei colori sono un tumulto di emozioni, scuotono l’ anima.

E’ il momento tanto atteso di curiosare nel laboratorio, scendiamo nei sotterranei di una struttura di cemento, una ex fabbrica adibita a varie attività, camminiamo lungo alti corridoi avvolti da luci misteriose, è come entrare nell’ area 51.

We left from Bergamo like fugitives, and as we got closer and closer to Zurigo we started to feel nervous without knowing what we were going to find.

In a beautiful area on the lake we met with Heino greeting us like old friends, he invites us to follow in a personal exhibition.
We started our journey through the Cibachrome world, we saw all kind of pictures with subjects going from beautiful landscapes, to flowers, to gold bars, all printed in 127×127 cm. We couldn’t believe our eyes. All the pictures were incredibly stunning, the colors, the lights, the depth of each landscape and subject, it almost looked like you could touch everything that has been captured by the camera, that you could step inside the picture and start walking around. It was overwhelming how real and perfect those images looked.

It’s the long-awaited time to snoop around the lab, so we walked down the stairs of a dismissed building used now for commercials purposes, walking through tall hallway surrounded by mysterious lights in this place that looked like Area 51.



Heino Heimann, fotografo enigmatico, ha costruito nel suo studio una gigantesca fotocamera abitabile della misura di 2,7×2,7metri, con essa insieme ad una batteria di luci flash dalla potenza incalcolabile, 40.000 W/s solo sulla parte della fotocamera dove alloggia l’ obiettivo, riesce a fotografare soggetti in grandezza naturale o addirittura aumentando le dimensioni reali grazie al sistema di movimenti interni della struttura.

I lavori che ammiriamo sono tutti eseguiti in cibachrome diretto, in pratica la carta viene caricata all’ interno della fotocamera abitabile completamente al buio, poi il soggetto posizionato esternamente, riceve la quantità di luce calcolata per una sensibilità intorno a 2 iso, infine la carta esposta viene sviluppata nella gigantesca sviluppatrice per rivelare la magia.

Osserviamo i suoi lavori rendendoci conto che siamo fortunati a poterli ammirare dal vivo!

Questa ricerca artistica ha richiesto anni di impegno su cui Heino ha investito, un lavoro importante che richiede il mantenimento di una sviluppatrice extra large espressamente creata per il processo Cibachrome, la costruzione di una fotocamera abitabile con un obiettivo NIKON APO 1780mm più unico che raro, avente un cerchio immagine di ben 2,3 metri, l’ acquisto di chimiche e carta per alcuni anni a venire.


Heino Heimann is for sure a very particular and enigmatic artist, one of a kind I would say. One of his most famous creations is the “walk-in” camera, where you can literally stand inside since it is 2,7×2,7 meters, along with flash lights of an unmeasurable power, about 40.000 W/s just where the lens is. With that kind of power you can capture actual-size subjects, or even enlarge them thanks to different equipment the camera has.

We are staring at all the beautiful pictures captured with the direct Cibachrome, where basically the paper is placed inside the “walk-in” camera, completely in the darkness. Afterwise the subject is placed outside, where it can get enough light for the 2 iso paper sensitivity to capture the image and to develope it, revealing all its magic.

As we keep walking in the lab, Heino is showing us all his work, we feel ourselves incredibly lucky and grateful for this opportunity.

This artistic research has required years of commitment on which Heino has invested, an important work that requires the maintenance of an extra large paper processor expressly created for the Cibachrome process, the construction of a “walk-in” camera with a rare NIKON APO 1780mm lens, having an maximum coverage circle of 2.3 meters, the purchase of chemicals and paper for some years to come.




Nel tentare di visualizzare l’ ultima idea di Heino, ci troviamo ancora una volta spiazzati, i suoi attuali soggetti sono delle bobine di Tesla, la quale energia viene trasferita sulla carta fotografica dando vita a segnali di luce che sembrano vivi.

Non ci rimane molto tempo per l’ intervista, dobbiamo stringere i tempi, siamo completamente assorbiti dall’ imponenza dei concetti affrontati a livello di sperimentazione personale, concludiamo con una birra di fronte al lago e ad un kit di ROBA APPOSTA, la nostra chimica per l’ inversione in positivo per carte e pellicole bianco e nero.
Siamo stuzzicati dall’ idea di rimettere in produzione il Cibachrome, Heino ci dice che è impossibile, ma ci sarà una via?

Noi intanto ci pensiamo guardando il video.


While trying to visualize one of the latest Heino’s idea, we find ourselves speechless one more time. His current subjects are a the Tesla Coils, that can transfer energy directly on the paper, creating incredible shapes of light that look real.

At this point we don’t have much time left for the intreview, after all what we’ve seen and learnt we feel once again overwhelmed by Heino’s ideas, work and projects about sperimental photography. We decide to end our journey with a beer in front of the beutiful Lake that welcomed us when we arrived in Zurigo, and of course with our ROBA APPOSTA kit, our black and white reversal kit for film and paper.

As we talk and relax after this incredible afternoon spent with Heino, we wonder if it would be that crazy to start producing again the Cibachrome. Heino says it is impossible, but who knows?

In the meantime, we’ll think about it while watching the video.








TOY CAMERA, non è un gioco

Articolo di Luigi Masin  


La semplicità disarmante con cui molti autori sono riusciti a creare vere e proprie opere fotografiche attraverso l’ utilizzo di fotocamere giocattolo, mi ha sempre attratto ed incuriosito.

Mi faccio sempre molte domande.

E cerco risposte!


Dove posso trovare tutte le risposte se non sperimentando con le stesse TOY CAMERA?

Ragionando sul fenomeno della Lomografia, termine che definisce un particolare approccio alla fotografia analogica e caratterizzato dall’impiego di una macchina fotografica a pellicola tradizionale 35 mm compatta, la LOMO, si potrebbe pensare che oramai non sia più soltanto un fenomeno di tendenza.

Avvolto dal romanticismo, mi sono procurato diverse Toy Camera e dando uno sguardo più da vicino a questi “oggetti plasticosi“, mi sono reso conto di non avere nulla in mano.
Inesistenti come struttura, due soli tempi di scatto 1/60 sec. e posa B, diaframma con sole o nuvole, lenti di plastica e messa a fuoco a stima.
Visti i risultati che si possono ottenere, raggiungo l’ importante traguardo mentale, che il mezzo fotografico non conta. O perlomeno non conta per un certo tipo di fotografia.


Parlando della Lomo devo dire che è una macchina fotografica completa, di produzione Russa degli anni Settanta poi ripresa da Lomography, ha diaframmi da F 2,8 a F 16 più la posizione automatica che si riferisce al tempo di scatto, messa a fuoco da 0,8 m all infinito, i tempi di scatto automatici in base ai diaframmi scelti.

Doppie o triple esposizioni, scelte di pellicole bianco nero o colore, scambi di sviluppo colore definiti CROSS PROCESSING per ottenere colorazioni particolari, poi ci sono le pellicole cinematografiche, le LOMO INSTANT.

Un mondo da scoprire in cui tuffarsi con curiosità e voglia di scoperta.

Ma chi l’ ha detto che è un gioco?




e se vi piace l’ argomento potete cercare un buon libro





LIMES 120 camera, lens vs pinhole

Written by: Davide “canesciolto” Rossi    camera builder: Daniele Sandri 


Piatto del giorno: fotocamera casalinga con intercambiabilità ottica/foro stenopeico (pinhole)

ingredienti: dorso hasselblad, obiettivo industar 110mm f/ 4.5, lattina di tè

costo totale attrezzatura/materiali: € 115,00

livello di difficoltà: medio


Costruirsi fotocamere, rende la fotografia ancora più piacevole e divertente.

Il limite di ciò che si può fare è solo quello dettato dalla fantasia.

Daniele Sandri, del gruppo di sperimentazione fotografica Branco Ottico, deve avere un demone nella sua testa, che a qualsiasi ora del giorno e della notte lo induce a creare oggetti fotografici bellissimi e perfettamente funzionanti.

E’ comunque un’ esperienza molto formativa che chiunque può fare, servono solo curiosità, fantasia ed un briciolo di conoscenza della camera oscura.


Dish of the day: home made camera with interchangeability of lens / pinhole

hasselblad film back, industar lens 110mm f / 4.5, tea can

total cost of materials: € 115,00

difficulty level: medium



Building cameras makes photography even more enjoyable and fun.
The limit of what can be done is only that dictated by the imagination.

Daniele Sandri, of the Branco Ottico photographic experiment crew, must have a demon in his head, which at any time of day or night causes him to create beautiful and fully functional photographic objects.

However, it is a very formative experience that anyone can do, only need curiosity, imagination and a bit of knowledge of the darkroom.



La “LIMES 120” è una vera fotocamera costruita partendo da un dorso medio formato HASSELBLAD, che ha ben due possibilità di utilizzo, se usata con l’ obiettivo industar 110mm permette il controllo dell’ esposizione grazie alla possibilità di gestire tempi e diaframmi situati sull’ obiettivo stesso, oppure può lasciare più spazio all’ avventura e alla poesia se usata invece con il foro stenopeico.


Perché avendo due possibilità aumenta il divertimento.



The “LIMES 120” is a real camera built starting from a HASSELBLAD medium format back, which has two possibilities of use, if used with the 110mm industar lens allows the control of the exposure thanks to the possibility to manage times and diaphragms located on the objective itself, or it can leave more room for adventure and poetry if used instead with the pinhole.


Because having two possibilities increases the fun.



” Questa volta oltre ad usare un obiettivo per medio formato, volevo poterlo smontare rapidamente per inserire un foro stenopeico, insomma il dorso con la relativa camera incollata avrebbe dovuto poter ospitare due sistemi diversi.

Utilizzare il barattolo di tè per montarci l’obiettivo Industar alla giusta distanza in modo da poter mettere a fuoco correttamente non è stato facile, bastano 2 o 3 millimetri per sbagliare il fuoco!
Dopo un paio di rullini ho trovato le giuste misure, anche se non rispettano quelle indicate sull’obbiettivo sovietico, ritengo l’ esperimento riuscito.”

L’ estetica è importante e le rifiniture arricchite di accessori come un vecchio esposimetro Zeiss e un mirino preso da una Polaroid, rendono la fotocamera di un irresistibile stile steampunk/pop



LIMES 120 with lens



” This time in addition to using a medium format lens, I wanted to be able to quickly remove it to insert a pinhole, in short, the back with its glued camera should have been able to accommodate two different systems.

Using the can of tea to mount the Industar lens at the right distance so you can focus properly was not easy, it takes 2 or 3 millimeters to make a mistake!
After a couple of rolls I found the right measures, even if they do not respect those indicated on the Soviet lens, I think the experiment was successful.”

The aesthetics are important and the finishes enriched with accessories like an old Zeiss exposure meter and a viewfinder taken from a Polaroid, make the camera an irresistible steampunk / pop style.



Limes 120 pinhole





Ed è subito Fine Art

E' un workshop unico, dalla fotografia pensata alla stampa tra le mani, con due docenti come Lina Bessonova e Davide Rossi.

Gli sguardi si fanno intensi, la platea è carica e preparata, i 9 partecipanti sono partiti da Bolzano, Domodossola, Treviso, Ferrara, Vicenza.
Francesco ed Antonio si sono alzati alle 2:30 di notte per arrivare in orario a Polesella, questa è passione vera!

I minuti sono contati, ma abbiamo sempre tempo per sorridere o tagliare uno speck brindando con un vino d' autore, oramai è amore.

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Sperimentare con la fotografia, BrancoType 2018

Durante queste tre giornate del BrancoType Festival, immersi in un contesto paesaggistico e architettonico magico e accogliente, si sono incontrati bambini, adulti, inesperti e professionisti allo stesso livello, senza limiti di età o ambizioni di sorta, ma con una grandissima voglia di conoscersi, ascoltarsi, confrontarsi, mettere mano alla fotografia

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Test Sony ALPHA 7 II with 58mm ROKKOR 1:1.4 lens

Video and editing: Davide “canesciolto” Rossi       Written by: Davide “canesciolto” Rossi   


Vista la nostra vocazione rivolta ad unire tecnologie e strumenti di tutte le epoche, ci siamo messi a giocare facendo un test video con una fotocamera SONY ALPHA 7 II, sulla quale abbiamo montato un glorioso obiettivo ROKKOR 58mm 1:1.4.

La Sony ALPHA 7 II, per noi è uno strumento di lavoro e non facciamo molti sconti in fase operativa, l’ abbiamo usata completamente a mano libera sfruttando il suo particolare sensore full frame stabilizzato su 5 assi e la codifica video XAVCS a bit rate elevato per immagini Full HD a 50 Mbps.

Ma ecco la cosa che può fare la differenza per gli amanti della creatività.

La possibilità di usare ottiche di vario genere, di tutti i tipi e dedicate anche ad altri formati, grazie all’ innumerevole offerta di anelli adattatori disponibili in commercio.


Non trovate l’ adattatore che fa per voi? Nessuna timidezza per un creativo, mano al nastro americano e giro di tela per unire fotocamera e ottica!


Il nostro ROKKOR 58mm 1:1.4 ci ha soddisfatti fino in fondo, lo abbiamo usato a tutta apertura per arrivare ad uno sfocato godereccio e sorprendente.

L’ obiettivo si fa sentire nel peso e si capisce subito che non ci sono paragoni con le attuali ottiche in commercio, messa a fuoco manuale fluida e lunga, lente tagliente, ma molto piacevole con una profondità di campo talmente ridotta da lasciare quasi tutto all’ immaginazione.


Buona visione…





Between rock music and darkroom: Lina Bessonova

Written by: Davide “canesciolto” Rossi   



Ho conosciuto Lina Bessonova al BrancoType, il Festival della Fotografia Sperimentale che organizziamo come Branco Ottico, un parco giochi della fotografia con mostre, workshops, esperimenti liberi.

L’ ho invitata per esporre una sua mostra perché mi aveva colpito molto quanto lei rappresentasse a pieno il significato del termine “contrasto”.

Nella personalità, nello stile di vita e nella passione.

Passione per una fotografia fatta di fotocamere analogiche fino al grande formato, per la camera oscura e la tradizione, per le antiche conoscenze e le nuove idee.

I met Lina Bessonova at BrancoType, the Festival of Experimental Photography organized by Branco Ottico, a darkroom playground with exhibitions, workshops and free experiments.

I invited Lina to exhibit her work because it struck me how much she represented the meaning of the word “contrast” in personality, lifestyle and passion.

Passion for images made with analog cameras up to large format, for the darkroom and tradition, for the old knowledge and new ideas.


Tra le sue attrezzature ha due rari ingranditori per la stampa che arrivano al formato negativo 30x40cm, dei quali non riesce nemmeno a muovere il portanegativi.

La sua fotografia mi ha colpito per i contenuti essenziali espressi in concetti chiari e diretti, le stampe da lei realizzate sono un notevole valore aggiunto.

La prima volta che l’ ho vista si è presentata con un cagnolino dentro la borsa, Isabella.

Una giramondo con diverse lauree, tra cui un master in FINE ARTS Photography ottenuto nel 2017.

Lina Bessonova si racconta nella nostra intervista, sei minuti che trascorrono velocemente scanditi da un gran bel ritmo 🙂


Among her equipment are two rare enlargers able to project negatives up to 30x40cm, with almost immovably heavy film holders.

Lina’s photography impressed me with the essential contents expressed in clear and direct concepts; her darkroom prints are a remarkable added value.

The first time I saw her, she appeared with a little dog in a bag, named Isabella.

Lina is a globetrotter with several degrees, including a Masters in Fine Arts in Photography earned in 2017.

Lina Bessonova tells everything in our interview that lasts six minutes, quickly going by with an uplifting beat 🙂





Standard process for black & white film reversal

Experiment: Davide Rossi  Written by: Davide Rossi    With the support of the Fine Art photographic laboratory: Fine Art Labo


Diapositiva: trasparenza, vedere attraverso, attraversata dalla luce

materiali occorrenti: pellicole bianco e nero di vari formati e tipologie, chimiche, tank, funky music.

Tempo necessario per l’ esperimento: oltre 4 giorni.



Credo che in fotografia la sperimentazione alimenti il fuoco della passione.

Ci sono infinite vie per approfondire la propria conoscenza fotografica, la sorpresa che può provocare in noi stessi il risultato di un evento sperimentale, è elettrizzante!

Tra gli esperimenti in programma avevo in lista quello di approfondire i miei rudimentali tentativi di invertire in positivo ogni tipologia e formato di pellicola bianco e nero in commercio e fuori produzione o destinata ad altri usi come i film per arti grafiche.

Per intraprendere questi percorsi è necessaria una buona esperienza della camera oscura in maniera tale da potersi muovere con le giuste cautele e per evitare di buttare molti materiali senza ottenere risultati.


Slide: transparency, see through, crossed by light 

Materials needed: black and white films of various sizes and types, chemicals, tank, funky music.

Time needed for the experiment: over 4 days.


I think in photography the experiment set fire to the passion.

There are endless ways to deepen the photographic knowledge, the surprise that can result on an experimental event, is electrifying!

In my experiment program I had on the list to deepen my rudimentary attempts to reverse every type and format of black and white film in and out of production for other uses such as graphic arts films.

To undertake these pathways, it is necessary to have a good knowledge of the darkroom so that you can move with the right care and to avoid throwing many materials without getting results.



Ma perché invertire una pellicola bianco e nero per ottenerne un positivo?

Perché è la via per creare un originale diretto dalla ricchezza di dettaglio straordinaria, perché è unico e reso vivo dalla luce, perché si può retroilluminare facendone un oggetto fotografico di design.

E’ realmente una fotografia dettagliatissima, con sfumature coinvolgenti e densità profonde che rapiscono gli occhi destando meraviglia.

8×10″ Camera, old orthochromatic film 12iso, 360mm lens

Ciò che si vede non è da tutti i giorni, non è un monitor con un file!

Parliamo di altro, di qualcosa di raro, una creazione argentica magicamente trasformata per essere gustata come un pezzo unico e non ripetibile, nel quale la luce è ingabbiata al suo interno.

Questo è quello che vedo quando sgrano gli occhi di fronte ad una diapositiva creata da una fotocamera grandissimo formato 20x25cm, volti che vivono una propria luce, con una tale dettagliata ruvidità della pelle da far sorridere perché non si vede neanche ad occhio nudo.


Why reverse a black and white film to get a positive one?

Because it is the way to create a direct positve original by the extraordinary richness of detail, because it is unique and made alive by light, because you can make a backlight reveal the shape of an object.

It’s really a very detailed photograph, with fascinating nuances and deep densities, they take your eyes wondering marvelous.


8×10″ Camera, old orthochromatic film 25iso, 210mm lens

What you see is not something that happens every day, it is not a monitor with a file on it!

I’m talking about something else, something rare, photosensitive silver transformed magically to be tasted like a unique and unrepeatable piece, in which light is bundled inside it.

This is what I see when I shed my eyes in front of a slide created by a big 20x25cm camera, faces that live their own light with such a detailed skin roughness to make you smile because it does not even look alive with the your own eyes.


Ci sono due modi per arrivare al risultato descritto, uno è quello di acquistare un kit chimico per l’ inversione delle pellicole bianco e nero già pronto e presente sul mercato, l’ altro è quello di consultare il bestseller della camera oscura, l’ immancabile “Fotoricettario Ghedina”.

In entrambi i casi, comprendere i passaggi, migliorarli per arrivare ad ottenere un risultato valutabile come buono, è estremamente impegnativo e richiede molto tempo ed esperienza.

Mi ci sono voluti oltre quattro giorni di totale isolamento e di immersione mentale nelle dinamiche della materia specifica, intuizioni, tentativi arrivati quasi al limite della pazienza e diverse consultazioni con il mio amico Mario, chimico e fotografo della lontana Sicilia.

La sorpresa arriva alla fine, dove si scopre che una volta trovata la via è tutto più facile.


There are two ways to get the result described, one is to buy a chemical reversal kit for black and white films ready to be found on the web, the other is to consult the bestseller of the darkroom, the mythical “FOTORICETTARIO GHEDINA”.

In both cases, understanding the steps, improving them to get a result that can be evaluated as good, is extremely challenging and make use of a lot of time and experience.

It took me more than four days of total isolation and immersion in the dynamics of this specific matter, intuitions, exhaustive attempts at the limit of patience and various consultations with my friend Mario, chemist and photographer from far Sicily.

The surprise ends when I realize it’s the way it is, it’s all easier.


Una delle difficoltà più insormontabili, è che ogni pellicola ha un diverso comportamento durante l’ inversione, anche la sensibilità reale può cambiare notevolmente. Una volta raggiunto il giusto equilibrio, la ricetta è pronta e può essere messa in pratica per il conseguimento del risultato previsto.Durante l’ esperimento sono state utilizzate pellicole 35mm, grande formato 4×5″, grandissimo formato 8×10″, di svariati marchi diversi, Ilford HP5, Ilford FP4, Ilford PAN F Plus, vecchie AGFAPAN 100 18×24 dei primi anni ’80, KODAK TRI-X, FOMAPAN 100, pellicole ortocromatiche non più in produzione e pellicole per arti grafiche.

KODAK PLATES P300, panchromatic plates of the sixties

Nel test sono state usate anche delle rarissime KODAK PLATES P300, lastre pancromatiche degli anni sessanta, di rara bellezza.

Dopo una adeguata ricerca della giusta sensibilità, tutti i film hanno dato ottimi risultati anche se molto diversi tra loro, dal contrasto alla separazione tonale, il margine di errore è veramente minimo.

One of the most insurmountable difficulties is that each film has a different behaviour during inversion, even the actual sensitivity can change considerably. Once the right balance is reached, the recipe is ready and can be put into practice to get the expected result.During the experiment were used 35mm film, large format 4×5 “, large format 8×10”, several different brands, Ilford HP5, Ilford FP4, Ilford PAN F Plus, old AGFAPAN 100 18×24 of the early 1980s, KODAK TRI-X, FOMAPAN 100, Orthochromatic films no longer in production and graphic arts films.

KODAK PLATES P300, enlarged detail

In the test was also used the rare KODAK PLATES P300 and panchromatic plates from the ’60s, with a rare beauty.

After a proper search for the right sensitivity, all the films have had very good results among them, from contrast to tonal separation, the margin to making mistakes is really minimal.


Ho in programma un progetto che prevede positivi diretti di formato gigantesco e dovevo poter contare sulla possibilità di invertire pellicole di vario genere con discreta facilità.

La mia ricerca era volta alla semplificazione, cercare di riassumere il procedimento in pochi e semplici passaggi in modo da abbreviarne i tempi.

Il metodo che sono riuscito a mettere insieme, prevede l’ inversione di tutte le pellicole bianco e nero con tre soli e semplici passaggi in due bagni chimici.

Presto la renderò nota per tutti coloro che sono incuriositi ed attratti dalla fotografia sperimentale.

Il risultato mi soddisfa molto, la procedura mi apre le porte verso una nuova strada nel campo della sperimentazione, non poteva andare meglio!


I plan on a project that provides direct positive effects of a giant format and I had to be able to count on the possibility of inverting various kinds of films with discreet simplicity.

My research was aimed at simplifying, trying to summarize the process in a few simple steps to shorten the time.

The recipe I have been able to carry out implicate the reversal of all black and white films with three easy and simple steps in two chemical baths.

Soon I will make it known to all those who are curious and attracted to experimental photography.

The result satisfy me a lot, the procedure opens the door to a new road in the field of experimentation, could not be better!




And here I finally concluded the study on this process and I created a universal recipe that can reverse any fil and black and white photographic paper.

The product will be on the market in the coming months, it is now being prepared for sale !!! It will be available exclusively from Fotomatica ITALY: https://fotomatica.it/shop/







Test film ILFORD PAN 100 & 400, chiamala se vuoi, grana!

Articolo e test: Davide Rossi | laboratorio: Fine Art Labo

Mai usare un prodotto senza averlo prima testato a dovere.

E’ una regola che vale sempre, ancora di più nella fotografia tradizionale dove tempo, energie e pazienza, sono l’investimento più grande.

Le pellicole ILFORD PAN 100 & 400 sono disponibili in formato 35mm e sono le più economiche prodotte dalla casa.

Per saperne di più le ho acquistate per fare i test necessari a metterle alla prova. Per orientarmi faccio un giro in rete, leggo molte cose approssimate che non mi aiutano e decido di partire con i TEST. E’ necessario innanzitutto stabilire la REALE SENSIBILITA’ molto spesso diversa, anche in modo consistente, rispetto quella dichiarata dal produttore.

Le schede tecniche delle Ilford Pan 100 & 400 spiegano che questi prodotti NON sono disponibili in tutto il mondo, ma solo in alcuni Paesi, poi il produttore le presenta come pellicole dalla straordinaria resa tonale, elevata nitidezza e grana fine, caratteristiche che permettono forti ingrandimenti.

E’ molto strano, perché la prima cosa che noto di queste pellicole è proprio la grana molto evidente!

Ma procediamo per gradi e definiamo la reale sensibilità, che è la capacità di registrare le ombre, ovvero rintracciare la cosiddetta ZONA I, per chi mastica un poco il SISTEMA ZONALE (vedi articolo sul test pellicola).


Per fare questo mi servo di una gloriosa NIKON F4, uno dei ferri più robusti e pesanti mai prodotti da casa NIKON, un preciso esposimetro SEKONIC DUALMASTER spot 1 grado e dello sviluppo R09, attuale ricetta del mitico RODINAL, un rivelatore ad elevata acutanza con il quale si ottiene una elevata nitidezza, aumentando un poco la grana.

Il test pellicola richiede tempo, pazienza e tantissima attenzione poiché bastano un piccolo errore o una distrazione per invalidare la prova.

Molto interessanti i risultati delle sensibilità, rivelano che le pellicole sono abbastanza precise, si può anche sfruttare la tecnica del “tiraggio” per ovviare a situazioni di scarsa luminosità, operazione che comporta aumento di contrasto a discapito della gamma tonale.

Risultati alla mano

Dopo aver effettuato tutta la procedura per trovare la ZONA I nel test della sensibilità, che equivale alla densità minima in grado di registrare dettagli stampabili sulle ombre, si può affermare che:

ILFORD PAN 100 ha una sensibilità reale di 100 iso

125 iso (piccolo tiraggio che richiede una compensazione aumentando il tempo nella fase di sviluppo, tempo di sviluppo x 1,15)
200 iso
(densità ZONA I molto poco leggibile, tempo di sviluppo x 1,5)
250 iso
(con questo tiraggio al limite, la ZONA I va praticamente perduta ed è quindi NON stampabile, tempo di sviluppo x 1,7)

ILFORD PAN 400 ha una sensibilità reale di 400 iso 

500 iso (piccolo tiraggio che richiede una compensazione aumentando il tempo nella fase di sviluppo, tempo di sviluppo x 1,15)
640 iso (densità ZONA I molto poco leggibile, tempo di sviluppo x 1,3)
800 iso (con questo tiraggio al limite, la ZONA I è appena percettibile ed è NON stampabile, tempo di sviluppo x 1,5)

test eseguito con rivelatore R09 (rodinal)


Il test rappresenta la vera identità della pellicola, i tiraggi indicati sono gli unici possibili perché aumentando ulteriormente la sensibilità si perderebbero completamente le densità sulle ombre, quindi le ZONE più scure (I, II, III).

Va sottolineato che i dati sono relativi all’uso dello sviluppo R09 (Rodinal) e che un altro tipo di rivelatore potrebbe cambiare leggermente le caratteristiche dei film. 

Il test successivo necessario per determinare il giusto rapporto tempo/sviluppo utile a definire la ZONA VIII, relativa al massimo dettaglio stampabile nelle luci, richiede sempre molte prove perché il fotogramma va stampato ed equiparato ad un provino di riferimento.



Il corretto tempo di sviluppo con il rivelatore R09 (rodinal) è il seguente:

RODINAL diluizione   1+25     9′ 30″     a 20 °C
RODINAL diluizione   1+50   19′ 30″   a 20 °C

RODINAL diluizione   1+25    6′ 30″     a 20 °C
RODINAL diluizione   1+50  19′ 30″    a 20 °C

La diversa scelta di diluizione NON provoca mai alcuna differenza di risultato sul negativo, in quanto la maggiore diluizione è compensata dall’aumento del tempo di sviluppo. Questi dati sono fondamentali per ottenere una immagine accettabile con una densità e gamma tonale ideali per andare in stampa con una buona matrice.




Pellicole dalla sensibilità nominale precisa, offrono possibilità di tiraggio non elevato. Come tutte le pellicole, è preferibile qualche errore verso la sovraesposizione piuttosto che verso la sottoesposizione, che appiattirebbe completamente l’immagine.

dettaglio da ingrandimento 50x60cm

Adatte ad ogni genere fotografico, presentano una grana elevata, che si può ridurre con sviluppi a grana finissima come il Kodak Microdol X e ILFORD PERCEPTOL, i quali richiedono però un aumento dell’esposizione.

Discreti gamma tonale e contrasto.

In conclusione il test offre un punto di partenza onesto per sperimentare questi materiali secondo le proprie idee, sfruttandone le caratteristiche che possono interessare ad un fotografo.

Il bello della fotografia è racchiuso in minima parte nella forma finale, per la maggior parte nel viaggio sperimentale.


scarica la scheda tecnica del produttore




Articolo e test: Davide Rossi | laboratorio: Fine Art Labo

Il mondo della fotografia analogica è ancora tutto da scoprire, di questo ne sono convinto.

Tra i misteri fotosensibili c’è anche la FOMA 320 retropan soft, prodotto di recente distribuzione da parte di Foma, storico produttore di materiali fotochimici situato in Repubblica Ceca.

La pellicola in questione viene presentata come una 320 iso tirabile a varie sensibilità maggiori fino a 1250 iso.

Significa che questo prodotto “dovrebbe” registrare dettagli nelle ombre in ZONA I a 320iso (vedi articolo sul test pellicola) e, in modo minore, nelle sensibilità superiori fino a 1250iso.

Il test pellicola presso lo store di FOTOMATICA
Il test pellicola presso lo store di FOTOMATICA

Con molta curiosità mi sono precipitato da Fotomatica per l’acquisto, qualche 35mm per fare i test e delle piane da 4×5″ e 8×10″ per soddisfare la fame delle mie fotocamere grande formato.

Le pellicole hanno un ottimo rapporto qualità prezzo, un poco come tutti i prodotti fotografici di Foma, in genere per ottenere il massimo risultato è necessario testare i materiali in modo approfondito.

Ma ecco come stanno le cose in realtà

Dopo aver effettuato tutta la procedura per trovare la ZONA I nel test della sensibilità, che equivale alla densità minima in grado di registrare dettagli stampabili sulle ombre, si può affermare che:

FOMA 320 RETROPAN SOFT ha una sensibilità reale da 100 a 160 iso

test eseguito con rivelatore R09 (rodinal)

Non è possibile eseguire tiraggi, in quanto questo andrebbe a scapito delle densità sulle ombre perdendo completamente le ZONE più scure (I, II, III, IV).

Il test successivo necessario per determinare le luci, quindi la ZONA VIII relativa al massimo dettaglio stampabile nelle luci, ha richiesto molte prove, in quanto la pellicola è lenta nello sviluppo delle densità maggiori, che rappresenteranno le parti più chiare nella stampa.

Ne consegue che sono necessari tempi lunghi ed una quantità notevole di sviluppo per ottenere delle luci in grado di formare una gamma di contrasti accettabile.

Il corretto tempo di sviluppo con il rivelatore R09 (rodinal) è il seguente:

16′ 30″ diluizione 1 + 25 a 20 °C

Questi dati sono fondamentali per ottenere una immagine accettabile con una densità e gamma tonale ideali per andare in stampa con una buona matrice.


La cosa più curiosa di questa pellicola è però un’altra

Appena stampata un’ immagine in formato 24x30cm per avere il confronto con il negativo 10x12cm appena testato, ho notato una sensibilità spettrale dell’emulsione molto accentuata verso il colore rosso.
Lo si nota chiaramente sull’incarnato del viso ritratto, pelle e labbra molto chiare e anche sui colori della Kodak Color Separation Guides.



Per sfruttare correttamente la pellicola FOMA 320 soft è necessario esporla per la reale sensibilità che sta tra iso 100 e 160, altrimenti esponendola a sensibilità maggiori come suggerito, si otterrebbe un negativo piatto mancante di dettagli sulle ombre.
Il test è relativo al rivelatore con ricetta RODINAL (R09), effettuando un test con un altro rivelatore si potrebbero ottenere risultati leggermente diversi, ma non tali da raggiungere le sensibilità indicate dal produttore.
La particolare sensibilità spettrale verso il rosso, nella lunghezza d’onda della luce visibile, la rende molto poco piacevole nella fotografia di ritratto, interessante nel paesaggio per la resa del cielo e dell’acqua.
In pratica è come fotografare con un filtro rosso sempre innestato con una normale pellicola pancromatica.


Queste tre immagini sono state scattate nel formato 4×5″, nonostante ciò si possono notare una forte presenza della grana e una risolvenza mediocre, caratteristiche che, unite alla particolare sensibilità spettrale, mi ricordano parecchio le pellicole X-RAY.

Sicuramente è un prodotto che può trovare molte applicazioni interessanti, come ogni altro materiale fotosensibile, va testato e sperimentato in modo da trovare il contenuto estetico che può dare più soddisfazione.